Migranti in piazza per chiedere i diritti
di Martino Ferrari
Consegnata in Prefettura una lettera: «Servono canali di accesso regolari e una soluzione sui permessi di soggiorno»
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REGGIO EMILIA . A ritmo di reggae lungo la via Emilia, per chiedere più diritti. Non è passata inosservata la manifestazione “Reggio Emilia non ha paura - No one is illegal”, promossa da diverse associazioni e coop sociali, che ieri mattina ha visto sfilare una folla di persone, tra migranti e cittadini, per le vie del centro. Il corteo, partito alle 10 da piazzale Marconi, ha attraversato la via Emilia fino ad arrivare davanti alla Prefettura, dove alcuni esponenti delle associazioni organizzatrici sono entrati per consegnare una lettera al vicario del prefetto, con l’intenzione di fare arrivare il documento direttamente a Roma. La manifestazione si è poi conclusa in piazza Prampolini come da programma, tra la curiosità di alcuni e il disappunto di altri. Contrari all’iniziativa le forze di centrodestra, che non hanno mancato di far percepire la loro disapprovazione. Una manifestazione caratterizzata da una stima di circa trecento persone, con una partecipazione decisamente inferiore rispetto alla folla scesa in strada due settimane fa per la fiaccolata organizzata dai comitati.
In piazza, ieri mattina, non sono tuttavia mancate realtà in prima linea sul fronte dell’accoglienza. Come Matteo Iori, presidente della associazione onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, che ha affermato: «Giusta e doverosa la mia presenza per due ragioni su tutte. La prima è quella di dimostrare alla nazione intera che Reggio non è la città vista due settimane fa in occasione della “torciata”. Reggio è e sempre rimarrà una città solidale, accogliente e vicina ai problemi e ai diritti dei richiedenti asilo. La seconda motivazione consiste nel fatto che attraverso la manifestazione odierna si possa ulteriormente ribadire che l’attuale Bossi-Fini è una legge profondamente sbagliata, capace solo di produrre criminalità e odio». Iori ha inoltre affermato la propria preoccupazione riguardo ai decreti Minniti, i quali rischiano di seguire la falsariga della tanto criticata legge sul reato di clandestinità. Proprio per la protesta contro i decreti, il Pd ha disertato la manifestazione.
Ma per Federica Zambelli, presidente di Città Migrante, organizzatrice dell’evento, «occorre lavorare su leggi che semplifichino lo spostamento dei migranti, non bisogna alzare muri come sta facendo l’Europa; offrire un sistema più semplice di circolazione, equivale ad offrire a questa gente, una possibilità di attenta valutazione delle proprie prospettive sociali che al momento attuale è completamente assente». Concetti contenuti anche fra i passaggi del documento che accompagnava la manifestazione: «Noi siamo contro il razzismo fomentato dalla retorica della paura e contro l’attacco mediatico verso le associazioni che salvano vite. Non c’è cosa che mi terrorizzi di più di una politica mirata a creare una cultura chiusa e razzista, che aspiri a sbriciolare i grandi traguardi della società contemporanea in materia di accoglienza», conclude Zambelli.
Tra una folla che marciava a ritmo di musica, si poteva distinguere la voce dei richiedenti asilo, innalzare in testa al corteo il grido «basta negativo». Era questo lo slogan ripetuto dai manifestanti, in riferimento al processo per l’acquisizione del permesso di soggiorno, secondo quanto richiesto anche nel documento consegnato in Prefettura. Stando alle regole sancite dalla convenzione di Dublino, è previsto che il primo Paese “sicuro” in cui il migrante arriva si debba incaricare di decretare il rilascio. «A Reggio i richiedenti asilo frequentano corsi di italiano – si legge nel documento – alcuni di loro svolgono attività di tirocinio, corsi di formazione e nel nostro territorio hanno costruito reti sociali. Dato che l’esito negativo dell’iter di richiesta asilo, certo per la maggioranza dei migranti, non ha solo una ricaduta negativa sulla prospettiva di vita di queste persone ma vanifica anche l’impegno e le risorse messe in campo dalle istituzioni, si ritiene che in attesa di una legislazione che permetta canali di accesso regolari in Italia e Europa sia necessario trovare soluzioni alternative quali il permesso di soggiorno per motivi umanitari».
In piazza, ieri mattina, non sono tuttavia mancate realtà in prima linea sul fronte dell’accoglienza. Come Matteo Iori, presidente della associazione onlus Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, che ha affermato: «Giusta e doverosa la mia presenza per due ragioni su tutte. La prima è quella di dimostrare alla nazione intera che Reggio non è la città vista due settimane fa in occasione della “torciata”. Reggio è e sempre rimarrà una città solidale, accogliente e vicina ai problemi e ai diritti dei richiedenti asilo. La seconda motivazione consiste nel fatto che attraverso la manifestazione odierna si possa ulteriormente ribadire che l’attuale Bossi-Fini è una legge profondamente sbagliata, capace solo di produrre criminalità e odio». Iori ha inoltre affermato la propria preoccupazione riguardo ai decreti Minniti, i quali rischiano di seguire la falsariga della tanto criticata legge sul reato di clandestinità. Proprio per la protesta contro i decreti, il Pd ha disertato la manifestazione.
Ma per Federica Zambelli, presidente di Città Migrante, organizzatrice dell’evento, «occorre lavorare su leggi che semplifichino lo spostamento dei migranti, non bisogna alzare muri come sta facendo l’Europa; offrire un sistema più semplice di circolazione, equivale ad offrire a questa gente, una possibilità di attenta valutazione delle proprie prospettive sociali che al momento attuale è completamente assente». Concetti contenuti anche fra i passaggi del documento che accompagnava la manifestazione: «Noi siamo contro il razzismo fomentato dalla retorica della paura e contro l’attacco mediatico verso le associazioni che salvano vite. Non c’è cosa che mi terrorizzi di più di una politica mirata a creare una cultura chiusa e razzista, che aspiri a sbriciolare i grandi traguardi della società contemporanea in materia di accoglienza», conclude Zambelli.
Tra una folla che marciava a ritmo di musica, si poteva distinguere la voce dei richiedenti asilo, innalzare in testa al corteo il grido «basta negativo». Era questo lo slogan ripetuto dai manifestanti, in riferimento al processo per l’acquisizione del permesso di soggiorno, secondo quanto richiesto anche nel documento consegnato in Prefettura. Stando alle regole sancite dalla convenzione di Dublino, è previsto che il primo Paese “sicuro” in cui il migrante arriva si debba incaricare di decretare il rilascio. «A Reggio i richiedenti asilo frequentano corsi di italiano – si legge nel documento – alcuni di loro svolgono attività di tirocinio, corsi di formazione e nel nostro territorio hanno costruito reti sociali. Dato che l’esito negativo dell’iter di richiesta asilo, certo per la maggioranza dei migranti, non ha solo una ricaduta negativa sulla prospettiva di vita di queste persone ma vanifica anche l’impegno e le risorse messe in campo dalle istituzioni, si ritiene che in attesa di una legislazione che permetta canali di accesso regolari in Italia e Europa sia necessario trovare soluzioni alternative quali il permesso di soggiorno per motivi umanitari».
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