«Nessun vero aiuto di Gibertini alla cosca»
La difesa contesta il ruolo di “concorrente esterno” del volto tv: «Va premiata la sua collaborazione»
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BOLOGNA. È stata piuttosto articolata l’arringa dell’avvocato Liborio Cataliotti che difende – nel processo d’appello di Aemilia – il volto tv reggiano Marco Gibertini.
Il difensore per scardinare le accuse ha parlato per circa un’ora e mezza. E non poteva essere diversamente, in quanto per il giornalista 51enne la procura generale ha chiesto la conferma della condanna di primo grado, cioè 9 anni e 4 mesi di carcere. A Gibertini viene contestato il ruolo di concorrente esterno all’associazione mafiosa, a cui l’avvocato Cataliotti ha replicato chiedendo l’assoluzione: «Questo reato presuppone che si possa dire, a posteriori che la persona abbia dato un contributo effettivo al radicamento e alla sopravvivenza dell’associazione mafiosa in difficoltà. È perciò risibile – contrattacca il difensore – che il mio assistito abbia dato un apporto importante ad una associazione che esiste da decenni. Inoltre le interviste in tv (Telereggio) e sul giornale (Carlino) ai due Sarcone si sono rivelate dei formidabili boomerang, piuttosto che degli aiuti alla cosca in difficoltà». Sempre l’avvocato Cataliotti ha poi avanzato alla Corte la richiesta di uno sconto di pena di un terzo per la collaborazione resa da Gibertini: «Quest’aspetto non è stato sinora valorizzato – puntualizza – perché la collaborazione non era avvenuta in aula davanti al gup, ma al Riesame che l’aveva subito riconosciuta concedendo gli arresti domiciliari nell’aprile 2015. In quel contesto Gibertini denunciò ben 5 episodi estranei a questo processo». Sul punto Cataliotti depositerà una memoria difensiva. Per l’accusa Gibertini è coinvolto – in concorso – in una serie di estorsioni: per tutte la difesa ha chiesto l’assoluzione, ad eccezione di quella legata ad un affare milionario non andato buon fine (un milione e trecentomila euro in contanti al centro di questa vicenda) e che per Cataliotti va derubricato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il difensore per scardinare le accuse ha parlato per circa un’ora e mezza. E non poteva essere diversamente, in quanto per il giornalista 51enne la procura generale ha chiesto la conferma della condanna di primo grado, cioè 9 anni e 4 mesi di carcere. A Gibertini viene contestato il ruolo di concorrente esterno all’associazione mafiosa, a cui l’avvocato Cataliotti ha replicato chiedendo l’assoluzione: «Questo reato presuppone che si possa dire, a posteriori che la persona abbia dato un contributo effettivo al radicamento e alla sopravvivenza dell’associazione mafiosa in difficoltà. È perciò risibile – contrattacca il difensore – che il mio assistito abbia dato un apporto importante ad una associazione che esiste da decenni. Inoltre le interviste in tv (Telereggio) e sul giornale (Carlino) ai due Sarcone si sono rivelate dei formidabili boomerang, piuttosto che degli aiuti alla cosca in difficoltà». Sempre l’avvocato Cataliotti ha poi avanzato alla Corte la richiesta di uno sconto di pena di un terzo per la collaborazione resa da Gibertini: «Quest’aspetto non è stato sinora valorizzato – puntualizza – perché la collaborazione non era avvenuta in aula davanti al gup, ma al Riesame che l’aveva subito riconosciuta concedendo gli arresti domiciliari nell’aprile 2015. In quel contesto Gibertini denunciò ben 5 episodi estranei a questo processo». Sul punto Cataliotti depositerà una memoria difensiva. Per l’accusa Gibertini è coinvolto – in concorso – in una serie di estorsioni: per tutte la difesa ha chiesto l’assoluzione, ad eccezione di quella legata ad un affare milionario non andato buon fine (un milione e trecentomila euro in contanti al centro di questa vicenda) e che per Cataliotti va derubricato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.(t.s.)
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