Rifiuti sospetti, maxi-sequestro sull’Enza
di Ambra Prati
Montecchio, apposti i sigilli a 11 mila metri quadrati e mezzi della Autotrasporti Catrambrone. Il titolare: «Non c’entro»
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MONTECCHIO. Un maxisequestro preventivo, che si aggiunge alle denunce a piede libero (scattate mesi fa) nei confronti di Luigi Catrambrone, 50enne calabrese, per strutture abusive e stoccaggio di rifiuti tossici. Il blitz è stato eseguito venerdì in riva all’Enza, nella sede dell’Autostrasporti Catrambrone a Montecchio, dove un’operazione interforze – formato da una decina di agenti tra polizia municipale Val d’Enza, carabinieri forestali, polizia provinciale e Arpae – ha apposto i sigilli ad una vasta area di 11mila metri quadrati di proprietà dell’autotrasportatore, crotonese ma residente a Bibbiano.
In esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Giovanni Ghini su richiesta del magistrato titolare dell’inchiesta, Piera Cristina Giannusa, le forze dell’ordine hanno apposto i sigilli al vasto terreno (al quale si accede dalla stradina sulla sinistra prima del ponte verso Montechiarugolo, dietro il campo di pannelli fotovoltaici, tra l’altro zona sottoposta a tutela ambientale) e a tutto quanto si trova al suo interno: un capannone adibito a deposito di materiali, macchinari e autocarri per la movimentazione terra e anche una cinquantina di animali tra cavalli, pecore e galline.
L’inchiesta della Municipale Val d’Enza è nata circa un anno fa da alcune preziose segnalazioni dei residenti, che riferivano di rifiuti (comprese lastre di eternit) sotterrati, costruzioni presumibilmente abusive, spostamento di inerti e anche della presenza di alcuni albanesi che dormivano e cucinavano in container: un aspetto, questo, che al momento non è contestato, visto che in uno dei numerosi sopralluoghi della Municipale prima dell’estate il titolare dell’azienda ha provveduto a trovare una idonea collocazione agli operai. L’indagine della Municipale, supportata dagli uffici amministrativi del Comune di Montecchio, ha richiesto numerosi accertamenti: analisi su frammenti dei rifiuti, a quanto risulta anche nocivi, e verifiche sui permessi dal punto di vista urbanistico, dove sarebbero emerse altre irregolarità. Con il decreto emesso, il tribunale di Reggio ha concordato con le risultanze dell’indagine della Municipale.
«Finalmente ci siamo arrivati in fondo – è il commento della comandante della Municipale Val d’Enza, Cristina Caggiati –. Sono molto soddisfatta per questa operazione lunga e complicata, che ha visto la fattiva collaborazione di diversi servizi, senza i quali non si sarebbe giunti al risultato».
Luigi Catrambrone, che non può più disporre del suo terreno – sebbene la magistratura gli abbia concesso l’autorizzazione ad entrare a dar da mangiare agli animali, nell’impossibilità di trasferirli – è rappresentato dall’avvocato Davide Martinelli. «Non ho ancora visionato gli atti, ma il mio cliente nega ogni addebito – dichiara il legale –. Tutto è partito da una contestazione di violazione amministrativa legata allo sbancamento di terra, sollevata dal Comune di Montecchio mesi fa e ancora in fase di accertamento. Sui rifiuti, l’autotrasportatore spiega che non si tratta di una discarica abusiva, bensì di un deposito di inerti accumulato negli anni e già presente al momento dell’acquisto della proprietà, una decina di anni fa. Faremo ricorso al Tribunale del Riesame».
Ambra Prati
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
In esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Giovanni Ghini su richiesta del magistrato titolare dell’inchiesta, Piera Cristina Giannusa, le forze dell’ordine hanno apposto i sigilli al vasto terreno (al quale si accede dalla stradina sulla sinistra prima del ponte verso Montechiarugolo, dietro il campo di pannelli fotovoltaici, tra l’altro zona sottoposta a tutela ambientale) e a tutto quanto si trova al suo interno: un capannone adibito a deposito di materiali, macchinari e autocarri per la movimentazione terra e anche una cinquantina di animali tra cavalli, pecore e galline.
L’inchiesta della Municipale Val d’Enza è nata circa un anno fa da alcune preziose segnalazioni dei residenti, che riferivano di rifiuti (comprese lastre di eternit) sotterrati, costruzioni presumibilmente abusive, spostamento di inerti e anche della presenza di alcuni albanesi che dormivano e cucinavano in container: un aspetto, questo, che al momento non è contestato, visto che in uno dei numerosi sopralluoghi della Municipale prima dell’estate il titolare dell’azienda ha provveduto a trovare una idonea collocazione agli operai. L’indagine della Municipale, supportata dagli uffici amministrativi del Comune di Montecchio, ha richiesto numerosi accertamenti: analisi su frammenti dei rifiuti, a quanto risulta anche nocivi, e verifiche sui permessi dal punto di vista urbanistico, dove sarebbero emerse altre irregolarità. Con il decreto emesso, il tribunale di Reggio ha concordato con le risultanze dell’indagine della Municipale.
«Finalmente ci siamo arrivati in fondo – è il commento della comandante della Municipale Val d’Enza, Cristina Caggiati –. Sono molto soddisfatta per questa operazione lunga e complicata, che ha visto la fattiva collaborazione di diversi servizi, senza i quali non si sarebbe giunti al risultato».
Luigi Catrambrone, che non può più disporre del suo terreno – sebbene la magistratura gli abbia concesso l’autorizzazione ad entrare a dar da mangiare agli animali, nell’impossibilità di trasferirli – è rappresentato dall’avvocato Davide Martinelli. «Non ho ancora visionato gli atti, ma il mio cliente nega ogni addebito – dichiara il legale –. Tutto è partito da una contestazione di violazione amministrativa legata allo sbancamento di terra, sollevata dal Comune di Montecchio mesi fa e ancora in fase di accertamento. Sui rifiuti, l’autotrasportatore spiega che non si tratta di una discarica abusiva, bensì di un deposito di inerti accumulato negli anni e già presente al momento dell’acquisto della proprietà, una decina di anni fa. Faremo ricorso al Tribunale del Riesame».
Ambra Prati
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