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Vasco: "E' stata la tempesta perfetta", Ligabue: "Complimenti a te e Modena"

di ANDREA MARINI
Vasco: "E' stata la tempesta perfetta", Ligabue: "Complimenti a te e Modena"

Il popolo del Kom rende omaggio ai primi 40 anni di carriera del rocker Una festa di emozioni per il mega evento, record mondiale di spettatori

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MODENA. «È stata la tempesta perfetta». CosìVasco Rossi definisce, il giorno dopo, la lunga e magica serata al Modena Park per i suoi 40 anni di carriera. «È una grandissima soddisfazione. Ma soprattutto devo sempre grazie a questa mia 'combriccolà pacifica che ha invaso Modena, capitale del rock per un giorno. Abbiamo portato un pò di gioia», ha aggiunto ancora la rockstar la cui soddisfazione è anche per i milioni di visualizzazioni delle foto su Facebook della marea umana che ha invaso il parco Ferrari.

«Benvenuti a questa festa epocale che non avrà mai fine, benvenuti nella leggenda, benvenuti nel record mondiale». Così un Vasco Rossi raggiante e orgoglioso ha salutato la platea sterminata radunatasi nella radura del parco Ferrari di Modena.

Da ieri Modena park, per il mondo del rock nazionale e internazionale. Un panorama mozzafiato quello che si vedeva dalla sommità del concerto più atteso dell’anno, che ha visto una città come Modena, di 184 mila abitanti, raddoppiare in poche ore grazie all’arrivo del popolo di Vasco: 220 mila gli spettatori, migliaia dei quali partiti da Reggio, che hanno attraversato l’Italia per poter partecipare al mega evento.

Un pubblico fatto di gente sorridente, felice di esserci e di essere protagonista di una giornata in cui, come recitavano alcune delle t shirt sfoggiate, “si fa la storia” E in un certo senso la storia si è fatta, perché un evento di queste dimensioni nel cuore di una città non si è mai visto.

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Ne sanno qualcosa gli uomini delle forze dell’ordine, i volontari della protezione civile, in tutto migliaia di persone impegnate per far sì che tutto si svolgesse a dovere. Un concerto costruito ad arte per raccontare la storia, il cammino artistico – ma anche umano – del Komandante. Trasposto in una ideale giornata che sorge appunto con quel sole rosso fuoco di apertura concerto, quando ancora il buio non è calato sui 220 mila, e che termina all’alba (chiara) del giorno dopo. In mezzo i quarant’anni di carriera del mitico Vasco: in un viaggio tra passato, presente e futuro.

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Già perché se Vasco ha convocato questo concerto, per celebrare i suoi primi quarant’anni, si avverte che è già proiettato nel futuro. Lo sono ad esempio i mezzi con il quale ha costruito lo spettacolo. Un palco con cinque schermi in continuo movimento che di fatto trasformano il concerto, in tempo reale, in un film, con la regia di Pepsy Romanoff. E allora il viaggio comincia nei favolosi anni Ottanta, quando Modena per Vasco era il suo luna park, tutto girava attorno alle discoteche, il suo mondo.

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Dopo Colpa d’Alfredo con quell’ Abito fuori Modena, Modena Park urlato dai 220mila dell’arena rock, arrivano la satira di Alibi con ironia sulla burocrazia, o la critica a chi si basa solo sulle apparenze come Blasco Rossi. Un brano che fa salire il livello di entusiasmo; si ride quando Rossi chiama in causa Giovanardi («Giovanardi!!!! Vieni giù in fondo al mareeee che ti do l’animaleeee!!! Giovanardi!!!), che dipinge come uno spauracchio la sua combriccola, e poi una delle canzoni meglio allestite dello spettacolo Bollicine con Vasco che accoglie sul palco alcuni spettatori per ballare. E si prosegue con altri importanti bagagli di questo artista, idealmente aperti sul palco.

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Ne escono prima Ogni Volta, tra le più amate e vissute in prima persona dal pubblico, per poi arrivare al primo picco emotivo: Gaetano Curreri sale sul palco, si siede al piano, e con un salto indietro nel tempo, ricostruisce quanto avveniva tra Zocca e Bologna quarant’anni fa. Lui alle tastiere e Vasco cantava. Ne escono Jenny, Silvia e La nostra relazione, cantati, sussurrati dal pubblico fino ad Anima fragile magistralmente interpretate e conclusa con il ritorno in pista della band che fa risalire la temperatura sfociando in Splendida giornata, fresca come e più di allora. E poi via tra il medley a tutto rock che fa ballare i 220mila fans tra Delusa, Mi piaci perché, Sono ancora in coma e Rock and roll show.

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Ed è già tempo di passare agli anni Novanta, con una delle parti più intense dello show, sempre perfettamente “dipinto” da palco e luci con quadri e scenografie a tema. Da Vivere una favola a Non mi va.
Da Cosa vuoi da me a Siamo Soli lo show entra nel vivo e tocca le corde delle emozioni. Tripudio per Come nelle favole, qualche lacrima con Vivere mentre sullo schermo si susseguono i volti dei fans che hanno inviato i loro clippini in cui raccontano la loro vita.

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E dopo Sono innocente arriva il momento-divertimento affidato a Rewind, e qui l’energia contagia la platea fino a quel Fammi godere che vede volare in aria verso il palco centinaia di reggiseni, grazie al flash mob organizzato dal fan club “Il Blasco”, e sullo schermo più di qualche seno veleggia al vento.

La lunga maratona verso il gran finale riparte da Liberi Liberi, raramente eseguita dal vivo, e dal medley acustico che lancia un brano E il tempo crea eroi, con un testo che sembra scritto cinque minuti fa. Senza parole apre il rush finale: un crescendo, tra Gli spari sopra, Stupendo – gridata dai 220mila – C’è chi dice no, Un mondo migliore, l’osannata Sally, l’inno Siamo solo noi, Vita spericolata e ovviamente Albachiara. Il pubblico esce, stanco, ma felice. Felice per esserci stato, non solo per il concerto ma perché questo concerto ha rappresentato, per tutti, la possibilità di dire idealmente grazie a un artista che ha regalato emozioni ed energia e, spesso, la forza di andare avanti di fronte alle difficoltà della vita. La forza della musica.

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