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Delitto Montruccoli «Domiciliari a Tufa? Si vigili sui contatti» 

di Ambra Prati
Delitto Montruccoli «Domiciliari a Tufa? Si vigili sui contatti» 

Quattro Castella: i genitori di Marco, assassinato nel 2015 «Uno scandalo. Crediamo nella giustizia e combatteremo»

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QUATTRO CASTELLA. «Sui domiciliari a Tufa abbiamo già detto che a nostro avviso è uno scandalo. Speriamo solo che i controlli sul fatto che non possa comunicare con nessuno, tranne i famigliari, siano davvero stringenti». Così Mara Guidetti e Mario Montruccoli, genitori di Marco – il 34enne padre di tre figli ucciso il 2 febbraio 2015 – commentano l’ennesimo colpo di scena della combattuta battaglia legale.

Marco andò nell’abitazione a Forche di Puianello del fratello Matteo, che temeva l’incontro – nel sottofondo un traffico di droga – con i due albanesi. Daniel Tufa, 28 anni, e Fatmir Hykaj, 29. Nel corso di una violenta colluttazione ammazzarono Marco e accoltellarono Matteo, sopravvissuto per miracolo. Per l’assassinio di Marco Hykaj è stato condannato in primo grado a vent’anni, mentre Tufa, per il tentato omicidio di Matteo, è stato condannato a sei anni di reclusione. Il 31 maggio scorso il collegio giudicante del tribunale di Reggio ha concesso a Tufa gli arresti domiciliari; il pm Maria Rita Pantani ha fatto ricorso e il Riesame di Bologna ha annullato la decisione per «incompetenza funzionale», chiamando al pronunciamento la Corte d’Assise. E venerdì scorso l’organo considerato competente ha accolto la richiesta difensiva, confermando i domiciliari a Tufa nell’abitazione della sorella.

L’Assise ha ritenuto che «le esigenze cautelari possano essere salvaguardate anche con la misura meno afflittiva», sottolineando però che Tufa deve sottostare alla «prescrizione accessoria del divieto di comunicare, con qualsiasi mezzo, con persone diverse dai famigliari». Niente cellulare, né internet, né messaggini, altrimenti tornerà dietro le sbarre.

«Non sappiamo quali persone abbiano accesso alla casa della sorella. Ci auguriamo solo che le verifiche siano efficienti», afferma papà Mario. I genitori, presenza fissa ad ogni udienza, avevano già espresso sdegno e rabbia per la concessione dei domiciliari. La mamma aveva ricevuto la notizia in farmacia, di ritorno dalla seduta con lo psicologo che li segue da due anni, ed era quasi svenuta.

Ieri, tra l’altro, era una data particolare: 29 mesi esatti dalla morte di Marco, contati giorno dopo giorno da mamma Mara.

«Oggi amore mio sono 29 mesi da quando sei volato via! Eppure non mi sembra. Quanto è vero che il tempo terreno non corrisponde al tempo reale... Mi manchi ogni giorno di più, so però che c’è quel sottilissimo ma robusto filo che ci unisce».

Una triste ricorrenza che i genitori hanno commemorato nel Santuario di Montericco con una messa.

Al telefono, Mara sottolinea: «Vorrei solo dire che noi famigliari ringraziamo con tutto il cuore la dottoressa Pantani perché sta facendo un gran lavoro, così come gli avvocati Guazzi e Tarquini. Continuo a confidare nella giustizia».

«Purtroppo per il momento la giustizia non ci ha ancora accontentato – interviene Mario –. Speriamo che arrivi qualcosa di più concreto in Appello, che sarà fissato in agosto dopo il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado, che attendiamo di leggere. Sarà una battaglia. Siamo pronti a combattere ancora».

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