IL CANTANTE CHE SURCLASSA LA POLITICA
di EVARISTO SPARVIERI
È così: il tempo intanto crea eroi. E sembra crearli tutti qui, in questo fazzoletto di terra chiamata Emilia, che canta, suona e balla dagli Appennini alla Bassa, fino ad arrivare alla riviera...
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È così: il tempo intanto crea eroi. E sembra crearli tutti qui, in questo fazzoletto di terra chiamata Emilia, che canta, suona e balla dagli Appennini alla Bassa, fino ad arrivare alla riviera romagnola, abbattendo barriere e confini, geografici e amministrativi. Panem et circenses, direbbero i detrattori.
Musica per le orecchie della politica, che dai concerti del Liga al Campovolo fino al Modena Park dell’altra sera ha avuto il coraggio di affrontare sfide risultate a posteriori vincenti, assumendosi ad occhi chiusi gli inevitabili rischi che ogni mega evento comporta. Soprattutto in termini di sicurezza e ancor di più in questa fase storica (piazza San Carlo docet).
Quello di Vasco, in verità, è stato battezzato dallo stesso Kom come un concerto «contro la paura». E, alla fine della sua esibizione, il Blasco ha salutato la sua combriccola con il consueto augurio: «Ce la farete tutti!».
Probabilmente non sarà così. Ma fa piacere sentirselo dire. Un segnale di fiducia e speranza verso il futuro rivolto al suo popolo, e non solo: concetti che la politica, al contrario, sembra aver abbandonato a se stessi, ma sui quali ora sembra essere tornata alla carica almeno per un giorno, unendosi pubblicamente al coro di felicitazioni per la riuscita di un evento che – di fatto – è il concerto di un cantante.
Potere della musica, che va al di là delle parole. E genera catarsi, fino a trasformare in eroe il suo stesso cantore, quella rockstar nata a Zocca 65 anni fa che non pretende di insegnare nulla a nessuno, ma nelle cui parole tanti (tutti?) si riconoscono. Il resto è solo conseguenza, compreso il successo (anche economico). Al parco Ferrari (e al Campovolo), un tempo le folle oceaniche acclamavano Enrico Berlinguer. Oggi Vasco. Questione di linguaggio, emozioni, credibilità. Nessun alibi, per citare un altro successo del Kom, che da tempo avverte: «Se siete ipocriti abili non siete mai colpevoli, se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci, sorridete, gli spari sopra sono per noi».
Musica per le orecchie della politica, che dai concerti del Liga al Campovolo fino al Modena Park dell’altra sera ha avuto il coraggio di affrontare sfide risultate a posteriori vincenti, assumendosi ad occhi chiusi gli inevitabili rischi che ogni mega evento comporta. Soprattutto in termini di sicurezza e ancor di più in questa fase storica (piazza San Carlo docet).
Quello di Vasco, in verità, è stato battezzato dallo stesso Kom come un concerto «contro la paura». E, alla fine della sua esibizione, il Blasco ha salutato la sua combriccola con il consueto augurio: «Ce la farete tutti!».
Probabilmente non sarà così. Ma fa piacere sentirselo dire. Un segnale di fiducia e speranza verso il futuro rivolto al suo popolo, e non solo: concetti che la politica, al contrario, sembra aver abbandonato a se stessi, ma sui quali ora sembra essere tornata alla carica almeno per un giorno, unendosi pubblicamente al coro di felicitazioni per la riuscita di un evento che – di fatto – è il concerto di un cantante.
Potere della musica, che va al di là delle parole. E genera catarsi, fino a trasformare in eroe il suo stesso cantore, quella rockstar nata a Zocca 65 anni fa che non pretende di insegnare nulla a nessuno, ma nelle cui parole tanti (tutti?) si riconoscono. Il resto è solo conseguenza, compreso il successo (anche economico). Al parco Ferrari (e al Campovolo), un tempo le folle oceaniche acclamavano Enrico Berlinguer. Oggi Vasco. Questione di linguaggio, emozioni, credibilità. Nessun alibi, per citare un altro successo del Kom, che da tempo avverte: «Se siete ipocriti abili non siete mai colpevoli, se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci, sorridete, gli spari sopra sono per noi».
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