Insulti su Facebook all’ex presidente della Reggiana: tifosi a processo
Alessandro Barilli, ex numero uno della società, ha querelato cinque supporter. Nel maggio 2014 il dirigente era stato preso di mira sui social network
REGGIO EMILIA. «Se qualcuno ti taglia le gomme del Q5 o anche peggio sappi che te la sei cercata...vattene». Questo messaggio, scritto su Facebook nel maggio 2014 da un tifoso della Reggiana, è solo uno dei tanti indirizzati in quel periodo all’ex presidente granata Alessandro Barilli. Per frasi come queste, le altre non sono riferibili, cinque supporter granata sono finiti a processo con l’accusa di diffamazione.
Il commercialista Barilli, assistito dall’avvocato Mirco Bonini, ha presentato querela e si è costituito parte civile in tribunale.
Il processo si sta svolgendo davanti al giudice Stefano Catellani, che ieri ha rinviato il procedimento a fine settembre, quando saranno ascoltati i testimoni, tra cui lo stesso ex presidente della Reggiana.
Quattro tifosi sono assistiti dall’avvocato Annalisa Bassi, un quinto dall’avvocato Helmut Bartolini.
Nel maggio 2014 la Reggiana aveva da poco concluso un campionato piuttosto inglorioso, piazzandosi al dodicesimo posto (a febbraio mister Pier Francesco Battistini era stato esonerato e al suo posto era subentrato Marcello Montanari). Nella stessa stagione allo stadio la squadra granata era stata contestata in più di un’occasione ed erano sorti alcuni gruppi Facebook dall’eloquente titolo “Barilli vattene”.
L’anno dopo invece le cose andarono decisamente meglio, con i granata terzi al termine della stagione regolare e poi eliminati nella semifinale playoff dal Bassano.
Nel clima incandescente delle contestazioni della stagione 2013-2014 apparvero i commenti su Facebook contro il presidente Barilli.
Gli avvocati Bassi e Bartolini non hanno chiesto per i loro assistiti alcun rito alternativo, evidentemente nella convinzione di poter dimostrare l’innocenza dei loro assistiti, che devono rispondere di diffamazione «col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità», un reato che prevede una pena da sei mesi a tre anni o una multa non inferiore a cinquecentosedici euro.
«Non ritengo che il mio cliente sia responsabile di diffamazione – dice l’avvocato Bartolini –. Quello tra l’altro era un periodo di grande conflittualità tra i tifosi e la società».
Secondo l’avvocato Bassi invece «le frasi non sono state proferite nei confronti della persona ma del ruolo che ricopriva allora».
L’ex presidente Barilli non è evidentemente dello stesso avviso, dato che si è costituito parte civile e si prepara a chiedere un risarcimento nei confronti delle persone che lo hanno insultato su Facebook.
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