Reggio Emilia, ex consiglieri comunali indagati per le firme false
di Tiziano Soresina ed Enrico Lorenzo Tidona
Nuovo filone sulle doppie sottoscrizioni alle elezioni 2014. Nel mirino una decina di accertatori tra i quali anche ex amministratori
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REGGIO EMILIA. In quell’autentico “ginepraio” costituito dalla corposa inchiesta sulle irregolarità nella raccolta-firme a sostegno di liste politiche (le indagini riguardano le votazioni comunali a Reggio tenutesi nel 2014) non vi sono solo i quasi quattrocento decreti penali di condanna emessi dal pm Giulia Stignani (titolare delle indagini).
Infatti se la valanga di decreti penali (in cui viene contestata la violazione di un articolo della legge elettorale, cioè il 93 del Dpr del 1960) fa ormai parte dell’inchiesta approdata a giudizio, resta però in piedi una tranche investigativa che riguarda una decina di indagati con l’accusa di falso (sempre previsto da uno specifico articolo della legge elettorale). In questo versante risultano indagati gli accertatori (fra cui alcuni ex consiglieri comunali) in quanto sarebbero emerse sulle liste “incriminate” firme non riconosciute come proprie dai cittadini eppure comparse a sostegno delle liste stesse. E da quanto “filtra” su questa parte dell’inchiesta, gli accertamenti non sarebbero ancora ultimati.
In attesa di capire quale piega prenderanno queste accuse di falso basate sulla citata norma speciale, stanno parallelamente sempre più prendendo corpo le tre vie giudiziarie riguardanti gli oltre 380 decreti penali di condanna inviati dalla procura ai “titolari” delle doppie firme scovate sulle liste elettorali del 2014.
Chi ha fatto opposizione al decreto penale di condanna affronterà un processo davanti ad un giudice ordinario, mentre chi fa opposizione puntando ad un rito alternativo (giudizio abbreviato) viene giudicato dal gip (come è già accaduto ad Alberto Ferrigno – ex consigliere provinciale ed ex segretario di Rifondazione – finito nell’inchiesta perché alle ultime elezioni si era prestato ad autenticare le firme della lista civica “Un’altra Reggio”, ma che in marzo è stato assolto).
In terza battuta chi ha pagato la sanzione pecuniaria (200 euro) prevista sempre dal decreto di condanna non ha altre conseguenze se non il ritrovarsi con un precedente penale. Ovviamente chi si ritiene innocente e per dimostrarlo ha fatto opposizione al decreto penale di condanna, è anche costretto ad affidarsi ad un legale, con costi che possano variare a seconda che si punti sul giudizio ordinario o sul rito abbreviato (in quest’ultimo caso la spesa è più contenuta perché il procedimento davanti al gip si rivela più rapido).
Ma cosa dice l’articolo di legge al centro degli oltre 380 casi contestati, dopo che le indagini erano scattate su denuncia della Commissione elettorale? «Chiunque, essendo privato o sospeso dall'esercizio del diritto elettorale, o assumendo il nome altrui, firma una dichiarazione di presentazione di candidatura o si presenta a dare il voto in una sezione elettorale, ovvero chi sottoscrive più di una dichiarazione di presentazione di candidatura o dà il voto in più sezioni elettorali, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a lire 20.000». Di recente Francesco Fantuzzi (Reggio Città Aperta) ha invitato a scrivere al segretario della Commissione elettorale, cioè Alberto Bevilacqua: «Un Comune deve tutelare i propri cittadini – dice Fantuzzi – ed evitare loro situazioni davvero spiacevoli come questa. Altrimenti nessuno firmerà più, e vinceranno i partiti più strutturati. Proprio quelli che, curiosamente, ora tacciono».
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