Gazzetta di Reggio

Reggio

Artoni, 140 lavoratori attendono la cassa 

di Riccardo Bellelli
Artoni, 140 lavoratori attendono la cassa 

Pagati gli stipendi di maggio e via libera all’amministrazione straordinaria in attesa della nomina del nuovo capo azienda

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GUASTALLA. Alla Artoni sono passati dai 580 dipendenti di marzo ai 140 dipendenti di oggi, tutti in attesa della cassa integrazione. Una parte è migrata verso la Fercam di Bolzano, che ha rilevato parte delle attività. Un’altra fetta si è licenziata per trovare un nuovo destino lavorativo. L’intenzione sarebbe quella di salvare il salvabile ma la realtà sta nei fatti: nella sede della Artoni, a Guastalla, non si consegnano più pacchi da settimane e si sta predisponendo l’iter per l’amministrazione straordinaria. Il 29 giugno, con decisione del tribunale di Reggio «è stata aperta la procedura di amministrazione straordinaria della spa». Questo recita infatti il decreto dell'autorità giudiziaria siglato giovedì scorso.

Un tassello importante al quale deve seguire però la nomina dell’amministratore straordinario. Per ora la grande azienda dei trasporti è gestita da Sergio Beretta, commissario giudiziale già nominato nel maggio scorso dal giudice Niccolò Stanzani Maserati. Marco Righi, segretario Filt Cgil di Reggio Emilia, spiega che «i sindacati sono ora in attesa di parlare con il nuovo commissario per chiedere la cassa integrazione per i circa 140 dipendenti rimasti». Un numero assai ridotto rispetti all’era dei fasti, quando Artoni imponeva il suo modello di business, crollato poi sotto il peso dei debiti. Il personale ancora in capo all’azienda è distribuito tra le principali filiali italiane: Guastalla, Torino, Milano. Ci sono poi due filiali ancora al lavoro, Trieste e Genova, legate però alla mono committenza di Fercam. I dipendenti hanno ricevuto lo stipendio di maggio, pagato su disposizione del commissario giudiziale. Delle 136 persone che erano passate in Fercam, 15 sono rimaste a casa a causa del contratto a termine.

Artoni in cinque anni, dal 2011 al 2015, ha collezionato perdite in totale di 150 milioni di euro. Proprio il 2015 è l’anno del triste record: il rosso, infatti, vale in questo solo caso 75 milioni di euro, evento che ha portato il patrimonio netto a crollare in territorio negativo per 56 milioni di euro. Un rosso fortemente influenzato dalle svalutazioni straordinarie e non ricorrenti pari a 63 milioni di euro «resesi necessarie a causa delle ben note vicende che hanno riguardato la società nell’ultimo periodo», viene riportato nella nota a bilancio. Una prima verità contabile, attesa a lungo, che prelude a quanto già noto.

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