«La struttura è inagibile» Famiglie ospitate in hotel
Dopo la relazione dei vigili del fuoco arriva l’ordinanza del comune di Reggio Anche i profughi sistemati in due ostelli. Una residente: «Pago ancora il mutuo»
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Il tetto non è diritto. Cede da un certo punto in poi, formando un’insenatura che ha fatto decretare l’inagibilità di tutto lo stabile. Dopo l’evacuazione di domenica sera, il comune di Reggio ha emesso ieri pomeriggio la definitiva ordinanza di sgombero dell’intero edificio di via Bentivoglio ai civici 3, 5 e 7. «Siamo intervenuti subito su richiesta dei vigili del fuoco - sottolinea Stefano Poma, comandante della polizia municipale - poi è intervenuto il tecnico comunale».
La prima a intervenire per trovare una soluzione è stata la Dimora d’Abramo, che ha in affitto un appartamento nel quale ospita cinque profughi richiedenti asilo. Due di questi sono stati dirottati nell’ostello della Ghiara a Reggio e altri tre all’ostello di Correggio, in attesa di una nuova sistemazione.
Cinque famiglie, invece, ieri mattina si sono recate dai consulenti dei servizi sociali del polo di Reggio nord. Fatti i colloqui gli assistenti sociali hanno deciso di trovare una sistemazione in albergo per due famiglie che non sanno a chi appoggiarsi dopo aver perso il tetto sopra la loro testa.
«Questo è un grande problema per me e per la mia famiglia - dice accorato Assan Aitbihi, operaio italiano di origine marocchina - Non mi sarei mai aspettato di trovarmi in questa situazione dopo trent’anni di lavoro e trent’anni che sono qui in Italia. Sono diventato cittadino italiano così come i miei figli e ora ci troviamo in questa vergognosa situazione alla quale non posso davvero credere. Dove andiamo a dormire? La nostra roba è tutta là dentro. Come facciamo? Dobbiamo mangiare, lavarci». Aitbihi ha preso i vestiti per una notte, tornando poi ieri mattina nella casa pericolante. «Dobbiamo chiamare i vigili del fuoco per sapere se possiamo entrare in casa nostra - dice - Noi paghiamo le tasse e speriamo che lo Stato ci aiuti. Io lavoro da 25 anni in un’azienda di plastiche di Reggio. Sono persona tranquilla e onesta, che ama l’Italia e ama lavorare. Non ho mai avuto problemi con nessuno, né con la giustizia né con persone. Però dobbiamo vivere anche in pace come tutte le persone. L’edificio è vecchio, è vero. Non abbiamo sentito rumori ma abbiamo visto delle gocce entrare in camera. Abbiamo chiamato il proprietario di casa che è venuto immediatamente. Siamo andati su e abbiamo trovato una crepa. Il proprietario ha chiamato i vigili del fuoco. Forse la trave si è rotta in questi giorni, dopo la piogge il vento forte».
La preoccupazione è palpabile visto che un tecnico ha abbozzato la necessità di lavori che potrebbero durare anche un mese per rimettere in sicurezza lo stabile. «Noi abbiamo un mutuo da pagare, come facciamo adesso? Abbiamo comprato la casa 12 anni fa» si sfoga anche Corazon Gomez, cittadina filippina che abita con il compagno in uno degli appartamenti al civico 7 sul retro della palazzina. «Stasera non so dove andremo a dormire, non sono a chi chiedere ospitalità né cosa devo fare. E non abbiamo soldi per pagarci un albergo. I residenti hanno quasi tutti un lavoro stabile e quasi tutti sono proprietari dei muri entro i quali abitano. Il comune ha disposto alcune transenne con del nastro per recintare la parte del palazzo che finisce in via Bentivoglio. Un lato minore della palazzina confina invece con il piccolo giardino che costeggia l’entrata di un altro condominio. Per dare il via ai lavori servirà sicuramente l’accordo tra i proprietari degli appartamenti. Nulla può fare in merito il comune visto che si tratta di abitazioni private, sulle quali devono investire gli stessi titolari. Qualora non intervenissero, non potranno ritornare a vivere nell’edificio considerato pericolante. (e.l.t.)
La prima a intervenire per trovare una soluzione è stata la Dimora d’Abramo, che ha in affitto un appartamento nel quale ospita cinque profughi richiedenti asilo. Due di questi sono stati dirottati nell’ostello della Ghiara a Reggio e altri tre all’ostello di Correggio, in attesa di una nuova sistemazione.
Cinque famiglie, invece, ieri mattina si sono recate dai consulenti dei servizi sociali del polo di Reggio nord. Fatti i colloqui gli assistenti sociali hanno deciso di trovare una sistemazione in albergo per due famiglie che non sanno a chi appoggiarsi dopo aver perso il tetto sopra la loro testa.
«Questo è un grande problema per me e per la mia famiglia - dice accorato Assan Aitbihi, operaio italiano di origine marocchina - Non mi sarei mai aspettato di trovarmi in questa situazione dopo trent’anni di lavoro e trent’anni che sono qui in Italia. Sono diventato cittadino italiano così come i miei figli e ora ci troviamo in questa vergognosa situazione alla quale non posso davvero credere. Dove andiamo a dormire? La nostra roba è tutta là dentro. Come facciamo? Dobbiamo mangiare, lavarci». Aitbihi ha preso i vestiti per una notte, tornando poi ieri mattina nella casa pericolante. «Dobbiamo chiamare i vigili del fuoco per sapere se possiamo entrare in casa nostra - dice - Noi paghiamo le tasse e speriamo che lo Stato ci aiuti. Io lavoro da 25 anni in un’azienda di plastiche di Reggio. Sono persona tranquilla e onesta, che ama l’Italia e ama lavorare. Non ho mai avuto problemi con nessuno, né con la giustizia né con persone. Però dobbiamo vivere anche in pace come tutte le persone. L’edificio è vecchio, è vero. Non abbiamo sentito rumori ma abbiamo visto delle gocce entrare in camera. Abbiamo chiamato il proprietario di casa che è venuto immediatamente. Siamo andati su e abbiamo trovato una crepa. Il proprietario ha chiamato i vigili del fuoco. Forse la trave si è rotta in questi giorni, dopo la piogge il vento forte».
La preoccupazione è palpabile visto che un tecnico ha abbozzato la necessità di lavori che potrebbero durare anche un mese per rimettere in sicurezza lo stabile. «Noi abbiamo un mutuo da pagare, come facciamo adesso? Abbiamo comprato la casa 12 anni fa» si sfoga anche Corazon Gomez, cittadina filippina che abita con il compagno in uno degli appartamenti al civico 7 sul retro della palazzina. «Stasera non so dove andremo a dormire, non sono a chi chiedere ospitalità né cosa devo fare. E non abbiamo soldi per pagarci un albergo. I residenti hanno quasi tutti un lavoro stabile e quasi tutti sono proprietari dei muri entro i quali abitano. Il comune ha disposto alcune transenne con del nastro per recintare la parte del palazzo che finisce in via Bentivoglio. Un lato minore della palazzina confina invece con il piccolo giardino che costeggia l’entrata di un altro condominio. Per dare il via ai lavori servirà sicuramente l’accordo tra i proprietari degli appartamenti. Nulla può fare in merito il comune visto che si tratta di abitazioni private, sulle quali devono investire gli stessi titolari. Qualora non intervenissero, non potranno ritornare a vivere nell’edificio considerato pericolante. (e.l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
