Palazzo a rischio crollo evacuati tutti i residenti
di Enrico Lorenzo Tidona
Cede una trave del tetto: per i vigili del fuoco la struttura è compromessa una trentina le persone costrette a dormire fuori in attesa della riparazione
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REGGIO EMILIA. La grande trave portante che sostiene il tetto di un caseggiato in via Bentivoglio, nel quartiere Carrozzone, si è spezzata facendo temere il peggio a decine di residenti. Un’infiltrazione nelle abitazioni avrebbe insospettito alcuni inquilini della palazzina, che effettuando un controllo hanno trovato la trave spezzata e il tetto in parte collassato. Il timore sorto domenica pomeriggio è che la copertura dell’appartamento al secondo e ultimo piano, potesse cadere in testa alle famiglie, facendo partire subito la chiamata al 115.
I vigili del fuco sono dovuti intervenire con una squadra, effettuando il controllo statico del grande stabile. Pochi minuti per dare un’occhiata alla struttura, che agli occhi dei tecnici è subito apparsa compromessa: una trave portante era incrinata e l’intero stabile è subito sembrato in una grave situazione di incuria. Talmente rischiosa da suggerire l’inagibilità da parte dei vigili del fuoco al comune di Reggio.
Così, tra le proteste dei residenti, i vigili del fuoco hanno dovuto richiedere l’intervento della polizia municipale e del tecnico reperibile del comune di Reggio Emilia. Di fronte a loro, infatti, c’erano circa una trentina di persone abitanti nell’edificio, che conta ben tre civici: il 3, il 5 e il 7. Una massa di persone suddivise tra proprietari, affittuari e cinque migranti in carico alla Dimora d’Abramo, che sempre lì ha un appartamento in affitto. Vista la prima relazione dei vigili del fuoco, gli agenti della polizia municipale non hanno potuto fare altro che informare i residenti della necessità di trovarsi un’altra sistemazione per la notte in attesa del da farsi il giorno successivo.
Una notizia che ha stordito le famiglie residenti, costrette a lasciare casa mentre venivano affissi i cartelli su porte e finestre con scritto «divieto di accesso, pericolo di crollo». Si tratta infatti di un edificio con proprietà frazionata: molti inquilini sono i diretti proprietari dei muri, altri semplici affittuari. Per tutti, però, è scattata l’evacuazione. Una sola famiglia non è stata in grado di trovare un riparo per la notte tra domenica e lunedì, finendo in carico al comune di Reggio. Ciascuno ha preso una piccola borsa per trovare riparo da parenti o amici. Non è ancora chiaro se le decine di residenti abbiano rispettato la prescrizione dei vigili urbani e abbiano davvero dormito fuori casa. C’è chi ha accettato di buon grado l’evacuazione vista la pericolosità rilevata dai tecnici, e chi invece ha mostrato un pizzico di insofferenza.
Con la successiva ordinanza di inagibilità dell’intero stabile emessa ieri pomeriggio dal comune di Reggio (leggi articolo accanto) la preoccupazione degli inquilini è diventata reale. L’edificio è compromesso e a rimetterlo a norma dovranno essere gli stessi proprietari. Interventi strutturali e agli impianti, che sono stati definiti altamente compromessi dai vigili del fuoco, e sull’inadeguatezza dei quali ha messo il definitivo sigillo il comune di Reggio. Chiunque entrerà nello stabile lo farà a proprio rischio e pericolo.
Già ieri mattina è cominciato il pellegrinaggio degli abitanti: alcuni sono tornati in casa per sistemarsi, altri per raccogliere le proprie cose e lasciare definitivamente l’edificio. È il caso di Suleiman Maci, 26 anni, rifugiato del Ghana ospite insieme ad altri quattro uomini di uno degli appartamenti. Una sacca nera con i vestiti uno zaino bianco con i suoi effetti personali e un altro zainetto scuro con i libri sui quali studia l’italiano. Sono gli averi che Maci ha portato con sè ieri mattina dopo aver lasciato l’appartamento. Un palazzo bianco e giallo, che è lì dal 1800 secondo le “memorie storiche” del luogo, che domenica sera hanno assistito all’evacuazione dello stabile. Come d’improvviso, dopo anni di incuria, i nodi sono venuti al pettine. «Abito qui da ragazzino e posso dire di non aver mai assistito a opere sostanziali in quel caseggiato» dice un residente. Ciò che colpisce, tutt’attorno alla via, sono gli altri edifici: nuovi o ristrutturati, al passo con i tempi e strappati all’incuria. Il caseggiato bianco e giallo, invece, ha bene evidenti i segni del tempo che passa. Il tetto non è regolare e all’altezza della grande trave spezzata forma un avvallamento, lo stesso che ha seminato il panico tra i residenti.
L’unico vero segno tangibile di modernità è la pletora di parabole installate fuori dagli scuri ormai senza vernice, così come sul tetto pericolante. La convivenza tra le varie famiglie presenti nel palazzo è stata sempre pacifica ma ora è necessario rimettere in sesto il palazzo e per farlo ciascuna della famiglie dovrà mettere mano al portafogli. L’intervento necessario per poter togliere poi i cartelli del pericolo di crollo è però profondo e certamente dispendioso. Tra i proprietari c’è chi sta ancora pagando il mutuo e chi invece non può contare su grandi bilanci. Il problema semmai è all’origine delle compravendite, effettuate in alcuni casi diversi anni fa, a prezzi non certo stellari ma che hanno celato l’amara sorpresa venuta a galla domenica pomeriggio. I residenti si sono dati appuntamento ieri mattina davanti alle case inagibili per un primo confronto tra di loro, rimandando poi ogni decisione ai giorni a venire. I soldi risparmiati all’epoca saranno probabilmente necessari per ripristinare il livello di sicurezza necessario per poter successivamente permette il rientro dei condomini nel palazzo situato tra la tangenziale via Brigata Reggio, a poca distanza dal comando della polizia municipale.
I vigili del fuco sono dovuti intervenire con una squadra, effettuando il controllo statico del grande stabile. Pochi minuti per dare un’occhiata alla struttura, che agli occhi dei tecnici è subito apparsa compromessa: una trave portante era incrinata e l’intero stabile è subito sembrato in una grave situazione di incuria. Talmente rischiosa da suggerire l’inagibilità da parte dei vigili del fuoco al comune di Reggio.
Così, tra le proteste dei residenti, i vigili del fuoco hanno dovuto richiedere l’intervento della polizia municipale e del tecnico reperibile del comune di Reggio Emilia. Di fronte a loro, infatti, c’erano circa una trentina di persone abitanti nell’edificio, che conta ben tre civici: il 3, il 5 e il 7. Una massa di persone suddivise tra proprietari, affittuari e cinque migranti in carico alla Dimora d’Abramo, che sempre lì ha un appartamento in affitto. Vista la prima relazione dei vigili del fuoco, gli agenti della polizia municipale non hanno potuto fare altro che informare i residenti della necessità di trovarsi un’altra sistemazione per la notte in attesa del da farsi il giorno successivo.
Una notizia che ha stordito le famiglie residenti, costrette a lasciare casa mentre venivano affissi i cartelli su porte e finestre con scritto «divieto di accesso, pericolo di crollo». Si tratta infatti di un edificio con proprietà frazionata: molti inquilini sono i diretti proprietari dei muri, altri semplici affittuari. Per tutti, però, è scattata l’evacuazione. Una sola famiglia non è stata in grado di trovare un riparo per la notte tra domenica e lunedì, finendo in carico al comune di Reggio. Ciascuno ha preso una piccola borsa per trovare riparo da parenti o amici. Non è ancora chiaro se le decine di residenti abbiano rispettato la prescrizione dei vigili urbani e abbiano davvero dormito fuori casa. C’è chi ha accettato di buon grado l’evacuazione vista la pericolosità rilevata dai tecnici, e chi invece ha mostrato un pizzico di insofferenza.
Con la successiva ordinanza di inagibilità dell’intero stabile emessa ieri pomeriggio dal comune di Reggio (leggi articolo accanto) la preoccupazione degli inquilini è diventata reale. L’edificio è compromesso e a rimetterlo a norma dovranno essere gli stessi proprietari. Interventi strutturali e agli impianti, che sono stati definiti altamente compromessi dai vigili del fuoco, e sull’inadeguatezza dei quali ha messo il definitivo sigillo il comune di Reggio. Chiunque entrerà nello stabile lo farà a proprio rischio e pericolo.
Già ieri mattina è cominciato il pellegrinaggio degli abitanti: alcuni sono tornati in casa per sistemarsi, altri per raccogliere le proprie cose e lasciare definitivamente l’edificio. È il caso di Suleiman Maci, 26 anni, rifugiato del Ghana ospite insieme ad altri quattro uomini di uno degli appartamenti. Una sacca nera con i vestiti uno zaino bianco con i suoi effetti personali e un altro zainetto scuro con i libri sui quali studia l’italiano. Sono gli averi che Maci ha portato con sè ieri mattina dopo aver lasciato l’appartamento. Un palazzo bianco e giallo, che è lì dal 1800 secondo le “memorie storiche” del luogo, che domenica sera hanno assistito all’evacuazione dello stabile. Come d’improvviso, dopo anni di incuria, i nodi sono venuti al pettine. «Abito qui da ragazzino e posso dire di non aver mai assistito a opere sostanziali in quel caseggiato» dice un residente. Ciò che colpisce, tutt’attorno alla via, sono gli altri edifici: nuovi o ristrutturati, al passo con i tempi e strappati all’incuria. Il caseggiato bianco e giallo, invece, ha bene evidenti i segni del tempo che passa. Il tetto non è regolare e all’altezza della grande trave spezzata forma un avvallamento, lo stesso che ha seminato il panico tra i residenti.
L’unico vero segno tangibile di modernità è la pletora di parabole installate fuori dagli scuri ormai senza vernice, così come sul tetto pericolante. La convivenza tra le varie famiglie presenti nel palazzo è stata sempre pacifica ma ora è necessario rimettere in sesto il palazzo e per farlo ciascuna della famiglie dovrà mettere mano al portafogli. L’intervento necessario per poter togliere poi i cartelli del pericolo di crollo è però profondo e certamente dispendioso. Tra i proprietari c’è chi sta ancora pagando il mutuo e chi invece non può contare su grandi bilanci. Il problema semmai è all’origine delle compravendite, effettuate in alcuni casi diversi anni fa, a prezzi non certo stellari ma che hanno celato l’amara sorpresa venuta a galla domenica pomeriggio. I residenti si sono dati appuntamento ieri mattina davanti alle case inagibili per un primo confronto tra di loro, rimandando poi ogni decisione ai giorni a venire. I soldi risparmiati all’epoca saranno probabilmente necessari per ripristinare il livello di sicurezza necessario per poter successivamente permette il rientro dei condomini nel palazzo situato tra la tangenziale via Brigata Reggio, a poca distanza dal comando della polizia municipale.
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