L’ULTIMA INTERVISTA
«Bagnolo? Ovvio, la mia città preferita...»
di ROBERTO ROCCHI
Il 12 gennaio del 2001 Paolo Villaggio presentò all’allora teatro Gonzaga di Bagnolo “Delirio di un povero vecchio”. E in quell’occasione concesse un’intervista alla Gazzetta. Eccola.di ROBERTO...
2 MINUTI DI LETTURA
Il 12 gennaio del 2001 Paolo Villaggio presentò all’allora teatro Gonzaga di Bagnolo “Delirio di un povero vecchio”. E in quell’occasione concesse un’intervista alla Gazzetta. Eccola.
di ROBERTO ROCCHI
«Bagnolo in Piano? La più bella città del mondo. I reggiani? Gente magnifica, li ho sempre adorati fin da piccolo». Comincia così la nostra chiacchierata con Paolo Villaggio, venerdì sera al teatro Gonzaga con “Delirio di un povero vecchio”. Ad attenderlo, alcune centinaia di persone assiepate davanti all'ingresso, molte delle quali costrette poi a rimanere in piedi.
Villaggio, ci dica la verità, Bagnolo non è certo da buttare, ma non è la città più bella del mondo...
«Ti spiego: qualche anno fa ero a Trapani, una città ignobile che non posso soffrire, ma dovevo aggraziarmi le simpatie del pubblico, così mi venne un'idea. In apertura dello spettacolo gridai: Trapani è la città più bella del mondo. Il successo fu indescrivibile. Da allora ripeto la stessa frase in ogni luogo».
Ma cosa la porta a solcare i palchi dei teatri meno appariscenti come quelli di provincia?
«Lo straordinario interesse e la passione genuina per il teatro che possiede la gente semplice, quella capace di venire a vedere lo spettacolo anche in tuta da ginnastica e alla quale importa solo ridere senza badare al contorno».
Però ci sono anche quelli che vengono a teatro solo per poter dire di avere visto un vip o di avere stretto la mano a Paolo Villaggio.
«Ma se nemmeno riesco a chiuderla la mia mano, come pretendi che la dia agli altri? E poi la categoria di noi personaggi dello spettacolo mica è così ben voluta come tu vuoi farmi credere. Anche fra noi ci sono tanti... La conosci una certa Valeria Marini?.
Mi dica invece qualcosa sul suo spettacolo.
«Ciascuno di noi si rivede sempre in qualcosa e io non faccio altro che rappresentare una commedia a modo mio, secondo il mio modo di essere».
Ma Paolo Villaggio è rimasto ancora Fantozzi?
«Ma chi se ne frega di Fantozzi, a quest'ora chissà dov'è quello. Magari starà penando le ire dell'inferno per le disgrazie che gli stanno piombando sulla testa. Eppoi con la figlia che si ritrova...».
Così, con la stessa simpatia, Villaggio ha accolto gli spettatori in sala sostituendo le maschere. «Si sieda, si sieda prima che mi sieda io» ha tuonato su e giù per la platea, ricevendo una vera ovazione quando, indispettito, è uscito per andare a prendere quei pochi restati davanti alla biglietteria: «Dentro sono tutti inferociti neri, stanno aspettando solo voi, muovetevi». «Nonostante la mia veneranda età di novant'anni e passa – ci confessa sottovoce – perché io dico sempre di avere almeno dieci anni in più, così poi la gente commenta: povero vecchio, un applauso facciamoglielo pure».
di ROBERTO ROCCHI
«Bagnolo in Piano? La più bella città del mondo. I reggiani? Gente magnifica, li ho sempre adorati fin da piccolo». Comincia così la nostra chiacchierata con Paolo Villaggio, venerdì sera al teatro Gonzaga con “Delirio di un povero vecchio”. Ad attenderlo, alcune centinaia di persone assiepate davanti all'ingresso, molte delle quali costrette poi a rimanere in piedi.
Villaggio, ci dica la verità, Bagnolo non è certo da buttare, ma non è la città più bella del mondo...
«Ti spiego: qualche anno fa ero a Trapani, una città ignobile che non posso soffrire, ma dovevo aggraziarmi le simpatie del pubblico, così mi venne un'idea. In apertura dello spettacolo gridai: Trapani è la città più bella del mondo. Il successo fu indescrivibile. Da allora ripeto la stessa frase in ogni luogo».
Ma cosa la porta a solcare i palchi dei teatri meno appariscenti come quelli di provincia?
«Lo straordinario interesse e la passione genuina per il teatro che possiede la gente semplice, quella capace di venire a vedere lo spettacolo anche in tuta da ginnastica e alla quale importa solo ridere senza badare al contorno».
Però ci sono anche quelli che vengono a teatro solo per poter dire di avere visto un vip o di avere stretto la mano a Paolo Villaggio.
«Ma se nemmeno riesco a chiuderla la mia mano, come pretendi che la dia agli altri? E poi la categoria di noi personaggi dello spettacolo mica è così ben voluta come tu vuoi farmi credere. Anche fra noi ci sono tanti... La conosci una certa Valeria Marini?.
Mi dica invece qualcosa sul suo spettacolo.
«Ciascuno di noi si rivede sempre in qualcosa e io non faccio altro che rappresentare una commedia a modo mio, secondo il mio modo di essere».
Ma Paolo Villaggio è rimasto ancora Fantozzi?
«Ma chi se ne frega di Fantozzi, a quest'ora chissà dov'è quello. Magari starà penando le ire dell'inferno per le disgrazie che gli stanno piombando sulla testa. Eppoi con la figlia che si ritrova...».
Così, con la stessa simpatia, Villaggio ha accolto gli spettatori in sala sostituendo le maschere. «Si sieda, si sieda prima che mi sieda io» ha tuonato su e giù per la platea, ricevendo una vera ovazione quando, indispettito, è uscito per andare a prendere quei pochi restati davanti alla biglietteria: «Dentro sono tutti inferociti neri, stanno aspettando solo voi, muovetevi». «Nonostante la mia veneranda età di novant'anni e passa – ci confessa sottovoce – perché io dico sempre di avere almeno dieci anni in più, così poi la gente commenta: povero vecchio, un applauso facciamoglielo pure».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
