Con Castelnovo Monti sarà chiuso Scandiano
di Adriano Arati
Il direttore generale Ausl: «Troppo cinque reparti di ostetricia in provincia Bastano Reggio, Montecchio e Guastalla, già oggi oltre i 500 parti l’anno»
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REGGIO EMILIA. Tre punti nascite per tutta la provincia: Reggio Emilia, Montecchio e Guastalla, con il progressivo addio a Scandiano e Castelnovo Monti. Nel lungo periodo sembra essere questo lo scenario, in un percorso avviato e segnato da tantissime, inevitabili resistenze. «Nel tempo una soluzione adeguata per il nostro territorio sarebbe quella di mantenere i tre punti nascite che oggi superano i 500 parti l’anno», hanno spiegato ieri i vertici sanitari reggiani all’incontro organizzato per parlare della chiusura per un mese dei punti nascita di Montecchio, Scandiano e Castenovo Monti. Una decisione che l’Ausl ha definito necessaria per mantenere alto il livello del servizio e per non andare contro le normative europee sul lavoro, e che ha portato anche a ragionare sul futuro dei punti nascita reggiani.
Castelnovo Monti è in bilico da tempo, condannato dai numeri, ma anche l’ospedale di Scandiano negli ultimi anni è rimasto sotto il tetto minimo, quello dei 500 neonati annui, e «le proiezioni confermano questa tendenza». Il direttore generale Ausl, Fausto Nicolini, principale relatore assieme al direttore della neonatologia reggiana Giancarlo Gargano, non ha girato attorno alla questione. «Siamo l’unica provincia in cui ci sono ancora cinque punti nascita. A Bologna ce ne sono tre, a Piacenza uno e tutto continua ad andare bene. Noi ci assumiamo una responsabilità: quella di andare avanti nella direzione che riteniamo giusta per garantire la sicurezza e la qualità del servizio. Anche perché oggi, forse non ce ne rendiamo conto, se succede qualcosa arriva subito un avviso di garanzia, ci sono conseguenze legali. E a quel punto i medici sono lasciati soli, lì non ci sono né i comitati né i politici».
La riorganizzazione dei punti nascita è «un discorso più ampio rispetto a Reggio; non dobbiamo sempre considerarci l’ombelico del mondo. Nelle altre province i punti nascita sono meno. A Reggio ce n’è uno ogni 109mila abitanti, a Bologna la cifra praticamente raddoppia. Già da anni il ministero sollecita cambiamenti, quelli previsti dall’accordo Stato-Regioni», sottolinea Nicolini. «Noi non stiamo facendo altro che applicare la legge regionale, quella che parla di punti nascita con almeno 1.000 nati e deroghe per quelli sopra i 500. Alla fine la decisione spetterà alla commissione regionale. Ci atterremo alla loro decisione, l’indirizzo mi sembra chiaro. D’altronde, ha senso tenere aperto un punto nascita in cui nasce un bimbo e mezzo a settimana? Nel rapporto, ci sono più professionisti che neonati».
Superata l’emergenza estiva si tornerà, per ora, alla normalità, ma la strada appare segnata. «Cosa accadrà? Vedremo le indicazioni e vedremo i dettagli, ma per il nostro territorio una soluzione ipotizzabile è quella di avere attivi i tre punti nascita con più di 500 neonati». I tre centri in questione sono la città, Guastalla e Montecchio, mentre sotto la soglia sono Castelnovo (nettamente) e Scandiano, arrivato a ridosso. Nel sesto capodistretto, Correggio, il punto nascita non è più attivo da tempo. «Ogni situazione è diversa. Montecchio tiene botta perché il bacino è anche il versante di Parma della valle dell’Enza, molte mamme arrivano da Parma. Per il distretto di Scandiano c’è il discorso opposto: a breve distanza ci sono altri ospedali come Reggio e Sassuolo, nel giro di 20 minuti si può arrivare in un’altra struttura senza problemi». Il tema distanze è più sentito in montagna: «Abbiamo attivato anche il servizio notturno di elisoccorso, e comunque non sono i parti le situazioni per cui servirà, fidatevi. Servirà per emergenze in cui un’ora di ritardo può salvare una vita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Castelnovo Monti è in bilico da tempo, condannato dai numeri, ma anche l’ospedale di Scandiano negli ultimi anni è rimasto sotto il tetto minimo, quello dei 500 neonati annui, e «le proiezioni confermano questa tendenza». Il direttore generale Ausl, Fausto Nicolini, principale relatore assieme al direttore della neonatologia reggiana Giancarlo Gargano, non ha girato attorno alla questione. «Siamo l’unica provincia in cui ci sono ancora cinque punti nascita. A Bologna ce ne sono tre, a Piacenza uno e tutto continua ad andare bene. Noi ci assumiamo una responsabilità: quella di andare avanti nella direzione che riteniamo giusta per garantire la sicurezza e la qualità del servizio. Anche perché oggi, forse non ce ne rendiamo conto, se succede qualcosa arriva subito un avviso di garanzia, ci sono conseguenze legali. E a quel punto i medici sono lasciati soli, lì non ci sono né i comitati né i politici».
La riorganizzazione dei punti nascita è «un discorso più ampio rispetto a Reggio; non dobbiamo sempre considerarci l’ombelico del mondo. Nelle altre province i punti nascita sono meno. A Reggio ce n’è uno ogni 109mila abitanti, a Bologna la cifra praticamente raddoppia. Già da anni il ministero sollecita cambiamenti, quelli previsti dall’accordo Stato-Regioni», sottolinea Nicolini. «Noi non stiamo facendo altro che applicare la legge regionale, quella che parla di punti nascita con almeno 1.000 nati e deroghe per quelli sopra i 500. Alla fine la decisione spetterà alla commissione regionale. Ci atterremo alla loro decisione, l’indirizzo mi sembra chiaro. D’altronde, ha senso tenere aperto un punto nascita in cui nasce un bimbo e mezzo a settimana? Nel rapporto, ci sono più professionisti che neonati».
Superata l’emergenza estiva si tornerà, per ora, alla normalità, ma la strada appare segnata. «Cosa accadrà? Vedremo le indicazioni e vedremo i dettagli, ma per il nostro territorio una soluzione ipotizzabile è quella di avere attivi i tre punti nascita con più di 500 neonati». I tre centri in questione sono la città, Guastalla e Montecchio, mentre sotto la soglia sono Castelnovo (nettamente) e Scandiano, arrivato a ridosso. Nel sesto capodistretto, Correggio, il punto nascita non è più attivo da tempo. «Ogni situazione è diversa. Montecchio tiene botta perché il bacino è anche il versante di Parma della valle dell’Enza, molte mamme arrivano da Parma. Per il distretto di Scandiano c’è il discorso opposto: a breve distanza ci sono altri ospedali come Reggio e Sassuolo, nel giro di 20 minuti si può arrivare in un’altra struttura senza problemi». Il tema distanze è più sentito in montagna: «Abbiamo attivato anche il servizio notturno di elisoccorso, e comunque non sono i parti le situazioni per cui servirà, fidatevi. Servirà per emergenze in cui un’ora di ritardo può salvare una vita».
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