DUE LIBRI IN USCITA
Dai registri dei visitatori emerge l’amore per Canossa
CANOSSA. I reggiani amano Matilde. La contessa di Canossa, vice regina d’Italia, è un vanto del quale ci gloriamo volentieri anche se non sempre conosciamo tutte le sue vicende. Quanto mai lodevole è...
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CANOSSA. I reggiani amano Matilde. La contessa di Canossa, vice regina d’Italia, è un vanto del quale ci gloriamo volentieri anche se non sempre conosciamo tutte le sue vicende. Quanto mai lodevole è quindi l’impegno di alcuni storici, soci della Deputazione di storia patria, che continuano la caccia ai particolari inediti del suo regno. Un sostanzioso contributo alla ricerca è offerto da due recenti iniziative del 2017.
La prima è la singolare scansione dei registri dei visitatori del museo del castello canusino; una raccolta di nomi e testimonianze scritte negli anni dal 1877 al 1921. Per molti “andare a Canossa” è stato un pellegrinaggio culturale, per altri una semplice curiosità. Quei pensieri costituiscono la vivace testimonianza di un’epoca. Ad indagare i contenuti dei registri tre dotti ricercatori. Aurelia Fresta che ha reso accessibili le “voci” che quei volumi polverosi conservano e che ora vengono restituite in ampi stralci. Angelo Spaggiari, già direttore dell’Archivio di Stato a Modena, ha messo a confronto le teorie di studiosi e di archivisti per capire il valore dei registri e la loro esatta collocazione nella dottrina archivistica. Alberto Ferraboschi, infine, ha delineato il “milieu” culturale reggiano fra il XIX° e il XX° secolo, richiamando le ideologie preminenti, le vicende politiche e il quadro religioso in cui compare il mito di Matilde.
L’insieme delle tre analisi compone ora un volume di 96 pagine stampate dalla Nuova Futurgraf, con prefazione di Giuseppe Adriano Rossi. Sono il quarto libro della collana “Fonti e Studi” della Deputazione Reggiana di storia patria fondata dal compianto Gino Badini.
L’altra fatica editoriale di sicuro interesse è firmata da Giuseppe Giovanelli, che trascrive il manoscritto rinvenuto nei fondi in parte inesplorati della Biblioteca del Seminario Vescovile di Reggio. Sono “Notizie del Castello antico di Canossa nelle Colline di Reggio e sua descrizione”, testi scritti dal sacerdote reggiano Giovanni Niccolò Cattellani nella prima metà del Settecento. Splendido, in apertura, il disegno del castello di Canossa riportato da una nota biografica di Matilde scritta nel Seicento da Giulio De Pozzo. (l.v.)
La prima è la singolare scansione dei registri dei visitatori del museo del castello canusino; una raccolta di nomi e testimonianze scritte negli anni dal 1877 al 1921. Per molti “andare a Canossa” è stato un pellegrinaggio culturale, per altri una semplice curiosità. Quei pensieri costituiscono la vivace testimonianza di un’epoca. Ad indagare i contenuti dei registri tre dotti ricercatori. Aurelia Fresta che ha reso accessibili le “voci” che quei volumi polverosi conservano e che ora vengono restituite in ampi stralci. Angelo Spaggiari, già direttore dell’Archivio di Stato a Modena, ha messo a confronto le teorie di studiosi e di archivisti per capire il valore dei registri e la loro esatta collocazione nella dottrina archivistica. Alberto Ferraboschi, infine, ha delineato il “milieu” culturale reggiano fra il XIX° e il XX° secolo, richiamando le ideologie preminenti, le vicende politiche e il quadro religioso in cui compare il mito di Matilde.
L’insieme delle tre analisi compone ora un volume di 96 pagine stampate dalla Nuova Futurgraf, con prefazione di Giuseppe Adriano Rossi. Sono il quarto libro della collana “Fonti e Studi” della Deputazione Reggiana di storia patria fondata dal compianto Gino Badini.
L’altra fatica editoriale di sicuro interesse è firmata da Giuseppe Giovanelli, che trascrive il manoscritto rinvenuto nei fondi in parte inesplorati della Biblioteca del Seminario Vescovile di Reggio. Sono “Notizie del Castello antico di Canossa nelle Colline di Reggio e sua descrizione”, testi scritti dal sacerdote reggiano Giovanni Niccolò Cattellani nella prima metà del Settecento. Splendido, in apertura, il disegno del castello di Canossa riportato da una nota biografica di Matilde scritta nel Seicento da Giulio De Pozzo. (l.v.)
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