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«Interveniamo prima che ci scappi il morto» 

«Interveniamo prima che ci scappi il morto» 

Nicolini motiva la chiusura estiva dei reparti, poi si tornerà alla normalità Gargano: «Scelta dolorosa, in attesa di una riorganizzazione definitiva»

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REGGIO EMILIA. Un mese di chiusura a testa per i punti nascita di Montecchio, Scandiano e Castelnovo Monti causa carenza di personale disponibile, che non arriva nemmeno attraverso i bandi, spesso deserti. «Abbiamo voluto intervenire prima che ci fosse il morto», dice secco Fausto Nicolini commentando il piano estivo dei punti nascita presentato davanti a tutti i referenti delle strutture pediatriche e neonatali della provincia. «E’ una scelta dolorosa, questa, lo sappiamo, ma in attesa di una riorganizzazione definitiva cui puntavamo era l’unica strada per garantire un servizio di alto livello, con il minimo rischio per mamme e figli», ha sottolineato il direttore di neonatologia Giancarlo Gargano. «I nostri medici erano disposti a saltare le ferie, ma non è possibile: la legge europea lo vieta ed è giusto. Per avere un servizio di qualità occorrono anche rotazioni e riposi».

Si va quindi alla chiusura per un mese dei punti nascita di Montecchio, dal 16 luglio al 15 agosto (le famiglie potranno scegliere come ospedali Reggio o Guastalla); di Scandiano, dal 16 agosto al 15 settembre (Modena e Reggio le alternative); Castelnovo Monti, dal 16 settembre al 15 ottobre, con Reggio unica meta. Da quella data si tornerà alla normalità, almeno per ora. In tutti gli ospedali resteranno garantiti tutti i servizi e gli esami pre e post parto. L’Ausl aveva prospettato altre due ipotesi, in alternativa. La prima: chiusura nei fine settimane da luglio a settembre di tutti e tre i punti nascite. La seconda: sospensione per 3 mesi dell’attività a Scandiano, nella zona meglio servita vista la vicinanza a Reggio e Sassuolo. Nella turnazione, assieme ai “fragili” Scandiano e Castelnovo, si è aggiunto Montecchio, che conta oltre 700 parti ma vive anche una situazione molto particolare. Il direttore di ginecologia, Patrizio Farnelli, è morto pochi giorni fa; il vice è a casa per problemi personali e lo stesso vale per altri due medici esperti. Il tema è proprio questo: «C’è una crisi di personale specializzato in questi settori; è un problema noto e destinato a peggiorare negli ultimi anni, mancano ginecologi e pediatri. Gli ultimi bandi sono praticamente andati deserti, benché si trattasse di contratti a tempo indeterminato. Fra i pochi che hanno accettato, medici già impegnati nella nostra Ausl, e quindi non hanno comportato un reale aumento di organico», raccontano i vertici dell’Ausl.

Il problema non è solo emiliano, anzi. «E’ una questione di programmazione. Ci sono meno specialità in settori diffusi in ogni ospedale provinciale: ortopedici, anestesisti, pediatri. Mentre non abbiamo problemi a Reggio per neurochirughi o cardiochirurghi». La questione è a monte, spesso: «la programmazione universitaria a oggi è questa, molti degli esclusi dagli esami di ammissione avrebbero voluto fare i ginecologi e i pediatri. Poi, chi si specializza preferisce spesso fare il pediatra di libera scelta. È inevitabile, parliamo spesso di donne attorno ai 30 anni che vogliono costruirsi una famiglia. E la professione dà molti meno vincoli rispetto ai turni in ospedale». (adr.ar.)

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