Strategie: «Produrre meno e rilanciare l’immagine»
di Luigi Vinceti
Nicola Bertinelli, neo presidente del Consorzio, ha incontrato i produttori «Tra gli obiettivi portare l’export in tre anni a 1 milione e 600mila forme»
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REGGIO EMILIA. Liquidare l’impresa I4S che ha fatto perdere milioni di euro, contenere la produzione a 3 milioni 600 mila forme l’anno adeguandola ai consumi reali altrimenti ne restano invendute 300 mila, rilanciare l’immagine del prodotto con una nuova campagna di comunicazione che ne ricordi ed esalti i pregi, puntare sui mercati esteri ma soprattutto a quelli che mostrano di apprezzare questi valori.
Sono i punti cardine della relazione svolta martedì sera nella sede di via Kennedy da Nicola Bertinelli, neo presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, ai produttori reggiani di latte e di formaggio. Riunione analoga a quelle già avvenute a Parma e Modena ma inedita nella sostanza perché ha aperto un confronto diretto per strategie concordate utili a dare nuovo smalto ad un alimento che non ha eguali ma fatica a difendersi dalla concorrenza. Presentazione che Bertinelli ha offerto in modo sorridente, ma concreto e sostanzioso, a meno di tre mesi dall’insediamento di presidenza e comitato esecutivo, avvenuti il 10 aprile di quest’anno, per il quadriennio 2017-2020.
Un primo atto è già avvenuto, la liquidazione di I4S che, parole di Bertinelli, «ha causato in nove anni una perdita di 10,5 milioni di euro». Poi il punto sui consumi interni. «Nei primi 4 mesi del 2017 sono scesi del 3,3% mentre sono saliti gli altri competitori. Se non se ne tiene conto e si continua a produrre quantitativi crescenti (il 10% in due anni) resteranno da smaltire 300 mila forme. «Non bisogna tornare indietro – la precisazione – ma fermare, per ora, l’accelerazione. Dobbiamo siglare questo patto fra gentiluomini. Cercando nel frattempo di far conoscere meglio le doti del Parmigiano Reggiano».
E l’estero? Cinque i Paesi che assorbono al momento 1 milione e 250 mila forme l’anno, il 38% della produzione: Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti e Canada. In tre anni si cercherà di portare l’export a 1 milione e 600 mila forme, senza illudersi però di approdare ad aree, come la Cina, che non hanno abitudini e cultura adeguate; puntando invece a migliori accordi con le nazioni già collegate e inserendosi nei cinque principali Paesi arabi. Nella sua carrellata di idee e propositi Bertinelli ha poi toccato altri temi come i controlli, con tolleranza zero, del grattugiato, le vendite dirette, le risorse finanziarie.
«Serve un nuovo modello di governance» ha concluso prima di rendere nota la suddivisione degli incarichi fra i 9 componenti del Direttivo con l’inserimento di esponenti di tutte le cinque province del comprensorio. Impegno infine ad un aggiornamento non appena tornerà approvato da Bruxelles il nuovo Piano di Produzione.
La serata, condotta dal presidente della sezione reggiana Lorenzo Pinetti, ha registrato inoltre l’intervento del direttore Riccardo Deserti che ha scambiato numerose osservazioni di carattere tecnico con l’ampia platea.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sono i punti cardine della relazione svolta martedì sera nella sede di via Kennedy da Nicola Bertinelli, neo presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, ai produttori reggiani di latte e di formaggio. Riunione analoga a quelle già avvenute a Parma e Modena ma inedita nella sostanza perché ha aperto un confronto diretto per strategie concordate utili a dare nuovo smalto ad un alimento che non ha eguali ma fatica a difendersi dalla concorrenza. Presentazione che Bertinelli ha offerto in modo sorridente, ma concreto e sostanzioso, a meno di tre mesi dall’insediamento di presidenza e comitato esecutivo, avvenuti il 10 aprile di quest’anno, per il quadriennio 2017-2020.
Un primo atto è già avvenuto, la liquidazione di I4S che, parole di Bertinelli, «ha causato in nove anni una perdita di 10,5 milioni di euro». Poi il punto sui consumi interni. «Nei primi 4 mesi del 2017 sono scesi del 3,3% mentre sono saliti gli altri competitori. Se non se ne tiene conto e si continua a produrre quantitativi crescenti (il 10% in due anni) resteranno da smaltire 300 mila forme. «Non bisogna tornare indietro – la precisazione – ma fermare, per ora, l’accelerazione. Dobbiamo siglare questo patto fra gentiluomini. Cercando nel frattempo di far conoscere meglio le doti del Parmigiano Reggiano».
E l’estero? Cinque i Paesi che assorbono al momento 1 milione e 250 mila forme l’anno, il 38% della produzione: Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti e Canada. In tre anni si cercherà di portare l’export a 1 milione e 600 mila forme, senza illudersi però di approdare ad aree, come la Cina, che non hanno abitudini e cultura adeguate; puntando invece a migliori accordi con le nazioni già collegate e inserendosi nei cinque principali Paesi arabi. Nella sua carrellata di idee e propositi Bertinelli ha poi toccato altri temi come i controlli, con tolleranza zero, del grattugiato, le vendite dirette, le risorse finanziarie.
«Serve un nuovo modello di governance» ha concluso prima di rendere nota la suddivisione degli incarichi fra i 9 componenti del Direttivo con l’inserimento di esponenti di tutte le cinque province del comprensorio. Impegno infine ad un aggiornamento non appena tornerà approvato da Bruxelles il nuovo Piano di Produzione.
La serata, condotta dal presidente della sezione reggiana Lorenzo Pinetti, ha registrato inoltre l’intervento del direttore Riccardo Deserti che ha scambiato numerose osservazioni di carattere tecnico con l’ampia platea.
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