Gazzetta di Reggio

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«La politica non insegua i comitati» 

di Roberto Fontanili
«La politica non insegua i comitati» 

Matteo Sassi, vicesindaco di Reggio: «Chiusudere i punti nascita non determina un risparmio ma una maggiore sicurezza»

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SCANDIANO. Il vicesindaco di Reggio, Matteo Sassi, interviene sull’ipotesi di chiusura definitiva, in futuro, dei punti nascita degli ospedali di Castelnovo Monti (di cui si parla da tempo) e di Scandiano, emersa pubblicamente tre giorni fa.

Al di là delle precisazioni del direttore generale Ausl Fausto Nicolini, pubblicate in questa stessa pagina, Sassi va dritto al punto. «A Reggio – dice – abbiamo un numero eccessivo di punti nascita anche rispetto a un confronto regionale, ma il punto politico che viene posto dai cittadini è quello della sicurezza. La chiusura dei punti nascita non determina un risparmio in termini di costi, ma garantisce maggior sicurezza».

Poi il vicesindaco di Reggio aggiunge: «La sfida vera dell’integrazione tra le due aziende sanitarie reggiane si gioca proprio sui presidi ospedalieri per garantire a tutti i cittadini la stessa qualità di cura e di assistenza».

Sassi, per i punti nascita è già tutto deciso, come temono alcuni cittadini?

«No. La Conferenza dei servizi non si è ancora espressa e a mio avviso è in ritardo. Ci sono stati troppi tatticismi a livello territoriale e dunque bisogna accelerare. A maggior ragione oggi che abbiamo un’unica azienda sanitaria. La sfida dell’unificazione si gioca proprio sull’integrazione della rete ospedaliera. Tutti gli altri servizi lo sono già. Questo percorso non significa impoverire la periferia, ma che anche i reggiani dovranno spostarsi per alcune prestazioni in alcuni presidi in provincia».

Partiamo dai punti nascita.

«Su questo argomento la politica non può che affidarsi ai documenti elaborati dai sanitari. A partire da quelli dei direttori dei percorsi materno infantili. Ma è evidente a tutti che i punti nascita dovranno essere rivisitati. A Reggio abbiamo un numero eccessivo di punti nascita anche rispetto a un confronto regionale, ma il punto politico è che viene posto un tema di sicurezza dagli stessi cittadini. Un conto è la generica opinione pubblica, un altro sono i singoli cittadini che, quando hanno necessità di un servizio sanitario, chiedono il miglior servizio e la maggior sicurezza».

C’è anche chi pensa che la scelta di chiudere i punti nascita non sia sanitaria ma economica.

«La chiusura non determina un risparmio di costi, ma garantisce una maggior sicurezza».

Allora dove sta il limite di questa polemica?

«La discussione è rimasta circoscritta ai punti nascita quando invece la sfida è molto più ampia e richiede una riorganizzazione della rete ospedaliera su base provinciale e forse non solo, valorizzando le competenze di ciascun presidio ospedaliero accrescendone la qualità in modo distintivo. A maggior ragione ora con il Core appena avviato e il Mire in fase di cantierizzazione».

La decisione finale a chi spetta ?

«Che debba essere la politica a decidere non significa che si deve farlo contro le indicazioni dei sanitari. Il dibattito che si è ingenerato si caratterizza per un eccesso di superficialità e parzialità che non rende giustizia al prestigio della sanità reggiana e alla fiducia riposta dai cittadini. Il modello sanitario reggiano ed emiliano-romagnolo rappresentano forse l'ultimo baluardo di una sanità pubblica, universalistica e di qualità nel Paese. Sbaglieremmo a dimenticare che il merito di questo è da ascrivere alla politica che ha permesso ai professionisti di lavorare liberamente. Ledere questo principio di libertà ed autonomia fa male alla salute dei cittadini».

Cos’è che la preoccupa di questa discussione?

«Il sentimento di inadeguatezza che si respira. Garantire la sicurezza delle donne e dei nascituri è compito di una buona politica, altra cosa è inseguire movimenti o comitati in un eterno gioco di posizionamenti e tatticismi. Se questo fosse stato l'approccio dei nostri predecessori negli ultimi cinquant'anni, avremmo oggi una sanità scadente e residuale, soprattutto per i ceti sociali popolari. La posta in palio – conclude il vicesindaco di Reggio Emilia – è la tenuta di un sistema sanitario pubblico e universalista, capace di offrire le cure migliori. Serve un piano di integrazione di area vasta, almeno a livello provinciale, della rete dei servizi ospedalieri e la politica ha il dovere, nell'arco dei prossimi mesi, di approntare uno spazio di discussione e decisione che informi i cittadini delle scelte necessarie e metta i professionisti sanitari nelle condizioni di garantire le cure migliori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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