Museo diffuso, la lunga storia di Villa Salus
di Alessandro Zelioli
Per l’iniziativa di Istoreco il sogno di Giovanni Fiori, fondatore nel Dopoguerra dell’attuale clinica
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REGGIO EMILIA. Sono tanti i luoghi cari ai reggiani che sopravvivono, in alcuni casi, anche grazie al tramandarsi per generazioni dei nomi originali che nel ‘900 immediatamente riconducevano a questo o quel luogo. È il caso della Casa di Cura Policlinica “Villa delle Rose”, la struttura sanitaria nata nel 1946 per volere del Dottor Giovanni Fiori, specialista in otorinolangoiatria. Una storia che potrebbe trovare spazio nelle stanze virtuali di “Livello 9 – Museo dei luoghi del ‘900 a Reggio Emilia”, il progetto “museo diffuso” del ventesimo secolo nella nostra provincia coordinato da Istoreco e al centro di una campagna promossa dalla Gazzetta.
Fiori, precursore dei tempi moderni, capisce che a Reggio serviva una struttura in grado di divenire punto di riferimento per la salute della cittadinanza in antitesi alle Casse Mutua. Nel 1946, acquista dall’impresa Villa Umberto circa 1300 metri quadi di terreno in via Levi “facente parte dell’assieme che forma il campo Tennis” e il 10 aprile dello stesso anno, stipula il contratto di appalto per la costruzione della clinica affidando i lavori alla stessa Villa Umberto. Vengono assoldati una cinquantina di operai, forza lavoro agli ordini del geometra Mario Secchi e dell’ex ufficiale effettivo Tenente Colonnello, Aldo Slaviero. Dopo sette mesi sul tetto sventola il Tricolore, segno di fine lavori.
La struttura, un gioiello per l’epoca, constava di 53 vani utili e 75 accessori per una spesa di circa 40 milioni di lire, compresi arredamenti e impianti, finanziata dal “Banco San Geminiano e San Prospero” grazie all’intercessione del direttore, Fausto Fontana. Una fitta siepe di rose contorna il perimetro della struttura, che da questo fiore ricava il proprio nome. Per alcuni anni, Villa delle Rose ospita alcune suore che fungevano anche da infermiere. In quegli anni, è ospite, in uno dei quattro “appartamentini” riservati ai paganti, Dario Fo, accompagnato daFranca Rame, per sottoporsi ad un intervento oculistico.
Fino a inizio anni ’50, proprietà e gestione coincidono. Poi avviene una differenziazione fra proprietà (mantenuta dal dottor Fiori) e la gestione affidata ad una società composta dallo stesso Fiori con Mario Slaviero e un gruppo di medici. Tra le specialità, la chirurgia generale, l’ostetricia e ginecologia (a Villa delle Rose sono nati quasi tutti i bambini del Dopoguerra agli anni ’90), ortopedia, medicina, oculistica, cardiologia ed otorinolaringoiatria. Nel ’59 la proprietà ottiene licenza per ampliare la struttura, acquistando il terreno retrostante e Villa Serena, poi residenza per anziani e poliambulatorio. Nello stesso anno Fiori cede quasi il 26% di proprietà. Nel ’70 nasce una nuova società di gestione, la Salus srl, e altre quote di proprietà vengono cedute a nuovi soci. Nel ’78 muore il dottor Fiori, che da fondatore e propulsore dell’ospedalità privata divenne coagulatore delle associazioni di categoria, fondando a Roma l’Associazione italiana ospedalità privata, tuttora operante con 50mila posti letto associati. A fine anni ’90, è acquistata dal Gruppo Villa Maria, assumendo il nome di Salus Hospital, uno dei principali centri di alta Specialità della regione.
Fiori, precursore dei tempi moderni, capisce che a Reggio serviva una struttura in grado di divenire punto di riferimento per la salute della cittadinanza in antitesi alle Casse Mutua. Nel 1946, acquista dall’impresa Villa Umberto circa 1300 metri quadi di terreno in via Levi “facente parte dell’assieme che forma il campo Tennis” e il 10 aprile dello stesso anno, stipula il contratto di appalto per la costruzione della clinica affidando i lavori alla stessa Villa Umberto. Vengono assoldati una cinquantina di operai, forza lavoro agli ordini del geometra Mario Secchi e dell’ex ufficiale effettivo Tenente Colonnello, Aldo Slaviero. Dopo sette mesi sul tetto sventola il Tricolore, segno di fine lavori.
La struttura, un gioiello per l’epoca, constava di 53 vani utili e 75 accessori per una spesa di circa 40 milioni di lire, compresi arredamenti e impianti, finanziata dal “Banco San Geminiano e San Prospero” grazie all’intercessione del direttore, Fausto Fontana. Una fitta siepe di rose contorna il perimetro della struttura, che da questo fiore ricava il proprio nome. Per alcuni anni, Villa delle Rose ospita alcune suore che fungevano anche da infermiere. In quegli anni, è ospite, in uno dei quattro “appartamentini” riservati ai paganti, Dario Fo, accompagnato daFranca Rame, per sottoporsi ad un intervento oculistico.
Fino a inizio anni ’50, proprietà e gestione coincidono. Poi avviene una differenziazione fra proprietà (mantenuta dal dottor Fiori) e la gestione affidata ad una società composta dallo stesso Fiori con Mario Slaviero e un gruppo di medici. Tra le specialità, la chirurgia generale, l’ostetricia e ginecologia (a Villa delle Rose sono nati quasi tutti i bambini del Dopoguerra agli anni ’90), ortopedia, medicina, oculistica, cardiologia ed otorinolaringoiatria. Nel ’59 la proprietà ottiene licenza per ampliare la struttura, acquistando il terreno retrostante e Villa Serena, poi residenza per anziani e poliambulatorio. Nello stesso anno Fiori cede quasi il 26% di proprietà. Nel ’70 nasce una nuova società di gestione, la Salus srl, e altre quote di proprietà vengono cedute a nuovi soci. Nel ’78 muore il dottor Fiori, che da fondatore e propulsore dell’ospedalità privata divenne coagulatore delle associazioni di categoria, fondando a Roma l’Associazione italiana ospedalità privata, tuttora operante con 50mila posti letto associati. A fine anni ’90, è acquistata dal Gruppo Villa Maria, assumendo il nome di Salus Hospital, uno dei principali centri di alta Specialità della regione.
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