Pd, grandi manovre al via per l’ipotesi del Costa bis
di Gabriele Farina
Il segretario uscente nicchia su una ricandidatura: «Deciderò dopo Festareggio» Renziani reggiani alla finestra, vogliono una federazione in linea con il nazionale
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REGGIO EMILIA. Il Pd si prepara a un Costa-bis alla guida della segreteria provinciale? Il diretto interessato nicchia («Deciderò se ricandidarmi a Festareggio, dopo le vacanze», spiega); tuttavia, negli ambienti del Pd appare in parte rientrata la sfida lanciata al segretario uscente appena qualche giorno fa, quando l’area renziana aveva alzato i toni proprio in vista della partita congressuale, chiedendo un maggior allineamento della federazione reggiana con la segreteria nazionale.
I renziani per ora avrebbero deciso di virare verso l’unitarietà, mirando più alla squadra che guiderà il partito piuttosto che all’identità del nuovo (o vecchio) capitano. Nella ciurma del Pd, le riflessioni sono iniziate dopo l’arrivo di una lettera, firmata da Andrea Rossi (ex sindaco di Casalgrande, sottosegretario regionale e responsabile nazionale dell'organizzazione Dem) e Maurizio Martina (ministro delle Politiche agricole e vicesegretario nazionale Pd). Un faro che indica quali saranno gli scogli da superare nel percorso da oggi al 22 ottobre, termine ultimo per fissare la nuova assemblea provinciale sulla direzione che verrà. I sostenitori di Renzi pongono alcuni paletti per evitare che il Congresso provinciale possa mostrare lacerazioni dopo le tante ferite riscontrate a livello nazionale, alla vigilia di sfide importanti elettorali anche nel Reggiano.
La separazione di Mdp e i risultati delle ultime urne sono ondate che hanno scosso la chiglia dell’imbarcazione Dem. Ora, sottolineano dall’area renziana, occorre una prova di maturità e una comunione d’intenti, al di là di pregiudizi.
Dall’entourage dei renziani reggiani si definiscono tre principi che dovranno fare da cardine nella nuova rotta della segreteria provinciale: serietà, responsabilità, valori. I terzi non implicano necessariamente di rimanere ancorati a una linea del centrosinistra vecchio stile. In periodi di trattative con altre forze politiche, si guarda a quella che si può definire una condivisione di idee senza etichette. I primi due cardini, invece, fanno più che altro rima con un’altra parola chiave: unità. Un concetto su cui s’è speso molto il segretario provinciale uscente e su cui dovrebbe tornare a lavorare, evitando altre prese di posizione (se non veri ammutinamenti) che possono non giovare al Pd anche a livello locale. Restano infatti malumori vecchi e recenti, che continuano a minare l’unità del partito e la continuità della segreteria uscente. Al Congresso, di fatto, si giocherà anche la riuscita del cosiddetto patto “quadro” di qualche mese fa tra il ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio, e il parlamentare Pd, giovane turco, Maino Marchi, durante un incontro avvenuto nella capitale per riconfermare l'attuale segretario provinciale, ed evitare un'ennesima consultazione lacerante, come il 4 novembre di tre anni fa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I renziani per ora avrebbero deciso di virare verso l’unitarietà, mirando più alla squadra che guiderà il partito piuttosto che all’identità del nuovo (o vecchio) capitano. Nella ciurma del Pd, le riflessioni sono iniziate dopo l’arrivo di una lettera, firmata da Andrea Rossi (ex sindaco di Casalgrande, sottosegretario regionale e responsabile nazionale dell'organizzazione Dem) e Maurizio Martina (ministro delle Politiche agricole e vicesegretario nazionale Pd). Un faro che indica quali saranno gli scogli da superare nel percorso da oggi al 22 ottobre, termine ultimo per fissare la nuova assemblea provinciale sulla direzione che verrà. I sostenitori di Renzi pongono alcuni paletti per evitare che il Congresso provinciale possa mostrare lacerazioni dopo le tante ferite riscontrate a livello nazionale, alla vigilia di sfide importanti elettorali anche nel Reggiano.
La separazione di Mdp e i risultati delle ultime urne sono ondate che hanno scosso la chiglia dell’imbarcazione Dem. Ora, sottolineano dall’area renziana, occorre una prova di maturità e una comunione d’intenti, al di là di pregiudizi.
Dall’entourage dei renziani reggiani si definiscono tre principi che dovranno fare da cardine nella nuova rotta della segreteria provinciale: serietà, responsabilità, valori. I terzi non implicano necessariamente di rimanere ancorati a una linea del centrosinistra vecchio stile. In periodi di trattative con altre forze politiche, si guarda a quella che si può definire una condivisione di idee senza etichette. I primi due cardini, invece, fanno più che altro rima con un’altra parola chiave: unità. Un concetto su cui s’è speso molto il segretario provinciale uscente e su cui dovrebbe tornare a lavorare, evitando altre prese di posizione (se non veri ammutinamenti) che possono non giovare al Pd anche a livello locale. Restano infatti malumori vecchi e recenti, che continuano a minare l’unità del partito e la continuità della segreteria uscente. Al Congresso, di fatto, si giocherà anche la riuscita del cosiddetto patto “quadro” di qualche mese fa tra il ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio, e il parlamentare Pd, giovane turco, Maino Marchi, durante un incontro avvenuto nella capitale per riconfermare l'attuale segretario provinciale, ed evitare un'ennesima consultazione lacerante, come il 4 novembre di tre anni fa.
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