La crisi dei piccoli punti nascita Intanto chiude quello di Pavullo
Si conclude il caso modenese, con similitudini ma anche forti differenze rispetto a quello di Castelnovo Sull’Appennino reggiano raccolto il doppio di firme. Il sindaco Bini sollecita ancora l’assessore Venturi
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CASTELNOVO MONTI. Mentre per molti aspetti resta ancora in sospeso la situazione del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, a Pavullo nel Frignano le stesse problematiche hanno trovato un assetto che appare ormai definito. E non è positivo: è ormai certa la chiusura del locale reparto di ostetricia, almeno per quanto riguarda le nascite. La comunicazione è stata data nei giorni scorsi al sindaco Luciano Biolchini, che dice: «Perdo il punto nascite ma salvo l’ospedale».
Sono molti i paralleli con la situazione castelnovese, ma ci sono anche grosse differenze. Innanzitutto di chiusura si parlava da tempo anche nel Modenese, e il tema ha trovato molta meno “resistenza” rispetto all’Appennino reggiano, probabilmente perché nel territorio montano modenese la viabilità per accedere ad altri ospedali è più rapida e agevole. Da noi ci sono borgate a più di un’ora di macchina dal capoluogo Castelnovo. A Pavullo una opposizione popolare rispetto alla chiusura è nata solo da poco, a differenza di quanto viene portato avanti ormai da mesi e mesi a Castelnovo dai comitati, Salviamo le Cicogne in primis, ma anche rispetto a quanto avvenuto a Borgo Val di Taro, nel Parmense.
Da pochi giorni nel modenese è stata attivata una raccolta firme contro la chiusura del punto nascite di Pavullo, arrivata a 5.666 sottoscrizioni. Quella attivata dalle Cicogne è stata consegnata mesi fa a Bologna con oltre 10mila firme, per dare un’idea della proporzione. Anche nel Modenese, a fronte della prossima chiusura, sono stati promessi nuovi investimenti sugli altri reparti dell’ospedale di Pavullo, per circa 5 milioni di euro (per il Sant’Anna ne sono stati annunciati circa 3 milioni).
I comitati pavullesi sottolineano anche alcuni annunci fatti nel recente passato dall’assessore regionale alla sanità Sergio Venturi, che aveva sottolineato come «attraverso una integrazione del reparto di Pavullo con quello di Sassuolo ci potranno essere le condizioni per una richiesta di deroga alla chiusura». Un passaggio che ha fatto commentare su Facebook anche il sindaco di Castelnovo e presidente dell’Unione Enrico Bini. «Assessore Venturi, qui da noi l’integrazione con il Santa Maria nuova c’è già».Che sembra sottintendere un’altra domanda: visto che la giunta regionale ne ha manifestato l’intenzione già da tempo (ad inizio aprile), quando sarà formalmente avanzata la richiesta di deroga per il Sant’Anna?
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Sono molti i paralleli con la situazione castelnovese, ma ci sono anche grosse differenze. Innanzitutto di chiusura si parlava da tempo anche nel Modenese, e il tema ha trovato molta meno “resistenza” rispetto all’Appennino reggiano, probabilmente perché nel territorio montano modenese la viabilità per accedere ad altri ospedali è più rapida e agevole. Da noi ci sono borgate a più di un’ora di macchina dal capoluogo Castelnovo. A Pavullo una opposizione popolare rispetto alla chiusura è nata solo da poco, a differenza di quanto viene portato avanti ormai da mesi e mesi a Castelnovo dai comitati, Salviamo le Cicogne in primis, ma anche rispetto a quanto avvenuto a Borgo Val di Taro, nel Parmense.
Da pochi giorni nel modenese è stata attivata una raccolta firme contro la chiusura del punto nascite di Pavullo, arrivata a 5.666 sottoscrizioni. Quella attivata dalle Cicogne è stata consegnata mesi fa a Bologna con oltre 10mila firme, per dare un’idea della proporzione. Anche nel Modenese, a fronte della prossima chiusura, sono stati promessi nuovi investimenti sugli altri reparti dell’ospedale di Pavullo, per circa 5 milioni di euro (per il Sant’Anna ne sono stati annunciati circa 3 milioni).
I comitati pavullesi sottolineano anche alcuni annunci fatti nel recente passato dall’assessore regionale alla sanità Sergio Venturi, che aveva sottolineato come «attraverso una integrazione del reparto di Pavullo con quello di Sassuolo ci potranno essere le condizioni per una richiesta di deroga alla chiusura». Un passaggio che ha fatto commentare su Facebook anche il sindaco di Castelnovo e presidente dell’Unione Enrico Bini. «Assessore Venturi, qui da noi l’integrazione con il Santa Maria nuova c’è già».Che sembra sottintendere un’altra domanda: visto che la giunta regionale ne ha manifestato l’intenzione già da tempo (ad inizio aprile), quando sarà formalmente avanzata la richiesta di deroga per il Sant’Anna?
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