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«Clan? Diletto è un imprenditore» 

«Clan? Diletto è un imprenditore» 

Appello di Aemilia: la difesa chiede il proscioglimento da tutte le imputazioni

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BOLOGNA. Un imprenditore eclettico, ma non un mafioso e men che meno uno dei capi della cosca emiliana con epicentro a Reggio Emilia.

Ha corso lungo questi binari l’arringa di due ore e mezza dell’avvocato Alessandro Sivelli che ieri – in Corte d’appello dove si sta svolgendo il processo Aemilia di secondo grado per gli imputati che hanno puntato su riti alternativi – ha chiesto il proscioglimento da tutti i reati contestati per il 50enne Alfonso Diletto. In primo grado Diletto è stato condannato a 14 anni 2 mesi e 20 giorni ed ora in Appello l’accusa ha richiesto la stessa pena.

Secondo la Dda di Bologna il 50enne è uno dei capi del clan (con Parma e Reggio Emilia come zone controllate) con “compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire e delle vittime da colpire”. Sempre per i pm si tratta di una figura di primo piano che risolve i conflitti fra associati, tiene i rapporti con il boss Nicolino Grande Aracri, ricicla soldi di provenienza illecita e “in particolare ha sistematicamente attuato, al fine di eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali, la strategia delle fittizie intestazioni di società ed immobili, agendo come socio occulto, favorendo il reimpiego di denaro proveniente dai reati perpetrati dai vari esponenti della ’ndrangheta”.

Un “quadro” aggredito in toto dalla difesa: «Non vi sono i presupposti – dice l’avvocato Sivelli al termine dell’udienza tenutasi a porte chiuse – per dire che Diletto faceva parte della presunta associazione mafiosa. Il riciclaggio? In tutte le sue società ha investito denaro suo e non di altri imputati, come pure è impensabile che abbia agito in quel modo quando nel 2012 è entrato in contatto con la Save Group di Montecchio che aveva già chiesto il concordato preventivo, vi è solo alla base un equivoco sulle parole intercettate a Grande Aracri che, in realtà, si riferiva ad un’altra società. Diletto non c’entra con la presunta cosca, non partecipa a riunioni. Risolve i conflitti? Nella lottizzazione di Sorbolo non solo non partecipa come impresa edile, ma si schiera a favore di Francesco Falbo, quindi contro gli interessi di tutti gli altri coinvolti in questo affare. E non lo si può accusare di tentata estorsione – conclude il difensore – quando nel 2013 aveva acquistato quote dello stabilimento balneare Marinabay di Marina di Ravenna e si era presentato come proprietario da chi lo stava gestendo con un contratto non valido, da qui la discussione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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