Punti nascita, la Regione promette: «Tre milioni di euro per Castelnovo»
Il governatore Bonaccini: «Se sono interessati, la Regione è pronta a investire, ma il futuro lo decide la commissione»
REGGIO EMILIA. «Se a Castelnovo Monti sono interessati, siamo pronti come Regione a investire tre milioni di euro per il punto nascite. Siamo pronti a chiedere anche a chiedere una deroga al ministro della Salute su un’eventuale chiusura». Il governatore Stefano Bonaccini interviene nella città del Tricolore all’inaugurazione del nuovo Centro specialistico odontoiatrico. Il tema è la salute a tutte le età e sia le partorienti sia i neonati rientrano nell’elenco.
«Vogliamo garantire ai bambini che nascono la migliore qualità possibile», garantisce il presidente della Regione. Cosa può succedere? L’accordo siglato nel 2010 tra Stato e Regioni prevede che ogni punto nascite, per essere mantenuto in vita, debba avere almeno mille nascite all’anno. Averne la metà equivale a raggiungere la soglia minima di sicurezza.
A Castelnovo Monti, tuttavia, i 500 nati all’anno non si raggiungono neanche in due anni. Secondo dati citati dalla Regione, i parti sono stati 153 nel 2016 e 159 nel 2015. Di questo passo, occorrerebbero oltre tre anni per raggiungere lo standard, atteso però in dodici mesi. Nella stessa situazione rischia di trovarsi stabilmente il punto nascite di Scandiano e sono già quelli di Borgotaro (Parma) e Pavullo (Modena).
Sommando i nati nel 2016 nelle tre strutture citate da Bonaccini (Scandiano esclusa) si arriva a 473, vale a dire 27 in meno di quelli attesi in un singolo punto nascite e 1.027 in meno se ognuno di essi rispettasse la media dei 500 nati annui.
Il problema non è nuovo: lo scorso anno i neonati erano stati 157 a Borgotaro, 261 a Pavullo e 159 a Castelnovo, appunto. «Come mai il rischio non è emerso negli anni scorsi – domanda Giuseppe Pagliani, capogruppo di Terre Reggiane - Forza Italia – quando il numero dei bimbi nati era già abbondantemente sotto la soglia minima dei 500 parti all’anno?».
Pagliani difende il Comitato delle cicogne che si oppone alla chiusura del punto nascita. Tuttavia, stavolta sembra che il taglio cesareo dei servizi arriverà. Non è chiaro chi si prenderà la responsabilità per recidere con la forbice: la politica o il mondo dei professionisti?
«Aspettiamo i risultati delle commissioni – anticipa Bonaccini – contiamo di avere gli esiti abbastanza presto. È bene che ciascuno mantenga le sue competenze. A Porretta Terme (Bologna) abbiamo chiuso un punto nascita, non un ospedale: non ne chiuderemo». Attento a definire i ruoli il sindaco Luca Vecchi. Il primo cittadino introduce un detto dialettale per spiegare che «bisogna ascoltare i dottori, soprattutto quando pongono problemi di sicurezza, relativi ai bambini o al futuro: così ha funzionato sinora la sanità a Reggio».
Il sindaco ammette però che «è un periodo in cui la distinzione dei ruoli non è chiara tutti». In ogni caso, prosegue Vecchi, «non è compito della politica prendere certe decisioni e non è compito dei professionisti prenderne altre».
Carta bianca ai professionisti negli ambiti di riferimento la lascia il presidente della Provincia, Giammaria Manghi. «La fiducia in loro riposta non può essere a tempo – garantisce Manghi – perché non possono essere presi e poi deposti quando non servono, come avviene in un supermarket».
«È uno strano mestiere il nostro – commenta Fausto Nicolini, direttore generale della neonata (è il caso di dirlo) azienda sanitaria locale unica di Reggio – perché un giorno siamo bravissimi e competenti, un altro ti prendono a pesci in faccia e diventi il bersaglio di un tiro incrociato in una gara a chi la spara più grossa. Eppure, siamo sempre le stesse persone, gli stessi professionisti con la stessa testa, che ragionano nello stesso modo».
Il medico si chiede se non ne abbia viste troppe in 33 anni di carriera, ricorda interventi negli ospedali e spiega che sarà sempre accanto ai professionisti in un «periodo difficile e tormentato». Perché?
«In una materia spesso complessa e complicata a noi capita di dover prendere decisioni diverse – prosegue Nicolini – di cui alcune gradite e altre a volte impopolari. Noi addetti ai lavori facciamo da tanti anni il mestiere per scelta e con passione. Sappiamo che la decisione più importante è quella più difficile e sofferta, più utile e necessaria, più responsabile per la tutela della salute e della sicurezza di chi si affida a noi con fiducia. La medicina più amara è spesso quella indispensabile».
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