Casalgrande, la sorella della ragazza morta: «Quella strada è ancora pericolosa»
Lucrezia Lombardi è morta nel 2016, la sorella Elisa: «Nonostante i miei esposti e le foto, nessun provvedimento è stato preso»
CASALGRANDE. «La morte di mia sorella non ha insegnato nulla? Cosa si aspetta a prendere provvedimenti per mettere in sicurezza quella pericolosissima strada che è via Molinazza?». Sono parole di profondissimo dolore, quelle di Elisa Lombardi, la sorella maggiore di Lucrezia Lombardi, la 21enne casalgrandese morte il 10 aprile 2016 in un incidente stradale lungo via Molinazza a Fellegara, la grande strada alberata che collega lo stradone di Arceto al centro di Fellegara.
La ragazza aveva trascorso il sabato sera a Reggio con l’amica Alessia Barbieri, dopo aver terminato il proprio turno in una gelateria in Casalgrande. Dopo una nottata in discoteca, verso le 7 si erano messe in marcia verso casa, passando dalla strada di Sabbione per poi deviare in via Molinazza con l’intenzione di prendere le rotonde che avrebbero condotto sino a Casalgrande. Lì, pochi minuti dopo che Lucrezia aveva chiamato la madre per rassicurarla sul rientro, l’incidente fatale. La Lancia Y guidata da Elisa era sbandata e si era schiantata contro il tronco di uno dei tanti alberi presenti al lato della strada. La disgrazia, oltre a colpire pesantemente la comunità casalgrandese, aveva fatto tornare di attualità la querelle della sicurezza in quell’area, dove in passato erano già avvenuti diversi incidenti mortali con giovani coinvolti, sempre conclusi con violentissimi impatti contro gli alberi.
E proprio su via Molinazza vuol tornare la sorella Elisa: «Dopo quanto è accaduto mi sono informata, ho acquisito lo storico di quella strada, che ho poi depositato al Comune di Scandiano alle figure di riferimento», scrive amaramente la Lombardi.
Adesso, a oltre un anno di distanza, «la morte di mia sorella diventa ancora più assurda e io mi ritrovo in ogni istante a chiedermi: perché nessuno ha fatto nulla? La strada di cui si parla è soprannominata “strada della morte” a causa dei numerosi incidenti accaduti, i quali, più di una volta, non hanno lasciato scampo agli automobilisti».
E continua: «Ignoro e non riesco a comprendere il motivo per il quale, a fronte di un così grave problema di sicurezza stradale, le autorità competenti non hanno mai fatto nulla di concreto. Frequentandola, ho notato che si vede all’orizzonte solo un “arredo” urbano in disuso (uno di quei classici box arancioni per autovelox)». La Lombardi parla dopo collaudi “diretti”. «Ho personalmente fatto delle fotografie ed è evidente che le problematiche di sicurezza sono molteplici, come la carreggiata stretta e con forti dislivelli, che se condotta anche a minima velocità porta fuori strada – spiega –. C’è poi l’assenza totale di manutenzione degli alberi che costeggiano la strada e che in certi tratti curvilinei tolgono la visibilità. Inoltre gli alberi sono posti solo a 2 metri dalla carreggiata, quando invece la legislazione sulla sicurezza stradale richiede una distanza di almeno 6». Perché, conclude, «questi alberi così vicini alla carreggiata vengono mantenuti? Perché le autorità competenti non prendono provvedimenti? Perché dopo la morte della “mia biondina”, i miei esposti e il mio incontro in Comune, nulla è stato fatto per impedire che la mia tragedia capiti a qualche altra famiglia? Mi sembra di lottare contro i “mulini a vento”». (adr.ar.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
