«Così stiamo rilanciando il futuro della Methis»
di Luciano Salsi
Il presidente Bolondi sul destino della coop rilevata dai suoi stessi ex lavoratori «Non siamo ancora usciti dalla crisi ma quell’esperienza non poteva morire»
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REGGIO EMILIA . Dimostrano coraggio e intraprendenza i 25 soci che dopo il crac Coopsette hanno preso sulle proprie spalle il destino del ramo d’azienda Methis, dei lavoratori, delle loro famiglie e dell’indotto. Al vertice della cooperativa Methis Office Lab, nata lo scorso primo luglio, siede il presidente Paolo Bolondi, 55enne, sposato con figli. Finora aveva avuto un ruolo dirigenziale in Coopsette, in cui era entrato nell’85. Ora scommette, insieme agli altri soci, sulla continuazione di un’esperienza che a suo parere non poteva e non doveva essere abbandonata.
Da cosa è nata l’idea di creare Methis Office Lab?
«Dalla convinzione che non si potesse lasciare morire l’esperienza di Methis. Era un pezzo della nostra storia che doveva rimanere. Lo dicevamo con il cuore e con la mente, toccando con mano le potenzialità dell’impresa».
Eppure la situazione sembrava disperata. Che cosa vi ha indotti a provare a ribaltarla?
«Ci siamo convinti delle possibilità del mercato grazie alle scelte del commissario liquidatore Giorgio Pellacini, il quale, dopo avere avviato il 30 ottobre 2015 la procedura di liquidazione, ha preso atto delle manifestazioni d’interesse e, quindi, ha consentito a Methis di continuare a lavorare rinnovando ogni tre mesi l’esercizio provvisorio fino allo scorso mese di febbraio. In tal modo abbiamo mantenuto i contatti con i clienti e i fornitori. Invece sarebbe stato impossibile riprendere l’attività dopo una lunga interruzione».
Qual è stato in questa vicenda il ruolo di Legacoop?
«Qualcuno l’ha accusata ingiustamente di essersi tenuta in disparte. In realtà Legacoop ha colto subito il nostro interesse a fare qualcosa e la coesione del nostro gruppo. Così ci ha accompagnati con molta efficacia assicurandoci l’assistenza in un’operazione che, grazie a lei, abbiamo condotto a termine da marzo in un tempo rapidissimo».
Quale rapporto avete avuto con il sindacato?
«Abbiamo avuto un contributo positivo da parte della Fiom, che ha dialogato con i lavoratori e ci ha aiutati a trovare le soluzioni ai problemi che si ponevano. L’intera operazione è stata condotta a termine con il sostegno di tre soggetti, il commissario straordinario, la Lega e il sindacato».
Qual è il ruolo del presidente?
«Io mi considero l’allenatore della squadra. Non siamo usciti dalla crisi e la situazione rimane difficile. Tuttavia il nostro prodotto è ancora ricercato e il marchio Methis ha un mercato».
Com’è composta la squadra?
«La coop è stata costituita lo scorso 25 maggio da nove soci con l’obiettivo di presentare un’offerta al commissario liquidatore. Il 5 giugno abbiamo proposto di prendere in affitto per 16 mesi e poi acquistare il ramo d’azienda. Poichè nessun'altra offerta è pervenuta, abbiamo firmato l’accordo il 30 giugno. Ora i soci sono 22. Entro la fine di luglio arriveremo a 25 (14 operai e 11 impegati), di cui 19 provenienti da Methis e 6 da Coopsette. Questi ultimi, fra cui il sottoscritto, coprono funzioni amministrative non svolte dalla vecchia Methis. Ci proponiamo, inoltre, di assumere i 21 lavoratori che sono attualmente in cassa integrazione. Ne rimangono fuori quattro che hanno trovato altre occupazioni».
Quale rischio si assumono i soci?
«Ognuno ha investito l'anticipo Naspi, che per la maggior parte assomma a 15 mila euro, ma può arrivare a 18mila. Rischiamo di perdere tanto, ma ci siamo messi in gioco per mandare avanti il modello cooperativo».
Da cosa è nata l’idea di creare Methis Office Lab?
«Dalla convinzione che non si potesse lasciare morire l’esperienza di Methis. Era un pezzo della nostra storia che doveva rimanere. Lo dicevamo con il cuore e con la mente, toccando con mano le potenzialità dell’impresa».
Eppure la situazione sembrava disperata. Che cosa vi ha indotti a provare a ribaltarla?
«Ci siamo convinti delle possibilità del mercato grazie alle scelte del commissario liquidatore Giorgio Pellacini, il quale, dopo avere avviato il 30 ottobre 2015 la procedura di liquidazione, ha preso atto delle manifestazioni d’interesse e, quindi, ha consentito a Methis di continuare a lavorare rinnovando ogni tre mesi l’esercizio provvisorio fino allo scorso mese di febbraio. In tal modo abbiamo mantenuto i contatti con i clienti e i fornitori. Invece sarebbe stato impossibile riprendere l’attività dopo una lunga interruzione».
Qual è stato in questa vicenda il ruolo di Legacoop?
«Qualcuno l’ha accusata ingiustamente di essersi tenuta in disparte. In realtà Legacoop ha colto subito il nostro interesse a fare qualcosa e la coesione del nostro gruppo. Così ci ha accompagnati con molta efficacia assicurandoci l’assistenza in un’operazione che, grazie a lei, abbiamo condotto a termine da marzo in un tempo rapidissimo».
Quale rapporto avete avuto con il sindacato?
«Abbiamo avuto un contributo positivo da parte della Fiom, che ha dialogato con i lavoratori e ci ha aiutati a trovare le soluzioni ai problemi che si ponevano. L’intera operazione è stata condotta a termine con il sostegno di tre soggetti, il commissario straordinario, la Lega e il sindacato».
Qual è il ruolo del presidente?
«Io mi considero l’allenatore della squadra. Non siamo usciti dalla crisi e la situazione rimane difficile. Tuttavia il nostro prodotto è ancora ricercato e il marchio Methis ha un mercato».
Com’è composta la squadra?
«La coop è stata costituita lo scorso 25 maggio da nove soci con l’obiettivo di presentare un’offerta al commissario liquidatore. Il 5 giugno abbiamo proposto di prendere in affitto per 16 mesi e poi acquistare il ramo d’azienda. Poichè nessun'altra offerta è pervenuta, abbiamo firmato l’accordo il 30 giugno. Ora i soci sono 22. Entro la fine di luglio arriveremo a 25 (14 operai e 11 impegati), di cui 19 provenienti da Methis e 6 da Coopsette. Questi ultimi, fra cui il sottoscritto, coprono funzioni amministrative non svolte dalla vecchia Methis. Ci proponiamo, inoltre, di assumere i 21 lavoratori che sono attualmente in cassa integrazione. Ne rimangono fuori quattro che hanno trovato altre occupazioni».
Quale rischio si assumono i soci?
«Ognuno ha investito l'anticipo Naspi, che per la maggior parte assomma a 15 mila euro, ma può arrivare a 18mila. Rischiamo di perdere tanto, ma ci siamo messi in gioco per mandare avanti il modello cooperativo».
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