«Guerra fra bande, tutto è iniziato nel 2015»
Mirabile, autore di un libro sulla criminalità in via Turri, racconta il fenomeno delle «mafie nigeriane»
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REGGIO EMILIA. «Prima o poi in zona stazione ci scapperà il morto, sarà così e purtroppo non mi sbaglierò». Esordisce così, senza mezzi termini, Roberto Mirabile, presidente dell’associazione Caramella Buona e autore di un volume sul fenomeno della criminalità in via Turri e dintorni e su come stia cambiando. Secondo Mirabile, impressione confermata anche dagli ultimi arresti delle forze dell’ordine e da quanto raccontato da residenti e comitati, la gestione dei giri di droga e di prostituzione in quel quartiere è ormai passata nelle mani dei nigeriani.
«Il vero episodio scatenante – spiega – primo campanello d’allarme di una lotta intestina fra etnie per il controllo del territorio, è stata la maxi rissa a colpi di machete del 6 settembre 2015, alle 16. Ancora oggi non sappiamo i reali motivi che hanno scatenato quella violenza. Possibile che si sia trattato solo di gelosia per una ragazza? A mio parere lì sono cominciate le guerre fra bande rivali che proseguono ancora oggi con risse, accoltellamenti e bottigliate».
Si tratterebbe quindi, secondo Mirabile, di «una lotta fra marocchini e nigeriani ma anche all’interno delle stesse mafie del centro Africa. Questa immigrazione spesso incontrollata sta creando delle sacche di territorio, come in zona stazione, dove coesistono più bande che si stanno pestando i piedi. A favorire l’avanzata della mafia africana ha poi contribuito la parziale retrocessione di quella nostrana, azzoppata dal processo Aemilia. Fino a che c’erano i calabresi che controllavano totalmente la piazza, avevano tutto l’interesse a mantenere un clima di tacita tranquillità».
Mentre per lo spaccio ci sono ancora lotte interne, sulla prostituzione invece tutto è ormai nelle mani dei nigeriani. «Caratteristica di questo giro di prostitute molto violento – conclude Mirabile – è che a differenza di tutte le altre etnie coinvolge anche le donne. Che in grande maggioranza sono vittime soggiogate, anche tramite riti tribali, mentre alcune per riscattarsi col tempo diventano delle “mamà”, delle sfruttatrici di altre ragazze». (l.g.)
«Il vero episodio scatenante – spiega – primo campanello d’allarme di una lotta intestina fra etnie per il controllo del territorio, è stata la maxi rissa a colpi di machete del 6 settembre 2015, alle 16. Ancora oggi non sappiamo i reali motivi che hanno scatenato quella violenza. Possibile che si sia trattato solo di gelosia per una ragazza? A mio parere lì sono cominciate le guerre fra bande rivali che proseguono ancora oggi con risse, accoltellamenti e bottigliate».
Si tratterebbe quindi, secondo Mirabile, di «una lotta fra marocchini e nigeriani ma anche all’interno delle stesse mafie del centro Africa. Questa immigrazione spesso incontrollata sta creando delle sacche di territorio, come in zona stazione, dove coesistono più bande che si stanno pestando i piedi. A favorire l’avanzata della mafia africana ha poi contribuito la parziale retrocessione di quella nostrana, azzoppata dal processo Aemilia. Fino a che c’erano i calabresi che controllavano totalmente la piazza, avevano tutto l’interesse a mantenere un clima di tacita tranquillità».
Mentre per lo spaccio ci sono ancora lotte interne, sulla prostituzione invece tutto è ormai nelle mani dei nigeriani. «Caratteristica di questo giro di prostitute molto violento – conclude Mirabile – è che a differenza di tutte le altre etnie coinvolge anche le donne. Che in grande maggioranza sono vittime soggiogate, anche tramite riti tribali, mentre alcune per riscattarsi col tempo diventano delle “mamà”, delle sfruttatrici di altre ragazze». (l.g.)
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