Il comitato al Comune «Metta soldi sui rimpatri»
di Leonardo Grilli
La proposta di Reggio Est Sicura per spezzare il filo tra clandestini e criminalità Il portavoce Grasselli: «Chiediamo un fondo per finanziare i voli di rientro»
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REGGIO EMILIA. Un fondo, finanziato con i soldi che attualmente vengono destinati dal Comune a centri sociali e associazioni, per poter pagare i rimpatri dei migranti irregolari sul territorio reggiano. Questa è, in estrema sintesi, la proposta che il comitato di cittadini Reggio Est Sicura (Cres) intende proporre all’amministrazione reggiana per combattere il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Strettamente legato, come afferma il portavoce Corrado Grasselli, alla criminalità in zona stazione e nel territorio di Reggio Emilia. «È un circolo vizioso – spiega Grasselli – quando le commissioni respingono la richiesta di ottenere lo status di richiedente asilo, o le questure revocano un permesso di soggiorno, il migrante quasi sempre riceve un foglio di via. Il rimpatrio o l’accompagnamento alla frontiera sono molto rari. E così colui che dovrebbe essere espulso resta come clandestino ma non può ottenere un lavoro, stipulare un contratto di affitto o esercitare qualsiasi tipo di attività regolare. Per sopravvivere, dunque, molto spesso si dedica allo spaccio e al crimine».
Sarebbe dunque anche l’immigrazione irregolare, secondo il portavoce di Cres, a incrementare il fenomeno dello spaccio e della prostituzione in via Turri. Entrambi in larga parte in mano alla criminalità nigeriana, come sembrano dimostrare gli arresti più recenti o gli ultimi episodi di risse e accoltellamenti in zona stazione. Per questo, a settembre, il comitato proporrà al Comune un progetto per incrementare i rimpatri diretti degli irregolari: «Non esiste una statistica di quanti siano i clandestini a Reggio Emilia – prosegue Grasselli – non sappiamo se siano centinaia o migliaia ma questo non può far dormire sonni tranquilli. C’è una legge che sancisce il rimpatrio se un migrante è privo di permesso di soggiorno e noi chiediamo solo che questa norma sia applicata. E se attualmente spesso vengono dati solo fogli di via dato il costo elevato di un singolo rimpatrio per lo Stato, circa 4mila euro, allora chiediamo al Comune di occuparsi esso stesso degli irregolari sul suo territorio. In autunno proporremo al sindaco di istituire un fondo da usare per finanziare i voli di rimpatrio dei clandestini, senza però pesare sulle tasche dei reggiani. I soldi andranno sottratti a una parte di quegli innumerevoli finanziamenti che l’amministrazione eroga a centri sociali, associazioni e cooperative».
Oltre al “fondo anti irregolari” il comitato proporrà anche una politica «più stringente sui controlli. Chiederemo che, esattamente come accade in tutte le società civili, le forze di polizia inizino a fermare per strada gli stranieri chiedendo loro il permesso di soggiorno. E, se ne sono privi, ci si attivi subito per il rimpatrio così come stabilisce la legge. Abbiamo bisogno di mettere le cose a posto a Reggio Emilia perché ormai la situazione è fuori controllo. È stato il Comune e la politica reggiana a creare questo problema. Bene, adesso lo risolva».
Anche sul tema della prostituzione nei dintorni di piazza Secchi i membri del comitato sono attivi da molto tempo. E, di fatto, confermano che il giro di lucciole sia sotto il controllo delle bande nigeriane. «Organizziamo più o meno tre passeggiate notturne a settimana – conclude Grasselli – con lo scopo di dissuadere i clienti e di eliminare la fonte di guadagno per le prostitute che, ormai, sono praticamente tutte nigeriane. Anche se, spesso, spariscono non appena vengono avvisate dalle vedette in bicicletta. Non abbiamo mai avuto problemi con le lucciole o con i protettori anche perché non andiamo mai verso di loro e non cerchiamo certo lo scontro. I controlli delle forze dell’ordine certo ci sono ma è un fenomeno difficile da sradicare sia per la polizia che per l’amministrazione».
Se combattere la prostituzione da strada è complesso, diverso è per lo sfruttamento che avviene nei luoghi pubblici. La squadra mobile della questura, infatti, dal 2015 a oggi ha sequestrato 22 centri messaggi a gestione cinese, due alloggi privati e un circolo privato.
Sarebbe dunque anche l’immigrazione irregolare, secondo il portavoce di Cres, a incrementare il fenomeno dello spaccio e della prostituzione in via Turri. Entrambi in larga parte in mano alla criminalità nigeriana, come sembrano dimostrare gli arresti più recenti o gli ultimi episodi di risse e accoltellamenti in zona stazione. Per questo, a settembre, il comitato proporrà al Comune un progetto per incrementare i rimpatri diretti degli irregolari: «Non esiste una statistica di quanti siano i clandestini a Reggio Emilia – prosegue Grasselli – non sappiamo se siano centinaia o migliaia ma questo non può far dormire sonni tranquilli. C’è una legge che sancisce il rimpatrio se un migrante è privo di permesso di soggiorno e noi chiediamo solo che questa norma sia applicata. E se attualmente spesso vengono dati solo fogli di via dato il costo elevato di un singolo rimpatrio per lo Stato, circa 4mila euro, allora chiediamo al Comune di occuparsi esso stesso degli irregolari sul suo territorio. In autunno proporremo al sindaco di istituire un fondo da usare per finanziare i voli di rimpatrio dei clandestini, senza però pesare sulle tasche dei reggiani. I soldi andranno sottratti a una parte di quegli innumerevoli finanziamenti che l’amministrazione eroga a centri sociali, associazioni e cooperative».
Oltre al “fondo anti irregolari” il comitato proporrà anche una politica «più stringente sui controlli. Chiederemo che, esattamente come accade in tutte le società civili, le forze di polizia inizino a fermare per strada gli stranieri chiedendo loro il permesso di soggiorno. E, se ne sono privi, ci si attivi subito per il rimpatrio così come stabilisce la legge. Abbiamo bisogno di mettere le cose a posto a Reggio Emilia perché ormai la situazione è fuori controllo. È stato il Comune e la politica reggiana a creare questo problema. Bene, adesso lo risolva».
Anche sul tema della prostituzione nei dintorni di piazza Secchi i membri del comitato sono attivi da molto tempo. E, di fatto, confermano che il giro di lucciole sia sotto il controllo delle bande nigeriane. «Organizziamo più o meno tre passeggiate notturne a settimana – conclude Grasselli – con lo scopo di dissuadere i clienti e di eliminare la fonte di guadagno per le prostitute che, ormai, sono praticamente tutte nigeriane. Anche se, spesso, spariscono non appena vengono avvisate dalle vedette in bicicletta. Non abbiamo mai avuto problemi con le lucciole o con i protettori anche perché non andiamo mai verso di loro e non cerchiamo certo lo scontro. I controlli delle forze dell’ordine certo ci sono ma è un fenomeno difficile da sradicare sia per la polizia che per l’amministrazione».
Se combattere la prostituzione da strada è complesso, diverso è per lo sfruttamento che avviene nei luoghi pubblici. La squadra mobile della questura, infatti, dal 2015 a oggi ha sequestrato 22 centri messaggi a gestione cinese, due alloggi privati e un circolo privato.
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