Il Pd cambia la linea: «Dobbiamo farci carico delle paure che agitano le nostre città»
«Dobbiamo farci carico delle paure che agitano le nostre città». Il tema dei migranti approda alla direzione provinciale del Pd che domenica si è riunita in via Gandhi prima dell’assemblea cittadina,...
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«Dobbiamo farci carico delle paure che agitano le nostre città». Il tema dei migranti approda alla direzione provinciale del Pd che domenica si è riunita in via Gandhi prima dell’assemblea cittadina, che si terrà domani al teatro Artigiano di Massenzatico. Oggetto della discussione era il fenomeno dell’immigrazione, il tema politicamente più caldo e più spinoso da affrontare per i partiti di sinistra. È qui che il Pd ha votato all’unanimità un documento proposto dal segretario provinciale Andrea Costa, dietro il plauso delle altre federazioni provinciali. Un testo che, se da un lato rimarca la contrarietà alla legge che ha introdotto il reato di clandestinità in Italia, segna un altro passo verso la linea del no (o del nì) all’accoglienza dei richiedenti asilo. Una parziale virata verso destra partita già a livello nazionale dopo le ultime batoste elettorale delle amministrative, nelle quali il partito di Renzi ha perso a tutti i ballottaggi. Un voto deciso, nonostante le accuse più o meno velate agli scissionisti, in larga parte proprio dal tema dell’immigrazione. Capace di spostare enormi bacini elettorali. Nell’ordine del giorno votato si marcano le distanze dalla Bossi-Fini: «Una norma che obbliga i migranti economici a dichiararsi profughi politici e che ha creato i flussi illegali di profughi e rende difficile, come sottolineano le forze di polizia e la magistratura, le indagini a carico dei trafficanti di esseri umani». Ma un’altra norma che rende emergenziale la gestione del fenomeno è il regolamento di Dublino. «Va superato o quantomeno sospeso – spiegano i Dem – per chiamare in causa l’Europa intera nella gestione di flussi straordinari di migranti». Il segretario Costa è poi parito dal territorio per affrontare il tema: «Dobbiamo farci carico delle istanze dei nostri cittadini, delle paure che agitano le nostre città, e dobbiamo dire la verità. Le grandi migrazioni non si fermano scrivendo una norma, non possono essere gestite da uno solo Paese per quanto come generoso e attento alla dignità di tutti. Il limite dell’accoglienza sta nella possibilità di integrazione che siamo in grado di mettere in campo. E dobbiamo anche ricordare che a ogni donna o uomo, indipendentemente dal luogo di nascita, dal colore della pelle o dalla religione, va garantita la possibilità di vivere secondo le proprie aspirazioni e in piena dignità. Perché morire di fame non è meno importante che morire a causa di una guerra».
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