Morta Paola Bernardi della Faba
Sant’Ilario, la manager e azionista si è spenta a 80 anni. Stamattina il funerale
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SANT’ILARIO. Si è spenta all’età di 80 anni, nella sua abitazione, Paola Bernardi, manager Faba molto nota in paese. Originaria di Ferrara, Paola Bernardi è arrivata a Sant’Ilario a 5 anni, nel dopoguerra, seguendo il padre capostazione. Dopo aver frequentato una scuola professionale specializzandosi in amministrazione, è stata azionista della Faba, storica azienda leader nella produzione di scatole per alimenti che per decenni ha dato lavoro a tanti santilariesi.
La Faba in origine si trovava di fianco al Forum (dove ora c’è l’istituto Ipsia), prima di diventare Sirma e di trasferirsi a Calerno, dove si trova tutt’ora, di proprietà di una multinazionale, la Crown Imballaggi. Paola Bernardi ha iniziato come impiegata negli anni ‘60, vivendo appieno la crescita e l’espansione dello stabilimento cui dedicava l’anima e salendo uno ad uno i gradini dell’azienda, fino a diventare, per comprovata capacità e professionalità, la dirigente del personale, con una fama di carattere di ferro.
Negli ultimi anni di carriera, assieme ad altri due soci ex Faba, Paola Bernardi ha rilevato un’azienda in difficoltà dello stesso settore, la InCam di Campegine, assumendone la gestione e riuscendo a rilanciarla, fino alla cessione a fine anni 2000 con un’altra ragione sociale al gruppo irlandese Ardagh.
«Ha lavorato fino in tarda età, finché le forze glielo hanno permesso. Il lavoro era la sua grande passione, accanto alla casa, che arricchiva di fiori e arredi – afferma addolorato il marito Enzo Paterlini –. Una donna dalla personalità forte, sempre attiva e vivace. Ha fatto del bene a tante persone: aiutava chi era in difficoltà, la generosità era un suo tratto saliente. Era esigente però giusta: la gente la temeva e la rispettava perché sapeva che lei era imparziale e incorruttibile». Un’altra sua caratteristica era l’aspetto, sempre ordinato e impeccabile. «Ci teneva, la sua parrucchiera è venuta a pettinarla per l’ultima volta».
Senza figli, si è affezionata e ha cresciuto la bimba della sua donna di servizio somala, che ora è diventata una donna e abita a Boston. «Si scrivevano, si telefonavano. Paola andava a trovarla carica di regali. Sono rimaste molto unite».
Un anno fa le è stata diagnosticata una terribile malattia. «E’ stata coraggiosa e combattiva anche nella malattia». Operata all’ospedale San Raffele di Milano, da due mesi circa era tornata nella villa di via Canepari, all’angolo con il parco Che Guevara, dove si è spenta alle 3 di notte tra domenica e lunedì per una crisi respiratoria. Oltre al marito Enzo, lascia il fratello Gianni, che abita sopra di lei. Il funerale si terrà stamattina alle 10 nella di chiesa parrocchiale di Sant’Ilario; dopo la cerimonia religiosa, il feretro proseguirà per il cimitero locale. (am.p.)
La Faba in origine si trovava di fianco al Forum (dove ora c’è l’istituto Ipsia), prima di diventare Sirma e di trasferirsi a Calerno, dove si trova tutt’ora, di proprietà di una multinazionale, la Crown Imballaggi. Paola Bernardi ha iniziato come impiegata negli anni ‘60, vivendo appieno la crescita e l’espansione dello stabilimento cui dedicava l’anima e salendo uno ad uno i gradini dell’azienda, fino a diventare, per comprovata capacità e professionalità, la dirigente del personale, con una fama di carattere di ferro.
Negli ultimi anni di carriera, assieme ad altri due soci ex Faba, Paola Bernardi ha rilevato un’azienda in difficoltà dello stesso settore, la InCam di Campegine, assumendone la gestione e riuscendo a rilanciarla, fino alla cessione a fine anni 2000 con un’altra ragione sociale al gruppo irlandese Ardagh.
«Ha lavorato fino in tarda età, finché le forze glielo hanno permesso. Il lavoro era la sua grande passione, accanto alla casa, che arricchiva di fiori e arredi – afferma addolorato il marito Enzo Paterlini –. Una donna dalla personalità forte, sempre attiva e vivace. Ha fatto del bene a tante persone: aiutava chi era in difficoltà, la generosità era un suo tratto saliente. Era esigente però giusta: la gente la temeva e la rispettava perché sapeva che lei era imparziale e incorruttibile». Un’altra sua caratteristica era l’aspetto, sempre ordinato e impeccabile. «Ci teneva, la sua parrucchiera è venuta a pettinarla per l’ultima volta».
Senza figli, si è affezionata e ha cresciuto la bimba della sua donna di servizio somala, che ora è diventata una donna e abita a Boston. «Si scrivevano, si telefonavano. Paola andava a trovarla carica di regali. Sono rimaste molto unite».
Un anno fa le è stata diagnosticata una terribile malattia. «E’ stata coraggiosa e combattiva anche nella malattia». Operata all’ospedale San Raffele di Milano, da due mesi circa era tornata nella villa di via Canepari, all’angolo con il parco Che Guevara, dove si è spenta alle 3 di notte tra domenica e lunedì per una crisi respiratoria. Oltre al marito Enzo, lascia il fratello Gianni, che abita sopra di lei. Il funerale si terrà stamattina alle 10 nella di chiesa parrocchiale di Sant’Ilario; dopo la cerimonia religiosa, il feretro proseguirà per il cimitero locale. (am.p.)
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