Salvagente per gli ospedali periferici
di Adriano Arati
Bini: «I servizi principali confermati a Guastalla, Reggio e Castelnovo. Montecchio e Scandiano dovranno specializzarsi»
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CASTELNOVO MONTI. Un incontro positivo, «in cui si sono presi impegni e si è chiarita la volontà di fare tutto il possibile per gli ospedali periferici». Si dicono soddisfatti Enrico Bini e Alessio Mammi, sindaci rispettivamente di Castelnovo Monti e Scandiano, dopo l’assemblea pubblica organizzata dal Pd montano sulla situazione degli ospedali reggiani e in particolare del Sant’Anna di Castelnovo.
I tanti timori dei mesi scorsi sulla chiusura del punto nascite appenninico si sono inaspriti dopo la decisione dell’Ausl reggiana di sospendere per un mese a rotazione, da metà luglio sino a metà ottobre, l’attività dei punti nascita di Montecchio, Scandiano e Castelnovo Monti. Il tutto all’interno di un quadro di riorganizzazione e di adeguamento alle indicazioni ministeriali e regionali sui punti nascite che mettono il tetto minimo a 500 parti l’anno e fanno temere per il futuro di Castelnovo e Scandiano.
Del tema hanno parlato i sindaci coinvolti, Mammi, Bini e Paolo Colli di Montecchio, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il segretario del Pd provinciale Andrea Costa e quello appenninico Guido Tirelli, la consigliera regionale Roberta Mori, la senatrice Leana Pignedoli e il sindaco di Ventasso Antonio Manari, ex primario della cardiologia reggiana. «È stato un momento positivo perché si è parlato di tanti argomenti e sono stati presi impegni precisi, è stato evidenziato che la politica e gli amministratori devono poter ragionare di questi temi e confrontarsi sia con l’azienda sanitaria e coi suoi professionisti, il cui parere è ovviamente importantissimo, sia con la popolazione», commenta Bini. «In questo senso attendiamo anche il parere della commissione regionale sui punti nascite, da cui dovrebbero dipendere poi le decisioni, per capire come poterci muovere. Si è parlato di un impegno preciso per fare tutto il possibile per tenere vivo il punto nascite. Prima di tutto dobbiamo cercare di capire di cosa ci sia bisogno per dotare la struttura di Castelnovo dei requisiti necessari, e poi ragionare anche sul discorso delle deroghe per zone particolari come la montagna – riflette Bini –. È chiaro che con un’azienda unica ci saranno cambiamenti, ma è importante sia stato confermato l’asse Castelnovo-Reggio-Guastalla per i servizi principali, puntando sulla specializzazione per Montecchio e Scandiano».
«Tutti gli ospedali reggiani dovranno specializzarsi, e questo credo comporterà anche l’arrivo di alcune specializzazioni negli ospedali di provincia, che dovranno poi mantenere i servizi base», riflette invece lo scandianese Mammi.
«Il confronto di lunedì è stato utile, ha rimarcato come la politica debba farsi carico di questi problemi. Vanno ascoltati i pareri dei sanitari e le parole dei cittadini, poi tocca alla politica mettere insieme: “la politica è risolvere insieme i problemi di tutti”, per citare don Lorenzo Milani», ragiona il primo cittadino. «Il centro della riflessione sarà il nuovo Pal, il piano attuativo locale della rete ospedaliera. Gli ospedali dovranno essere sempre più un riferimento vicino per gli abitanti, sono realtà importanti anche per far sì che un territorio si senta tale», è il suo parere. «I servizi di base devono rimanere, quelli di terzo livello faranno ovviamente capo a Reggio mentre per quelli di secondo livello si dovrà pensare anche a spostarne alcuni dalla città alla provincia», prosegue. Il tutto analizzando la “clientela”: «oggi c’è una dispersione di pazienti reggiani che si rivolgono a strutture fuori provincia, e non solo per vicinanza geografica. Dobbiamo capire perché lo fanno e fornire delle risposte perché tornino nel reggiano».
I tanti timori dei mesi scorsi sulla chiusura del punto nascite appenninico si sono inaspriti dopo la decisione dell’Ausl reggiana di sospendere per un mese a rotazione, da metà luglio sino a metà ottobre, l’attività dei punti nascita di Montecchio, Scandiano e Castelnovo Monti. Il tutto all’interno di un quadro di riorganizzazione e di adeguamento alle indicazioni ministeriali e regionali sui punti nascite che mettono il tetto minimo a 500 parti l’anno e fanno temere per il futuro di Castelnovo e Scandiano.
Del tema hanno parlato i sindaci coinvolti, Mammi, Bini e Paolo Colli di Montecchio, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il segretario del Pd provinciale Andrea Costa e quello appenninico Guido Tirelli, la consigliera regionale Roberta Mori, la senatrice Leana Pignedoli e il sindaco di Ventasso Antonio Manari, ex primario della cardiologia reggiana. «È stato un momento positivo perché si è parlato di tanti argomenti e sono stati presi impegni precisi, è stato evidenziato che la politica e gli amministratori devono poter ragionare di questi temi e confrontarsi sia con l’azienda sanitaria e coi suoi professionisti, il cui parere è ovviamente importantissimo, sia con la popolazione», commenta Bini. «In questo senso attendiamo anche il parere della commissione regionale sui punti nascite, da cui dovrebbero dipendere poi le decisioni, per capire come poterci muovere. Si è parlato di un impegno preciso per fare tutto il possibile per tenere vivo il punto nascite. Prima di tutto dobbiamo cercare di capire di cosa ci sia bisogno per dotare la struttura di Castelnovo dei requisiti necessari, e poi ragionare anche sul discorso delle deroghe per zone particolari come la montagna – riflette Bini –. È chiaro che con un’azienda unica ci saranno cambiamenti, ma è importante sia stato confermato l’asse Castelnovo-Reggio-Guastalla per i servizi principali, puntando sulla specializzazione per Montecchio e Scandiano».
«Tutti gli ospedali reggiani dovranno specializzarsi, e questo credo comporterà anche l’arrivo di alcune specializzazioni negli ospedali di provincia, che dovranno poi mantenere i servizi base», riflette invece lo scandianese Mammi.
«Il confronto di lunedì è stato utile, ha rimarcato come la politica debba farsi carico di questi problemi. Vanno ascoltati i pareri dei sanitari e le parole dei cittadini, poi tocca alla politica mettere insieme: “la politica è risolvere insieme i problemi di tutti”, per citare don Lorenzo Milani», ragiona il primo cittadino. «Il centro della riflessione sarà il nuovo Pal, il piano attuativo locale della rete ospedaliera. Gli ospedali dovranno essere sempre più un riferimento vicino per gli abitanti, sono realtà importanti anche per far sì che un territorio si senta tale», è il suo parere. «I servizi di base devono rimanere, quelli di terzo livello faranno ovviamente capo a Reggio mentre per quelli di secondo livello si dovrà pensare anche a spostarne alcuni dalla città alla provincia», prosegue. Il tutto analizzando la “clientela”: «oggi c’è una dispersione di pazienti reggiani che si rivolgono a strutture fuori provincia, e non solo per vicinanza geografica. Dobbiamo capire perché lo fanno e fornire delle risposte perché tornino nel reggiano».
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