Accoglienza a Reggio Emilia, la Dimora d'Abramo: «Segnalate da noi 20 persone per spaccio»
La cooperativa va in commissione: «Ricapitalizzazione? Una balla. Case comprate negli anni 90»
REGGIO EMILIA. «Dal marzo 2014 a oggi c’è stato un arresto per aggressione e 15-20 ragazzi sono stati da noi segnalati alle forze dell’ordine per possesso o spaccio di sostanze stupefacenti: parliamo anche di meno di un grammo».
Marco Aicardi, consigliere d’amministrazione della Dimora D’Abramo, risponde alla Commissione per l’accoglienza riunita ieri in Comune. La domanda è semplice: quali sono i numeri della criminalità dei richiedenti asilo nella nostra città? Aicardi spiega che la loro attività di monitoraggio «non può e non deve essere 24 ore al giorno», ma c’è un elemento che non tutti conoscono: i controlli a sorpresa negli appartamenti.
Dopo la segnalazione, cosa scatta? «C’è un decreto di revoca dell’accoglienza – riprende il consigliere d’amministrazione – per cui le persone sono espulse dall’accoglienza e tendono a non fermarsi». Si ferma a parlare, invece, Luigi Codeluppi, presidente della cooperativa sociale che, assieme ad altre, gestisce l’accoglienza dei richiedenti asilo a Reggio. Tante sollecitazioni dei consiglieri comunali riguardano gli utili.
«Se non vi fossero non potremmo garantire l’accoglienza», replica Codeluppi, che spiega anche come la Dimora D’Abramo «ha ricevuto l’ultima fattura dal governo nel febbraio 2017: c’è un ritardo nell’esborso di milioni di euro». Ciò determina ritardi per stipendi, alloggi, vitti, manutenzioni.
Una sollecitazione riguardava fenomeni quali spaccio e prostituzione. «Siamo molto attenti – aggiunge il presidente – infatti i nostri ragazzi incrociano gli operatori quotidianamente. Qualcosa ci può sfuggire, ma non a lungo. Monitoriamo la prostituzione con il Comune».
La ricapitalizzazione da 56mila euro nel 2015, come sostenuto da Dario De Lucia (Pd)? «Una balla», replica Codeluppi, che invita il consigliere «a osservare una visura» sulle proprietà immobiliari della Dimora D’Abramo, garantendo che «i nostri immobili sono stati tutti acquistati negli anni Novanta». Gli accessi al mondo del lavoro? «Sono stati 150», conclude Aicardi.
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