Gazzetta di Reggio

Reggio

Aemilia, detenuti contro la stampa. L'Ordine dei giornalisti replica: «Nessuno ci può fermare»

Aemilia, detenuti contro la stampa. L'Ordine dei giornalisti replica: «Nessuno ci può fermare»

Dalle gabbie dell'aula bunker di Reggio Emilia alcuni imputati inveiscono: «In galera, scrivete cose false». Risponde il presidente dell'Odg Emilia Romagna, Antonio Farnè: «Il nostro servizio d'informazione non si farà condizionare»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Alcuni imputati del processo Aemilia in corso a Reggio Emilia contro la 'ndrangheta hanno rivolto nel tardo pomeriggio di ieri invettive contro i giornalisti presenti in aula durante l'udienza, urlando dalle gabbie dell'aula bunker. «In galera, scrivono cose false», hanno detto.

L'episodio si è verificato dopo che l'avvocato Stefano Vezzadini, difensore dell'imputato Gianluigi Sarcone, ha detto ad alta voce, durante l'esame di un testimone, che «i giornalisti anche di questo processo scrivono cose non vere, l'ultima ieri l'altro».

«L'ennesimo tentativo di delegittimare e intimorire i giornalisti messo in atto dagli imputati del processo Aemilia - commenta in una nota Antonio Farnè, presidente dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna - non condizionerà il nostro lavoro di operatori dell'informazione al servizio dei cittadini e della verità. È successo così nel gennaio scorso quando gli imputati chiesero di celebrare il processo a porte chiuse, senza la presenza dei cronisti, succederà così anche questa volta. L'informazione libera - conclude Farnè - è un dovere civile e democratico. Niente e nessuno la può fermare».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15613083:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/cronisti-minacciati-dalle-mafie-l-fnsi-in-visita-alla-gazzetta-di-reggio-le-querele-temerarie-nuove-forme-di-lupara/70667/71056]]

Solidarietà ai giornalisti anche dal sindaco del Comune reggiano di Scandiano, Alessio Mammi.

«Sarebbe un gravissimo errore sottovalutare le nuove minacce che gli imputati nel processo Aemilia e i loro legali hanno rivolto, e non è la prima volta che accade, nei confronti dei cronisti che da tempo seguono tale vicenda. Non è tollerabile che si possano usare persino le aule di giustizia per tentare di intimidire chi svolge il proprio mestiere di informare i cittadini».

Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, e la presidente dell'Associazione Stampa Emilia Romagna, Serena Bersani.

«Non solo siamo solidali con i colleghi - proseguono -, ma concorderemo con tutti i giornalisti coinvolti la nostra presenza alle prossime udienze del processo e inoltre promuoveremo un'iniziativa pubblica a sostegno dei cronisti minacciati e, soprattutto, a sostegno del diritto dei cittadini ad essere informati su quanto accade nelle loro città».

«Come già avvenuto in occasione della richiesta di escludere dall'aula di 'Aemilià gli organi di informazione, sono a ribadire che proprio la presenza di cronisti e testate che resocontino in modo completo e corretto lo svolgersi del dibattimento è una delle prerogative fondamentali di una realtà che voglia continuare ad essere democratica. Dunque gli attacchi contro persone che stanno svolgendo la propria professione nulla hanno a che fare con quanto sta avvenendo a Palazzo di Giustizia a Reggio Emilia».

Il sindaco della città emiliana, Luca Vecchi, interviene così dopo le invettive contro i giornalisti da parte di alcuni detenuti nel processo di 'Ndrangheta. «C'è una comunità vigile - prosegue il sindaco - e c'è lo sforzo da parte di tutti di conoscere e comprendere fenomeni seri e articolati. È lo stesso articolo 21 della Costituzione a ricordare a tutti quanti ogni giorno che non è colpendo la stampa, ed i media in generale, che si compiono passi in avanti sul terreno della civiltà, quanto piuttosto il contrario».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google