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«Bilancio Sicrea, è l’anno della svolta»

di Roberto Fontanili
«Bilancio Sicrea, è l’anno della svolta»

Bosi rilancia l’idea della supercoop e presenta l’assemblea di oggi: «È come se avessimo finito di pagare il mutuo»

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REGGIO EMILIA . Sicrea Gruop, la newco guidata da Luca Bosi, questa mattina presenta a Modena il bilancio 2016. L’assemblea è anche l’occasione per presentare il nuovo piano triennale 2017-2017 che, dice lo stesso presidente, «è quello in cui possiamo fare come se avessimo finito di pagare il mutuo», avendo fatto fronte alla pesante eredità che ha caratterizzato i primi anni di Sicrea.

Ma al di là dei numeri, sullo sfondo resta l’idea avanzata da Bosi di un riassetto complessivo delle coop di produzione e lavoro, dando vita a una grande cooperativa.

Presidente, il progetto di unire tutte le coop è ancora in piedi? E nel settore edile il modello cooperativo è ancora efficace o è meglio operare come spa?

«Sicrea è una società di capitali di proprietà del mondo cooperativo. La cooperazione è e resta un modello efficace in tutti i settori, dipende da come la si governa e si gestisce».

Significa che Sicrea diventerà in futuro una cooperativa?

«Non ci sono tempi definiti. Ma francamente questa trasformazione, per come stiamo lavorando, potrebbe avvenire domani. Ogni mese facciamo un’assemblea con soci e lavoratori, come dovrebbe avvenire nelle coop. I tempi sono dettati dai soci. Non mi vorrei fermare a ragionare sulla mutualizzazione di Sicrea, ma su un progetto di cooperativa più ampio».

Che caratteristiche dovrebbe avere la supercoop?

«Quelle di creare una realtà per mettere in campo una nuova cooperativa di medie-grandi dimensioni, che faccia almeno 200 milioni di fatturato all’anno, capitalizzata con risorse congrue al fatturato. Al suo interno possono confluire tutte le coop, anche Sicrea, funzionali al progetto, mettendo insieme professionalità e persone in grado di stare sul mercato. Per ricostruire un’azienda che possa essere un riferimento infrastrutturale nazionale. Che è poi quello che abbiamo perso con la chiusura delle coop da Piacenza a Rimini».

Possiamo definire il bilancio 2016 quello della svolta?

«Il 2017 è l’anno della svolta. Con il 2016 abbiamo chiuso i tre anni in cui abbiamo dovuto faticare per far fronte al pregresso. Siamo partiti sottozero e nel 2017 è come se fosse arrivato il momento di pagare l’ultima rata del mutuo».

Parliamo dei numeri.

«Il bilancio registra una perdita di 480mila euro, ma senza il peso di Sirem (che ha rilevato la Cooperativa costruzioni Modena) sarebbe positivo per 101mila euro. Nel 2016 il fatturato è cresciuto, passando da 37 a 47 milioni su Sicrea Spa e da 108 a 120 milioni quello consolidato. Sapevamo che questa perdita ci sarebbe stata e avevamo previsto perdite complessive per oltre 6 milioni. Invece, ci siamo fermati su 2.8 milioni».

Resta un bilancio in perdita.

«Registrare perdite non è mai confortante, ma la gestione integrale di rami aziendali provenienti da fallimenti (Cmr, Orion, Cdc, Coop San Possidonio, Cavatorti&Riccò) determina per forza negatività economiche. Ma, al tempo stesso, salva professionalità, occupazione e storia imprenditoriale. Non sono appassionato a guardare solo l’ultima riga dei bilanci. Ho visto bilanci chiudere in utile e poi l’azienda saltare dopo qualche mese».

Sicrea oggi è la somma di una serie di fallimenti o è un nuovo modello cooperativo ?

«Con volontà e un po’ di fortuna, Sicrea è diventata un modello di gestione delle crisi avvenute dentro il modello delle costruzioni edili. Ma non è più replicabile dopo il 2015. Queste operazioni sono possibili quando esiste ancora un portafoglio lavori. Occorre mettere insieme ordini, personale, professionalità e capire se esiste una prospettiva».

Nella relazione mette l’accento sulla specializzazione acquisita da Sicrea. Significa che dopo il CoRe puntate al MiRe?

«Dove ci sarà un ospedale da fare o ristrutturare noi ci saremo e presenteremo un’offerta, perché pensiamo di avere esperienza e professionalità per competere».

Un’ultima domanda sulla restituzione del prestito ai soci. A che punto siamo ?

«Legacoop è e deve stare con i soci. E l’apertura dello sportello Unieco lo dimostra. Non è solo la casa delle cooperative ma dei cooperatori. Occorre favorire la rioccupazione e dare loro assistenza, perché possano ricevere il massimo dalle liquidazioni. Infine, ma fino a settembre non avremo certezze, occorre verificare se ci sono le condizioni per un intervento di solidarietà verso i soci. Ma molto dipende dalle disponibilità economiche del sistema cooperativo».

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