I reggiani: «A una certa ora il coprifuoco»
Che cosa ne pensano gli abitanti, i lavoratori e tutti coloro che frequentano giornalmente la zona stazione della situazione attuale?Siamo andati nel quartiere per raccogliere le loro opinioni. «Qui...
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Che cosa ne pensano gli abitanti, i lavoratori e tutti coloro che frequentano giornalmente la zona stazione della situazione attuale?
Siamo andati nel quartiere per raccogliere le loro opinioni. «Qui la situazione è un disastro – dichiara Graziella, impiegata municipale – vivo costantemente con un ‘coprifuoco’ giornaliero, infatti dopo le nove di sera non mi attento mai ad uscire di casa e le volte che capita faccio in modo che ci sia una macchina pronta ad aspettarmi sulla soglia del portone. Ogni sera si radunano davanti alla stazione decine di migranti, poi iniziano a bere e spesso scoppiano le risse, per me ce ne sono troppi». In via Eritrea incontriamo un signora che lavora nell’ufficio immobiliare di via Alai e che preferisce rimanere anonima: «Non è possibile andare avanti così, pur non abitando nella zona quando alla sera finisco di lavorare il degrado raggiunge livelli che non ho mai visto altrove: schiamazzi continui, bottiglie di birra lanciate dai balconi e dalle finestre, bivacchi ad ogni angolo della via, viene spontaneo dimenticarsi di essere a Reggio e pensare di essere in Africa, bisogna fare immediatamente qualcosa». Arrivando in via Sani parliamo con Carlo, assicuratore della filiale Credemvita, che ci spiega: «Personalmente nella parte alta della via non rilevo nessun particolare problema. Però già dall’altezza della Coop in giù iniziano i casini edil disagio di cui poi si legge sui giornali».
Tornando davanti alla stazione ci fermiamo a parlare con Annarita e Angelo, colleghi di lavoro ed entrambi pendolari residenti a Reggio. «Di solito raggiungo la stazione in bicicletta da casa – afferma Annarita – nelle ore in cui viaggio la stazione è frequentata sempre da studenti o lavoratori come me, quindi mi sento sicura, però se capita di fare tardi al lavoro mi faccio sempre venire a prendere, non ci penso nemmeno a tornare in bici col buio. Nella zona stazione il disagio non è di certo una novità e spesso passando in bici, mi accorgo di quanto gli appartamenti e altri immobili siano svalutati».
A tal proposito Angelo aggiunge: «Io sono originario di Napoli anche se è da tanti anni che abito a Reggio. La cosa che ho notato è che mentre a Napoli i migranti e gli extracomunitari vivono sparsi per la città e negli stessi palazzi dei napoletani, qui a Reggio invece si tende a ‘ghettizzare’ alcune zone che dunque perdono inevitabilmente i tratti distintivi italiani».
Martino Ferrari
Siamo andati nel quartiere per raccogliere le loro opinioni. «Qui la situazione è un disastro – dichiara Graziella, impiegata municipale – vivo costantemente con un ‘coprifuoco’ giornaliero, infatti dopo le nove di sera non mi attento mai ad uscire di casa e le volte che capita faccio in modo che ci sia una macchina pronta ad aspettarmi sulla soglia del portone. Ogni sera si radunano davanti alla stazione decine di migranti, poi iniziano a bere e spesso scoppiano le risse, per me ce ne sono troppi». In via Eritrea incontriamo un signora che lavora nell’ufficio immobiliare di via Alai e che preferisce rimanere anonima: «Non è possibile andare avanti così, pur non abitando nella zona quando alla sera finisco di lavorare il degrado raggiunge livelli che non ho mai visto altrove: schiamazzi continui, bottiglie di birra lanciate dai balconi e dalle finestre, bivacchi ad ogni angolo della via, viene spontaneo dimenticarsi di essere a Reggio e pensare di essere in Africa, bisogna fare immediatamente qualcosa». Arrivando in via Sani parliamo con Carlo, assicuratore della filiale Credemvita, che ci spiega: «Personalmente nella parte alta della via non rilevo nessun particolare problema. Però già dall’altezza della Coop in giù iniziano i casini edil disagio di cui poi si legge sui giornali».
Tornando davanti alla stazione ci fermiamo a parlare con Annarita e Angelo, colleghi di lavoro ed entrambi pendolari residenti a Reggio. «Di solito raggiungo la stazione in bicicletta da casa – afferma Annarita – nelle ore in cui viaggio la stazione è frequentata sempre da studenti o lavoratori come me, quindi mi sento sicura, però se capita di fare tardi al lavoro mi faccio sempre venire a prendere, non ci penso nemmeno a tornare in bici col buio. Nella zona stazione il disagio non è di certo una novità e spesso passando in bici, mi accorgo di quanto gli appartamenti e altri immobili siano svalutati».
A tal proposito Angelo aggiunge: «Io sono originario di Napoli anche se è da tanti anni che abito a Reggio. La cosa che ho notato è che mentre a Napoli i migranti e gli extracomunitari vivono sparsi per la città e negli stessi palazzi dei napoletani, qui a Reggio invece si tende a ‘ghettizzare’ alcune zone che dunque perdono inevitabilmente i tratti distintivi italiani».
Martino Ferrari
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