Scandiano
Il centrodestra: «Un referendum per difendere il punto nascite»
SCANDIANO. «Siamo pronti a un referendum contro la chiusura del punto nascite di Scandiano». Annuncia battaglia Giuseppe Pagliani, capogruppo del centro-destra in Provincia e scandianese doc, nei...
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SCANDIANO. «Siamo pronti a un referendum contro la chiusura del punto nascite di Scandiano». Annuncia battaglia Giuseppe Pagliani, capogruppo del centro-destra in Provincia e scandianese doc, nei giorni in cui si parla della chiusura per un mese a rotazione dei punti nascita di Scandiano, Castelnovo Monti e Montecchio. E soprattutto in cui si discute la riorganizzazione del sistema provinciale con la chiusura dei punti con meno nascite come avvenuto nelle altre province emiliano-romagnole.
Oltre a Castelnovo l’altra realtà a rischio è proprio Scandiano, che ha una media poco sotto al limite inferiore di 500 unità ed è ritenuta quella logisticamente più gestibile vista la vicinanza a Reggio e Sassuolo. Non a caso, fra le soluzioni per fronteggiare l’emergenza organizzativa che ha portato alla chiusura a rotazione ve n’era una che prevedeva la sospensione dell’attività del punto nascite dell’ospedale Magati per tre mesi consecutivi. L’idea di questa ipotesi era di ridurre provvisoriamente un intero reparto così da distribuire il personale nelle altre sedi.
Perché Scandiano? Perché è il più vicino ad altri ospedali attrezzati, Reggio e Sassuolo in primis. Uno scenario che fa preoccupare per la programmazione a lungo raggio, quando la Regione chiederà all’Asl reggiana di adeguarsi alle direttive sui punti nascita, con l’eliminazione dei reparti in alcuni ospedali per razionalizzare l’esistente.
Per Pagliani sarebbe un errore, visto che «il territorio comprensoriale è abitato da circa 77mila abitanti e durante il giorno vi è una presenza superiore di persone dovuta all’attività nelle imprese del territorio ed ai lavoratori che provengono da altre zone». Inoltre, «il servizio fornito dall’ostetricia del Magati è di qualità eccelsa, l’equipe guidata dal dottor Lillo Cerami è un’eccellenza del territorio provinciale ed extra provinciale».
Se ci fossero novità che mandano verso la chiusura, il centro-destra è pronto a mobilitarsi. «Noi ci solleveremo raccogliendo firme e proponendo un referendum per impedire questa decisione dittatoriale – annuncia Pagliani –. Il Santa Maria Nuova di Reggio è congestionato, si pensi solo all’impossibilità di avere un accesso in tempi accettabili al Pronto Soccorso, ove si è obbligati a trascorrere ore ed ore di attesa. Le strutture sanitarie della provincia sono dei presidi irrinunciabili: si pensi al fatto che la regione ha continuato ad investire in questi ospedali fino a qualche mese fa».
Tutta la discussione arriva proprio nella fase operativa della fusione fra le due realtà sanitarie pubbliche reggiane, l’Asl e il Santa Maria Nuova, che torneranno ad essere un’unica entità: «La fusione delle aziende ospedaliere non può avere come effetto la strozzatura del sistema sanitario provinciale. Così non si è sociali ed assistenziali, ma si è dispotici e insensibili alle esigenze locali delle popolazioni numerose dei distretti comprensoriali montani, della zona ceramiche e dell’intera Val D’Enza reggiana», conclude al riguardo Pagliani. (adr.ar.)
Oltre a Castelnovo l’altra realtà a rischio è proprio Scandiano, che ha una media poco sotto al limite inferiore di 500 unità ed è ritenuta quella logisticamente più gestibile vista la vicinanza a Reggio e Sassuolo. Non a caso, fra le soluzioni per fronteggiare l’emergenza organizzativa che ha portato alla chiusura a rotazione ve n’era una che prevedeva la sospensione dell’attività del punto nascite dell’ospedale Magati per tre mesi consecutivi. L’idea di questa ipotesi era di ridurre provvisoriamente un intero reparto così da distribuire il personale nelle altre sedi.
Perché Scandiano? Perché è il più vicino ad altri ospedali attrezzati, Reggio e Sassuolo in primis. Uno scenario che fa preoccupare per la programmazione a lungo raggio, quando la Regione chiederà all’Asl reggiana di adeguarsi alle direttive sui punti nascita, con l’eliminazione dei reparti in alcuni ospedali per razionalizzare l’esistente.
Per Pagliani sarebbe un errore, visto che «il territorio comprensoriale è abitato da circa 77mila abitanti e durante il giorno vi è una presenza superiore di persone dovuta all’attività nelle imprese del territorio ed ai lavoratori che provengono da altre zone». Inoltre, «il servizio fornito dall’ostetricia del Magati è di qualità eccelsa, l’equipe guidata dal dottor Lillo Cerami è un’eccellenza del territorio provinciale ed extra provinciale».
Se ci fossero novità che mandano verso la chiusura, il centro-destra è pronto a mobilitarsi. «Noi ci solleveremo raccogliendo firme e proponendo un referendum per impedire questa decisione dittatoriale – annuncia Pagliani –. Il Santa Maria Nuova di Reggio è congestionato, si pensi solo all’impossibilità di avere un accesso in tempi accettabili al Pronto Soccorso, ove si è obbligati a trascorrere ore ed ore di attesa. Le strutture sanitarie della provincia sono dei presidi irrinunciabili: si pensi al fatto che la regione ha continuato ad investire in questi ospedali fino a qualche mese fa».
Tutta la discussione arriva proprio nella fase operativa della fusione fra le due realtà sanitarie pubbliche reggiane, l’Asl e il Santa Maria Nuova, che torneranno ad essere un’unica entità: «La fusione delle aziende ospedaliere non può avere come effetto la strozzatura del sistema sanitario provinciale. Così non si è sociali ed assistenziali, ma si è dispotici e insensibili alle esigenze locali delle popolazioni numerose dei distretti comprensoriali montani, della zona ceramiche e dell’intera Val D’Enza reggiana», conclude al riguardo Pagliani. (adr.ar.)
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