In sala Tricolore il caso doppie firme
di Luciano Salsi
Lunedì l’interpellanza di Norberto Vaccari, consigliere M5s «Le multe inflitte scoraggiano i sottoscrittori delle liste»
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REGGIO EMILIA . Il pasticcio delle doppie firme comparse nelle liste elettorali del 2014 approda in consiglio comunale. Norberto Vaccari, consigliere M5s, chiede conto al Comune della denuncia alla Procura, che per tale irregolarità ha inflitto a oltre 380 cittadini una multa di duecento euro.
Lo fa tramite un’interpellanza iscritta all’ordine del giorno del consiglio di lunedì. La questione era stata sollevata da Francesco Fantuzzi, candidato sindaco della lista civica “Reggio città aperta”, fra i cui sottoscrittori si contano diversi multati. Fantuzzi, però, non ha raccolto i voti sufficienti per occupare un seggio in sala Tricolore e dare battaglia in quella sede. Quindi ha chiamato in causa con una lettera aperta il dirigente comunale Alberto Bevilacqua, che nel 2014 aveva l’incarico di segretario della commissione elettorale.
«Mi sono sentito in dovere – spiega Vaccari – di fare mie le domande che Fantuzzi ha rivolto a Bevilacqua. Con la mia interpellanza provo ad avere le risposte che Fantuzzi non ha ricevuto. Se risponderà Sassi avrò modo di replicare seduta stante e, eventualmente, suscitare poi un dibattito in consiglio tramite una mozione. È un problema che riguarda la democrazia, poiché le multe scoraggiano i sottoscrittori delle liste. Infatti sporcano la fedina penale, creando difficoltà a chi è in cerca di lavoro e vorrebbe partecipare a un concorso pubblico. Fra l’altro impediscono di candidarsi per il M5s, secondo i termini del regolamento che abbiamo accettato». Fantuzzi avanza il sospetto che si siano volute colpire le piccole coalizioni civiche, che a differenza dei partiti strutturati hanno difficoltà a raccogliere le firme. Perciò aveva chiesto a Bevilacqua, anzitutto, perché fossero stati trasmessi alla Procura gli atti relativi alle doppie firme soltanto nel 2014 e non in passato, in particolare nel 2009, quando il dirigente aveva lo stesso incarico nella commissione elettorale. Il vicesindaco Matteo Sassi, intervenendo sulla Gazzetta, aveva difeso l’operato di Bevilacqua sottolineando l’obbligo di denunciare le irregolarità quando si ipotizza un fatto, la falsificazione delle firme, che è grave anche sul piano politico. Il rigore dimostrato nel 2014 e non prima dipende, secondo il vicesindaco, dalla disponibilità di un programma informatico una volta inesistente, che permette di individuare facilmente i doppi firmatari. «Una volta accertato il fatto – aveva precisato Sassi – vi è l’obbligo non solo di depennare le firme dal totale, ma anche di segnalare il reato alla Procura».
Lo fa tramite un’interpellanza iscritta all’ordine del giorno del consiglio di lunedì. La questione era stata sollevata da Francesco Fantuzzi, candidato sindaco della lista civica “Reggio città aperta”, fra i cui sottoscrittori si contano diversi multati. Fantuzzi, però, non ha raccolto i voti sufficienti per occupare un seggio in sala Tricolore e dare battaglia in quella sede. Quindi ha chiamato in causa con una lettera aperta il dirigente comunale Alberto Bevilacqua, che nel 2014 aveva l’incarico di segretario della commissione elettorale.
«Mi sono sentito in dovere – spiega Vaccari – di fare mie le domande che Fantuzzi ha rivolto a Bevilacqua. Con la mia interpellanza provo ad avere le risposte che Fantuzzi non ha ricevuto. Se risponderà Sassi avrò modo di replicare seduta stante e, eventualmente, suscitare poi un dibattito in consiglio tramite una mozione. È un problema che riguarda la democrazia, poiché le multe scoraggiano i sottoscrittori delle liste. Infatti sporcano la fedina penale, creando difficoltà a chi è in cerca di lavoro e vorrebbe partecipare a un concorso pubblico. Fra l’altro impediscono di candidarsi per il M5s, secondo i termini del regolamento che abbiamo accettato». Fantuzzi avanza il sospetto che si siano volute colpire le piccole coalizioni civiche, che a differenza dei partiti strutturati hanno difficoltà a raccogliere le firme. Perciò aveva chiesto a Bevilacqua, anzitutto, perché fossero stati trasmessi alla Procura gli atti relativi alle doppie firme soltanto nel 2014 e non in passato, in particolare nel 2009, quando il dirigente aveva lo stesso incarico nella commissione elettorale. Il vicesindaco Matteo Sassi, intervenendo sulla Gazzetta, aveva difeso l’operato di Bevilacqua sottolineando l’obbligo di denunciare le irregolarità quando si ipotizza un fatto, la falsificazione delle firme, che è grave anche sul piano politico. Il rigore dimostrato nel 2014 e non prima dipende, secondo il vicesindaco, dalla disponibilità di un programma informatico una volta inesistente, che permette di individuare facilmente i doppi firmatari. «Una volta accertato il fatto – aveva precisato Sassi – vi è l’obbligo non solo di depennare le firme dal totale, ma anche di segnalare il reato alla Procura».
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