L’imprenditore Antonio Muto assolto anche in appello: condanna aumentata per Francesco Lamanna, ridotta per Paolo Signifredi
La Corte d'Appello di Brescia ha assolto da tutti i reati Antonio Muto, l'imprenditore accusato di concorso esterno all’associazione mafiosa dei Grande Aracri. La sentenza, che conferma l'assoluzione...
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La Corte d'Appello di Brescia ha assolto da tutti i reati Antonio Muto, l'imprenditore accusato di concorso esterno all’associazione mafiosa dei Grande Aracri. La sentenza, che conferma l'assoluzione ottenuta anche in primo grado.
La Corte d'Appello ha anche rideterminato e riqualificato le pene degli altri imputati. Francesco Lamanna, il direttore dei lavori nei cantieri edili del boss della 'ndrangheta cutrese Nicolino Grande Aracri, condannato in primo grado a 9 anni e 4 mesi, ha visto aumentare la sua pena a 10 anni e 4 mesi di reclusione, più seimila euro di multa. Per Alfonso Martino, già condannato a Bologna a 9 anni di carcere, i giudici dell'Appello hanno confermato la condanna in primo grado di 8 anni e 2.000 euro di multa. Riduzione di pena invece per Paolo Signifredi, il liquidatore: 5 anni e 27 giorni di reclusione. Per quanto riguarda invece i testimoni Salvatore Cozza ed Enrico Covelli, i giudici hanno deciso di rimettere gli atti che li riguardano alla Procura, perché indaghi sulla loro posizione processuale. A sostenere l'accusa sono stati i due sostituti della Dda bresciana vista la particolare complessità del dibattimento. In osservanza delle sentenze della Cassazione e della Corte europea dei diritti dell'uomo, c'è stata infatti una riapertura dell'istruttoria con l'audizione di alcuni dichiaranti.
La Corte d'Appello ha anche rideterminato e riqualificato le pene degli altri imputati. Francesco Lamanna, il direttore dei lavori nei cantieri edili del boss della 'ndrangheta cutrese Nicolino Grande Aracri, condannato in primo grado a 9 anni e 4 mesi, ha visto aumentare la sua pena a 10 anni e 4 mesi di reclusione, più seimila euro di multa. Per Alfonso Martino, già condannato a Bologna a 9 anni di carcere, i giudici dell'Appello hanno confermato la condanna in primo grado di 8 anni e 2.000 euro di multa. Riduzione di pena invece per Paolo Signifredi, il liquidatore: 5 anni e 27 giorni di reclusione. Per quanto riguarda invece i testimoni Salvatore Cozza ed Enrico Covelli, i giudici hanno deciso di rimettere gli atti che li riguardano alla Procura, perché indaghi sulla loro posizione processuale. A sostenere l'accusa sono stati i due sostituti della Dda bresciana vista la particolare complessità del dibattimento. In osservanza delle sentenze della Cassazione e della Corte europea dei diritti dell'uomo, c'è stata infatti una riapertura dell'istruttoria con l'audizione di alcuni dichiaranti.
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