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«Zona stazione? Il problema è la stazione»

«Zona stazione? Il problema è la stazione»

L’assessore Foracchia: «Serve di certo un presidio importante, ma spostarla non servirebbe a nulla»

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REGGIO EMILIA. «La zona della stazione ha bisogno di un presidio di sicurezza importante. Accoglie cittadini stranieri, non richiedenti asilo. Le persone trovano lì un primo alloggio, poi si spostano in altre zone della città. Ma il problema non si risolverebbe trasferendo la stazione».

L’assessore alla Città internazionale, Serena Foracchia, ascolta la relazione di Luigi Codeluppi (presidente della Dimora d’Abramo) nella commissione sull’accoglienza per poi avviare una riflessione ad ampio raggio. «Normalmente le stazioni sono grandi crocevia da presidiare di più rispetto ad altre zone – commenta Foracchia su un’ipotesi di spostamento – e penso alle situazioni di Torino e Milano. Le condizioni di sicurezza sono da incrementare in questi contesti». Perché c’è una concentrazione di residenti stranieri nella zona di via Turri e dintorni? Non per una scelta urbanistica precisa, secondo l’assessore, ma piuttosto «per questioni legati al mercato immobiliare e ai prezzi». Foracchia specifica poi che «tante famiglie appena arrivate a Reggio hanno trovato un primo appartamento in zona stazione, poi hanno scelto di traslocare in altre zone della città. L’offerta di appartamenti è molto alta, per cui le persone iniziano a cercarne uno proprio dalle parti della stazione».

I dati a disposizione del Comune mostrano come i principali Paesi di origine degli abitanti dell’area di San Pietro siano la Cina, il Marocco, la Tunisia, il Ghana, l’Albania e la Nigeria. Spostandosi nella vicina Santa Croce, oltre alle nazioni già elencate, ecco comparire l’Ucraina e lo Sri Lanka.

«Se l’integrazione fallisce – riprende Foracchia, domandando un maggiore impegno ai reggiani – ciò avviene per colpa delle due parti, di chi deve essere accolto e di chi deve accogliere. Bisogna smetterla con l’onda che associa al richiedente asilo il concetto della paura: ciò non aiuta per l’inserimento nei circuiti positivi del territorio. Chi è contrario al loro ingresso dimostra in modo visibile di generare un processo negativo».

Il Comune sta lavorando sui versanti dell’insegnamento dell’italiano, del volontariato e dell’inserimento sociale. «Stiamo lavorando bene – conclude l’assessore – ma ciò non significa che siamo soddisfatti: le potenzialità di miglioramento ancora esistono».(g.f.)

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