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Montecchio, Ostetricia chiusa: smistate le partorienti

di Ambra Prati
Montecchio, Ostetricia chiusa: smistate le partorienti

Su 54 a termine 20 scelgono l’ospedale di Reggio, 9 Parma, 8 Guastalla, 3 Scandiano, 3 Sassuolo, 2 Fidenza, 1 Castelnovo

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MONTECCHIO. Sono 54 le donne seguite dall’ospedale di Montecchio che hanno la scadenza di gravidanza prevista nel mese di sospensione del punto nascita del Franchini. La maggior parte di loro ha già scelto l’ospedale alternativo: la fetta più consistente ha preferito i grandi ospedali cittadini di Reggio e Parma.

Lo rende noto l’Ausl, che oggi avvia la chiusura temporanea estiva a rotazione di tre reparti di ostetricia, iniziando proprio a Montecchio. Qui l’attività del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Franchini sarà sospesa a partire da questa mattina ore 8 fino al 15 agosto 2017 compreso; il 16 agosto il reparto si riattiverà sempre alle ore 8.

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Il personale ostetrico del Franchini sta proponendo alle donne in gravidanza del distretto, nel rispetto della libertà di scelta dell’ospedale in cui partorire, un percorso di accompagnamento. Cristina Marchesi, direttore sanitario Ausl di Reggio, spiega come funziona in pratica, partendo dai numeri.

«Le donne seguite dall’ambulatorio gravidanza a termine di Montecchio che hanno la data presunta di scadenza in questo mese sono 56, diventate 54 perché due, anticipando i tempi, hanno già partorito. Non è escluso che altre vadano più in là con i giorni e che quindi facciano in tempo a partorire a Montecchio – spiega Marchesi –. Di queste, una ventina ha scelto il Santa Maria Nuova di Reggio, otto Guastalla, tre Scandiano, tre Sassuolo, una Castelnovo Monti, due Fidenza e nove Parma. Ne restano circa otto, indecise».

Com’era prevedibile, la maggioranza delle partorienti ha preferito gli ospedali grandi, Reggio e Parma: una sola Castelnovo Monti, mentre Fidenza si spiega con il fatto che «Montecchio è una struttura attrattiva per il Parmense e molte donne, come molti professionisti, vengono da Parma e provincia».

Cristina Marchesi sottolinea che il percorso è partito il 3 luglio scorso, appena la decisione è stata ufficializzata. «Le partorienti sono state chiamate per telefono una a una. Così come le donne non in scadenza. Sono state tutte raggiunte personalmente e informate. Le ostetriche hanno fatto un gran lavoro».
Niente incontri collettivi ma microgruppi.

«Alcune donne stavano ancora facendo il corso preparto; altre erano in vacanza. Perciò io, la dottoressa Roberta Riccò (dirigente delle professioni sanitarie) e l’ostetrica capo Bonilauri mercoledì scorso abbiamo incontrato 8 coppie e ne incontreremo altre venerdì prossimo: sono incontri elastici e utili a tutti, procediamo in base alle esigenze dei singoli».

Le ostetriche di Montecchio stanno organizzando da giorni le visite alle sale parto. «Si accompagnano le donne che vogliono vedere la struttura per la quale hanno già espresso preferenza; c’è anche chi vuole visitare di persona più ospedali prima di decidere. Anche qui si procede per piccoli gruppi: i futuri genitori vengono accompagnati e, una volta scelto l’ospedale, tutte le informazioni e la cartella clinica viene passata automaticamente al punto nascita alternativo».

Cristina Marchesi sottolinea che «a Montecchio le ostetriche rimangono proprio per dare risposte alle partorienti, ma anche consigli alle puerpere che hanno appena partorito. In Val d’Enza rimane tutto quello che precede e quello che segue: è solo l’episodio parto che si sposta».

E chi ha il ginecologo in forza all’ospedale come ginecologo privato? «L’attività libero-professionale esiste ovunque, ma sinceramente noi ci siamo basati sulle donne seguite dall’ambulatorio gravidanza a termine, a prescindere dallo specialista di fiducia. E lì il ginecologo rimane, così come le ostetriche».

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