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Pagliani vuole l’assoluzione bis «Chiarita ogni contestazione»

 Pagliani vuole l’assoluzione bis «Chiarita ogni contestazione»

REGGIO EMILIA. «Pagliani va assolto da tutte le accuse». È questo il sunto e la richiesta dell’arringa difensiva effettuata ieri dagli avvocati Alessandro Sivelli e Giovanni Tarquini durante l’udienza...

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REGGIO EMILIA. «Pagliani va assolto da tutte le accuse». È questo il sunto e la richiesta dell’arringa difensiva effettuata ieri dagli avvocati Alessandro Sivelli e Giovanni Tarquini durante l’udienza dell’appello a Bologna del processo Aemilia. Un procedimento scaturito su ricorso della procura generale dopo l’assoluzione dall’accusa di concorso esterno sentenziata in primo grado nei confronti del capogruppo di Forza Italia in comune a Reggio. Pagliani, noto avvocato reggiano finito nel calderone della maxi indagine Aemilia, è accusato in Appello di corruzione elettorale per le elezioni a Campegine.

Il politico forzista, ieri, per la prima volta ha preso parte all’udienza a Bologna: «I miei avvocati hanno smontato ogni virgola relativa all’accusa falsa ed infondata che ha caratterizzato sino ad oggi questo processo nei miei confronti – ha riportato poi Pagliani in una nota seguita all’udienza – Ogni episodio è stato per la terza volta chiarito, tengo a precisare che questo giudizio di Appello è successivo a due pronunce completamente scagionanti me da qualsivoglia fantasioso reato. Finalmente si è chiarito che nessuno, né i politici locali, Delrio e Masini in primis, e neppure i vertici della questura reggiana avevano sentore di infiltrazioni mafiose di sorta ai tempi della cena nel marzo del 2012».

Una linea difensiva ribadita da Sivelli e Tarquini, che fanno prevalere il ruolo del politico che ha sì parlato con alcuni imputati nel processo per pura buona fede politica. «Si sono svolte indagini a senso unico – dice Pagliani – con il preciso ed unico scopo di fare fuori un appassionato di politica rappresentante dell’opposizione che non ha mai avuto una briciola di potere in questa città e provincia, si è continuato ad indagare in una sola direzione dimenticando che i miei avversari politici il potere lo conservavano gelosamente da decenni, andando puntualmente in pellegrinaggio a Cutro. Io in quella città non ci sono mai stato in vita mia. E che i tanti reggiani di origine cutrese hanno sempre rappresentato un enorme bacino di voti per la sinistra reggiana e mano d’opera a costi favorevoli per le cooperative che li hanno utilizzati per anni come subappaltanti in edilizia e nei trasporti».

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