«Stretta contro alcol false residenze e locali fuori regola»
Arriva il sindaco, forze dell’ordine ovunque: «Non li ho avvisati» E poi: «Anche i privati facciano la loro parte con investimenti»
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REGGIO EMILIA. «Con la municipale stiamo facendo un lavoro che non era mai stato fatto: un controllo delle residenze incrociando i contratti di affitto che potrebbe consentire poi controlli mirati». Quando è diventato sindaco, nel 2014, Luca Vecchi ha dovuto gestire alcune pesanti eredità. Una per tutte è la nascita dei comitati formati da residenti inferociti, soprattutto nel quartiere stazione, esasperati da un sottobosco di illegalità diffusa al quale, Vecchi, ha deciso di mettere mano. Per comprendere quali frecce ha al suo arco, abbiamo chiesto e ottenuto di poter fare una passeggiata proprio in zona stazione con il sindaco. Cronista e videoreporter al seguito (il filmato è pubblicato sul sito della Gazzetta), Vecchi ha camminato, stretto mani, raccolto qualche critica, e cercato di spiegare la sua ricetta composita per far uscire il quartiere dalle sabbie mobili del degrado. «Dovremmo riportare a una dimensione razionale l’analisi di questo quartiere – è l’esortazione iniziale di Vecchi – È comprensibile l’impatto emotivo, ma questo quartiere non è così da poco tempo. Ormai da 15 anni ha queste caratteristiche socio-demografiche. In questo piccolo quadrante di città vivono migliaia di persone e il 60% circa sono residenti di origine straniera, decine le nazionalità presenti. È un’evoluzione o un’involuzione, a seconda dei punti di vista. Ma ci stiamo lavorando».
Dopo solo pochi passi è dentro il negozio di un parrucchiere cinese, nel quale trova due agenti della municipale in controllo congiunto con due militari della Guardia di Finanza. Poco più in là una pattuglia sempre dei vigili, poi altri due agenti in moto che fermano auto, una volante della questura che fa capolino davanti alla stazione dei treni. Vecchi si ferma, sorride, stringe le mani degli agenti, poi si schermisce sempre sorridendo: «Io non li ho avvisati». Qualcun altro forse si è preso la briga e la camminata riprende: «Noi abbiamo iniziato un lavoro di recupero qui in stazione e io non ho mai detto che sia sufficiente – dice indicando con le braccia tese gli interventi messi in campo in questi due anni di mandato – Abbiamo riqualificato piazzale Marconi, la pavimentazione stradale, fatto una ciclabile, cambiato illuminazione e la segnaletica. Si ricorda? Il piazzale tre anni fa era molto più degradato. Poi le iniziative, i mercatini, lo street food. Sul quadrante di via Turri ci siamo presi poi la responsabilità di scoperchiare un pentolone che non era mai stato taccato, vale a dire le morosità che si erano consolidate nel tempo». Vecchi si dice pronto a sfoderare nuove ordinanze anti-alcol: «Saranno le più stringenti mai emesse, non solo in stazione ma anche in via Filzi, via Veneri e davanti al Teatro Valli, relative al consumo di alcol in luoghi pubblici. D’accordo con la questura ci sarà anche un giro di vite per i locali». Passo dopo passo la via mette in mostra tutte le sue sfumature. C’è anche il signor Bruno, ottantenne seduto su una sedia al bar Marconi che “controlla” il via vai. «Qui siamo gli unici due arzani – dice sorridendo – io abito a Canali ma vengo qui perché ci sono nato». Il sindaco gli sorride e ribadisce che «viale IV Novembre è il punto dove la qualità della residenza ha mantenuto livelli un po’più alti. Via Turri è peggiore». Poi rilancia il suo programma: «Noi siamo riusciti a sbloccare gli investimenti pubblici – dice – Guardiamo vent’anni avanti: abbiamo completato il quartiere Compagnoni, la più grande operazione di housing sociale degli ultimi anni con 40 milioni di investimenti e 600 famiglie. Poi ci sono stati il CoRe, la fusione delle Ausl, fino alle Reggiane e l’arena Campovolo. Tre anni fa erano ipotesi sulla carta. Ci sta quindi l’incazzatura con il comune ma ci deve anche essere la voglia delle persone di fare le cose insieme». (e. l. t.)
Dopo solo pochi passi è dentro il negozio di un parrucchiere cinese, nel quale trova due agenti della municipale in controllo congiunto con due militari della Guardia di Finanza. Poco più in là una pattuglia sempre dei vigili, poi altri due agenti in moto che fermano auto, una volante della questura che fa capolino davanti alla stazione dei treni. Vecchi si ferma, sorride, stringe le mani degli agenti, poi si schermisce sempre sorridendo: «Io non li ho avvisati». Qualcun altro forse si è preso la briga e la camminata riprende: «Noi abbiamo iniziato un lavoro di recupero qui in stazione e io non ho mai detto che sia sufficiente – dice indicando con le braccia tese gli interventi messi in campo in questi due anni di mandato – Abbiamo riqualificato piazzale Marconi, la pavimentazione stradale, fatto una ciclabile, cambiato illuminazione e la segnaletica. Si ricorda? Il piazzale tre anni fa era molto più degradato. Poi le iniziative, i mercatini, lo street food. Sul quadrante di via Turri ci siamo presi poi la responsabilità di scoperchiare un pentolone che non era mai stato taccato, vale a dire le morosità che si erano consolidate nel tempo». Vecchi si dice pronto a sfoderare nuove ordinanze anti-alcol: «Saranno le più stringenti mai emesse, non solo in stazione ma anche in via Filzi, via Veneri e davanti al Teatro Valli, relative al consumo di alcol in luoghi pubblici. D’accordo con la questura ci sarà anche un giro di vite per i locali». Passo dopo passo la via mette in mostra tutte le sue sfumature. C’è anche il signor Bruno, ottantenne seduto su una sedia al bar Marconi che “controlla” il via vai. «Qui siamo gli unici due arzani – dice sorridendo – io abito a Canali ma vengo qui perché ci sono nato». Il sindaco gli sorride e ribadisce che «viale IV Novembre è il punto dove la qualità della residenza ha mantenuto livelli un po’più alti. Via Turri è peggiore». Poi rilancia il suo programma: «Noi siamo riusciti a sbloccare gli investimenti pubblici – dice – Guardiamo vent’anni avanti: abbiamo completato il quartiere Compagnoni, la più grande operazione di housing sociale degli ultimi anni con 40 milioni di investimenti e 600 famiglie. Poi ci sono stati il CoRe, la fusione delle Ausl, fino alle Reggiane e l’arena Campovolo. Tre anni fa erano ipotesi sulla carta. Ci sta quindi l’incazzatura con il comune ma ci deve anche essere la voglia delle persone di fare le cose insieme». (e. l. t.)
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