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«Bene la caserma ma serve l’esercito»

di Leonardo Grilli
«Bene la caserma ma serve l’esercito»

Comitati soddisfatti per l’annuncio di Vecchi sullo spostamento della Municipale. Ma avvertono: «Basta clandestini»

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REGGIO EMILIA. Bene, ma non benissimo. È un armistizio, più che una pace definitiva, quello fra il Comune e i comitati della zona stazione dopo le dichiarazioni, affidate ieri in anteprima alla Gazzetta dal sindaco, Luca Vecchi, sulla sicurezza in quel quartiere della città. Il trasferimento annunciato del comando della polizia municipale in via Turri, e i controlli civico per civico sulle residenze per combattere il sovraffollamento abitativo e l’abusivismo, hanno soddisfatto solo in parte Reggio Est Sicura e Ascoltare Santa Croce.

Il più contento, senza dubbio, è Stefano Buffagni, portavoce di quest’ultimo comitato. «Trasferire la sede della Municipale in zona stazione – spiega – è un’idea sicuramente interessante a patto che non diventi una struttura di facciata come il presidio di polizia già esistente. Se però la struttura viene riempita di contenuti potrebbe essere un’ottima soluzione in previsione dell’apertura del nuovo piazzale Europa e della riqualificazione delle Reggiane».

È proprio l’ambizioso progetto urbanistico, che riguarda i vecchi complessi industriali delle ex Officine, a preoccupare maggiormente i residenti di Santa Croce rappresentati da Buffagni. «Intendiamoci – prosegue – vediamo di buon occhio quello che sta succedendo alle Reggiane ma non vorremmo che diventi un hotel a cinque stelle per sbandati e spacciatori, gli stessi che attualmente stazionano abitualmente in quella zona. Il presidio della Municipale potrebbe in questa ottica contribuire a rafforzare il controllo».

Positivo anche il giudizio sui controlli nelle case che partiranno a breve. «L’operazione sulle residenze – prosegue il portavoce di Ascoltare Santa Croce – era un nostro cavallo di battaglia da tempo e siamo felici che si stia finalmente procedendo in questo senso. Speriamo serva a tamponare il problema del sovraffollamento e soprattutto a snidare tutti quei reggiani conniventi che prima protestano e si fanno belli e poi sono i primi che affittano in questo modo, senza controllare mai le condizioni dei loro appartamenti. È un lavoro silente questo che sta facendo la Municipale, ma importante quanto le retate e i pattugliamenti».

Anche se, conclude Buffagni, ci sarebbe bisogno anche di altro: «In stazione a nostro avviso serve un presidio fisso da parte dei militari, così come avviene anche in tantissimi altri posti in Italia. E non credo che i cittadini si sentano intimoriti o minacciati alla vista di uomini in divisa con il mitra, al massimo saranno più protetti. Anche gli agenti speciali chiamati da Bologna dal questore sono stati una buona aggiunta, anche se temo saranno in città solo provvisoriamente».

Anche Corrado Grasselli, portavoce di Reggio Est Sicura (Cres) e fra i più critici detrattori dell’operato in zona stazione di sindaco e assessore alla Sicurezza, questa volta ha aperto positivamente alle idee messe in campo dall’amministrazione Vecchi.

«Non abbiamo nulla in contrario sul trasferimento del comando della Municipale – spiega Grasselli – e anzi potrebbe essere una mossa corretta che aumenterebbe la percezione di sicurezza e porterebbe più afflusso di reggiani in questo quartiere. Sono più dubbioso, invece, sui controlli nelle case perché, anche se positivi, le forze di polizia non possono entrare di imperio dentro un’abitazione privata senza un apposito mandato. Basta che un residente si rifiuti di aprire e servirebbe il permesso del tribunale, allungando così i tempi».

Nonostante una discreta apertura verso Vecchi, Cres è però tornato a ribadire la necessità di espulsioni più rapide dei clandestini. «Molti dei 1.095 richiedenti asilo che attualmente sono in città – conclude il portavoce – riceveranno dalla commissione che li dovrà giudicare un foglio di via e diventeranno clandestini. Chiediamo che come prescrive la legge italiana queste persone vengano accompagnate nel loro Paese e se non ci sono i soldi che sia il Comune a pagare per i rimpatri».

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