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Ricerche affidate al fiuto di Maya

Ricerche affidate al fiuto di Maya

A individuare la vittima, lo stesso Labrador intervenuto a Norcia per il terremoto

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REGGIO EMILIA. Il ritrovamento del cadavere del 64enne è stato merito del fiuto eccezionale di Maya, un Labrador di sei anni in forza all’Unità Cinofila di Bologna, che ha operato insieme alla squadra composta da una quindicina di pompieri, mobilitati nelle ricerche. «Sono andato fino in fondo al canale, proseguendo per un altro chilometro, senza trovare nulla – spiega il vigile del fuoco a capo dell’unità specialistica dei pompieri –. Al ritorno, bonificando la sponda, Maya si è diretta verso l’acqua in un punto preciso. E pochi secondi dopo ci è tornata per la seconda volta. Il corpo non era visibile, perché era immerso nell’acqua e ricoperto dalla vegetazione. Ma poiché Maya insisteva, a quel punto ho preso un bastone e ho cominciato a smuovere i cespugli e l’acqua torbida: e il corpo è riaffiorato». Maya non è nuova a imprese del genere: già nel terremoto di Norcia è stata utilizzata nelle ricerche di superficie, per verificare che sotto le montagne di detriti non ci fosse nessun ferito.

Ieri durante le lunghe ricerche è subito parso chiaro che i sommozzatori non sarebbero bastati, perché, se il corpo si trovava in acqua da tre giorni, la corrente poteva averlo spinto ad una distanza di chilometri, come difatti è avvenuto. E la squadra sommozzatori dei vigili del fuoco, composta da due uomini, impiega circa un’ora per scandagliare 100 metri, perciò le operazioni di recupero potevano andare avanti per giorni. Senza contare che, se di solito con i polmoni pieni d’acqua i corpi riaffiorano, gli annegati possono rimanere impigliati nelle piante, come in questo caso. Il supporto delle unità cinofile è stato fondamentale: a Maya e all’altro cane è stato fatto fiutare un indumento dell’uomo e hanno trovato la pista. (am.p.)

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