Gazzetta di Reggio

Reggio

Scompare a 12 anni lo cercano nel canale

di Enrico Lorenzo Tidona
Scompare a 12 anni lo cercano nel canale

Ragazzo pakistano esce da solo sabato per un giro ma non fa ritorno a casa Ritrovata la bici sulla sponda e le sue ciabatte incastrate nella chiusa

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LUZZARA. La bici appoggiata a una siepe accanto alla sponda di un grande canale per l’irrigazione, il segno di una scivolata sul bordo e, fatto più raggelante ancora, le piccole ciabatte trovate incastrate dentro un sifone della bonifica a quasi un chilometro di distanza. Sono le tracce che ieri pomeriggio hanno fatto dirottare le ricerche per la scomparsa di un ragazzino – già avviate dalla sera prima – dai campi verso le profondità di un grande canale della bonifica che attraversa il confine tra Luzzara e il Mantovano, tra Strada Villa Superiore e Strada Zamiola. In quel tratto passa il serpentone di cemento profondo oltre due metri e colmo d’acqua, dentro al quale si teme che possa essere caduto Hassnain Ali, 12 anni originario del Pakistan, del quale sabato sera si sono perse le tracce e che rischia di essere morto annegato. Ricerche andate avanti fino a che non si è fatto buio, in attesa che il canale si fosse svuotato, ma che non hanno fatto affiorare ancora alcuna traccia evidente. La speranza è che il ragazzino si possa ancora trovare sano e salvo. Difficile pensare però che si tratti di un allontanamento mascherato. Visto quindi quanto ricostruito finora, la speranza sembra essere al lumicino. Tutto è cominciato con la scomparsa del ragazzino sabato pomeriggio: è uscito alle 18 dall’abitazione di via Tagliavini 33, non tornando a casa dopo il solito giro in bici. Un fatto che aveva gettato nello sconforto i genitori e la sorellina. Poi, ieri pomeriggio, si è aggiunta un’ipotesi terrificante. Le ricerche avviate dai genitori di Hassnain dopo aver allertato i carabinieri del luogo, sono giunte a una svolta. Sulla sponda del canale è stata ritrovata infatti la bicicletta diHassnain, uscito di casa in ciabatte, che ha inforcato la sua due ruote e si è fatto un giro spensierato tra le strade di campagna allontanandosi di poco da casa. Del ragazzino, però, non c’era traccia alcuna. Gli agenti della polizia municipale e i carabinieri della stazione di Guastalla, accorsi sul posto ieri pomeriggio una volta trovata la bici, hanno notato delle tracce sulla sponda. «Si vedono delle strisce parallele che potrebbero essere il segno di una scivolata con i piedi lungo la sponda ripida che convoglia l’acqua nel canale» indica Vincenzo Milazzo, comandante della stazione di Guastalla, intervenuto in forze con i suoi uomini, che hanno avviato serrate ricerche anche in superficie assieme ai vigili del fuoco di Guastalla e Luzzara, che hanno battuto la campagna con fuoristrada, quad, e unità cinofile, lasciando poi la palla ai sommozzatori giunti dal comando di Bologna con l’elicottero.

Il problema è chiaro agli occhi di tutti i ricercatori: il ragazzino è scomparso già da diverse ore, ha quantomeno passato la notte fuori e non parla bene l’italiano perché è giunto in Italia da circa un anno. «La sua famiglia è qui a Luzzara da circa un anno e il ragazzo frequentava anche un corso per imparare la lingua italiana» racconta il sindaco di Luzzara Andrea Costa. Anche lui partecipa attivamente alle ricerche: si mette in macchina con i soccorritori per accompagnarli via strada verso i ponti che puntellano la campagna e sotto i quali passa l’acqua del canale.

Il corso d’acqua taglia la bassa dal Reggiano verso Torricella, compiendo un percorso di oltre 10 chilometri intervallati da sistemi di chiuse e sifoni che veicolano l’acqua da un braccio all’altro. Trattandosi di un canale principale della bonifica la portata è consistente e la corrente è forte. Ecco allora che ieri pomeriggio, come prima cosa, è partita la richiesta alla bonifica di svuotare il canale. Un’operazione che richiede però delle ore. Nel frattempo arrivano i sommozzatori che si immergono con la tuta stagna e cercano di setacciare con i piedi il fondo del canale. Due sub camminano con l’acqua fino alla vita, un terzo si immerge con la testa per scandagliare in profondità il primo ramo di canale nel quale dovrebbe essere caduto il ragazzino. Ore di ansia e attesa infinita, che si susseguono davanti agli occhi di decine di persone che si fermano da ambo i versanti delle strade per seguire con apprensione le operazioni di ricerca. Anche il padre di Hassnain fa capolino, ma poi prosegue le ricerche via terra per conto suo, senza darsi pace. Poco dopo la seconda terribile notizia: le ciabatte di Hassnain sono rimaste incastrate in un sifone a un chilometro circa di distanza dall’ipotetico punto di caduta. Un sifone simile a quello dei bagni di casa, che fa scendere e poi risalire l’acqua, ma di più grandi dimensioni. Lì, però, ci sono solo le ciabatte, riconosciute dai genitori e che suonano come una conferma: Hassnain è finito in acqua. Le possibilità di trovarlo ancora in vita si affievoliscono. «Potrebbe essere passato anche tramite il sifone» dicono i sommozzatori, «ce lo hanno descritto di corporatura esile».

Il mormorio sulle sponde è incessante così come il via vai di gente. C’è chi si mette le mani nei capelli quando viene a sapere che si sta cercando un ragazzini di 12 anni. «Sono una famiglia tranquilla che si era già inserita nella nostra comunità a Luzzara – racconta Vinew Missa, cittadino di origine pakistana da oltre 25 anni nella Bassa – pregano con noi e i nostri figli giocano insieme». La famiglia Hassnain ha attraversato il mondo, dal Pakistan fino a Luzzara, spinta dalla speranza di trovare lavoro. Il padre fa il pizzaiolo verso Parma, i figli vanno a scuola. Una routine rotta dalla scomparsa del giovane Hassnain.

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