I ricercatori precari in piazza Raccolte più di 150 firme
REGGIO EMILIA. «Non ci fermeremo fino alla fine». Luca Pistolesi è uno dei rappresentanti dei 67 precari della ricerca reggiana che protesta contro il decreto Madia.Ieri hanno raccolto oltre 150...
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REGGIO EMILIA. «Non ci fermeremo fino alla fine». Luca Pistolesi è uno dei rappresentanti dei 67 precari della ricerca reggiana che protesta contro il decreto Madia.
Ieri hanno raccolto oltre 150 firme in un banchetto in piazza Prampolini, supportato dalla Fp-Cgil. Oggi le sottoscrizioni si andranno a sommare a quelle raccolte in tutta Italia, «oltre 10mila» secondo Pistolesi, da consegnare al presidente della Camera, Laura Boldrini.
Già lo scorso mese avevano protestato davanti alla sede dell’Arcispedale Santa Maria Nuova e dinnanzi al Centro Oncologico ed Ematologico Reggio Emilia (Core).
Il motivo è «l’approvazione del Testo unico sul pubblico impiego non prevede nulla sul loro futuro occupazionale».
«Il governo – spiega il sindacato – dimostra la totale mancanza di volontà di affrontare e risolvere questa problematica e non considera il lavoro pubblico in sanità e chi lo garantisce 365 giorni l’anno come una risorsa ma come un costo da sacrificare sull'altare della tenuta dei conti pubblici. Nonostante gli annunci di voler debellare il fenomeno del precariato in sanità, ancora una volta dal governo l’ennesima fumata nera».(g.f.)
Ieri hanno raccolto oltre 150 firme in un banchetto in piazza Prampolini, supportato dalla Fp-Cgil. Oggi le sottoscrizioni si andranno a sommare a quelle raccolte in tutta Italia, «oltre 10mila» secondo Pistolesi, da consegnare al presidente della Camera, Laura Boldrini.
Già lo scorso mese avevano protestato davanti alla sede dell’Arcispedale Santa Maria Nuova e dinnanzi al Centro Oncologico ed Ematologico Reggio Emilia (Core).
Il motivo è «l’approvazione del Testo unico sul pubblico impiego non prevede nulla sul loro futuro occupazionale».
«Il governo – spiega il sindacato – dimostra la totale mancanza di volontà di affrontare e risolvere questa problematica e non considera il lavoro pubblico in sanità e chi lo garantisce 365 giorni l’anno come una risorsa ma come un costo da sacrificare sull'altare della tenuta dei conti pubblici. Nonostante gli annunci di voler debellare il fenomeno del precariato in sanità, ancora una volta dal governo l’ennesima fumata nera».(g.f.)
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