Pretendeva la ricompensa condannato per estorsione
di Enrico Lorenzo Tidona
Poviglio: operaio 46enne ha contattato una donna che aveva subito un furto Voleva 300 euro per restituire documenti di lavoro a un’imprenditrice reggiana
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POVIGLIO. Ha escogitato un piano per ricattare un’imprenditrice reggiana alla quale erano spariti, il giorno prima, documenti personali e aziendali dall’auto, parcheggiata a Campegine in via Aldo Moro. Poi ha preso il telefono e le ha chiesto 300 euro per restituire i documenti alla proprietaria, fissando un luogo e una data. Prima di andare a Poviglio per incontrare l’uomo al telefono, l’imprenditrice ha però avvisato i carabinieri di Castelnovo Sotto, che hanno “incastrato” l’uomo facendo partire poi il processo, giunto ieri a conclusione con una condanna. L’imputato è Michele Zavaglia, operaio di 46 anni arrestato con l’accusa di estorsione. L’uomo, residente a Poviglio, è stato condannato ieri con rito abbreviato a un anno e 8 mesi di reclusione, pena non sospesa, sulla quale il giudice Alessandra Cardarelli ha disposto ora l’obbligo di firma del condannato. Zavaglia, difeso dai legali Luisa Tosi e Lorenzo Isoppo, ha sempre negato la tesi accusatoria. I fatti risalgono al giugno di quest’anno, quando, tra le 21 e le 23, dopo aver rotto il deflettore, qualcuno si sarebbe introdotto nell’auto dell’imprenditrice 50enne reggiana, rubando materiale informatico – un computer portatile e uno scanner – oltre a documenti personali ed aziendali dell’imprenditrice.
I carabinieri, allertati dalla donna, avevano fotocopiato le 6 banconote da 50 euro da consegnare all’estorsore e sono intervenuti non appena si è concluso il “passaggio” soldi-documenti tra i due, arrestando l’uomo. Per la procura, la telefonata all’imprenditrice era una vera e propria estorsione. Ora c’è stata la sentenza emessa con rito abbreviato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I carabinieri, allertati dalla donna, avevano fotocopiato le 6 banconote da 50 euro da consegnare all’estorsore e sono intervenuti non appena si è concluso il “passaggio” soldi-documenti tra i due, arrestando l’uomo. Per la procura, la telefonata all’imprenditrice era una vera e propria estorsione. Ora c’è stata la sentenza emessa con rito abbreviato.
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