«Sant’Anna, il futuro non sia lasciato solo in mano ai medici»
di Adriano Arati
Castelnovo, la senatrice Leana Pignedoli sul punto nascita «Anche le distanze e l’aspetto sociale sono fattori di rischio»
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CASTELNOVO MONTI. «Il punto nascite di Castelnovo Monti? Mi aspetto che la commissione regionale esplori ogni soluzione e che vengano valutate le distanze e l’impatto sociale». Fa un richiamo a una visione più ampia rispetto a quella strettamente sanitaria la senatrice Pd Leana Pignedoli, ragionando sul tema più sentito in montagna: la tenuta dell’ospedale Sant’Anna.
Oggi sembra esserci una distanza forte fra parere scientifico e politico. Che succede?
«Le ragioni scientifiche, le criticità che vengono segnalate dai medici sui livelli di sicurezza, devono essere la base dalla quale partire. Questo non vuol dire che va delegata unicamente ai tecnici la soluzione per superare le criticità».
Qual è la strada?
«Un ambito di confronto, un organismo di consultazione dove tecnici, politici e rappresentanti delle comunità possano trovare un luogo adeguato di approfondimento».
In questo periodo le distanze fra le parte sembrano crescere, però, non restringersi. Si può intervenire?
«Considero l’incapacità di confrontarsi direttamente un passo indietro. L’alto livello dei servizi regionali è nato non solo dal rigore nella pianificazione, ma soprattutto dall’aver sempre avuto come tratto distintivo la condivisione con i cittadini».
Una delle parole chiave oggi per la sanità è riorganizzazione. Lei che ne pensa?
«La riorganizzazione è necessaria perché è cambiato il contesto, ma non possiamo parlare certo di malcontento generalizzato in una provincia dove abbiamo centri di eccellenza e dove la sfida è quella di costruire un sistema ancor più coordinato».
Veniamo al concreto. Per l’ospedale castelnovese che futuro ci sarà? Ci sono 3 milioni di euro di finanziamenti in ballo.
«Le pari opportunità dei territori su cui è fondata, non da oggi, tutta la nostra politica di governo regionale significa “pari livelli di qualità di servizi”».
Il discorso vale anche oggi?
«La proposta dei 3 milioni prevede investimenti, nuove assunzioni, crescita di prestazioni specializzate. Inoltre penso che il distretto montano, adatto come centro di prevenzione per diverse patologie, sia tutto da sviluppare».
D’accordo. Ma nel concreto?
«È urgente che l’Ausl illustri in un nuovo incontro con i sindaci la tempistica precisa di avvio delle progettazioni, degli investimenti, delle assunzioni».
Questo sul lungo periodo. Il punto nascite invece è il presente. Per Castelnovo si attende da ogni parte il parere dell’apposita commissione regionale. Lei che si aspetta?
«Immagino che la commissione regionale porrà, innanzitutto, le criticità che già conosciamo. Mi aspetto, però, che non ci si fermi alle indicazioni dei problemi, ma si esplorino approfonditamente, insieme al ministero, tutte le soluzioni possibili».
Tipo?
«La fattibilità di integrazione delle équipe mediche (tra Castelnovo e Reggio), la proposta di progetto pilota della pediatria ospedale/territorio».
I timori vanno oltre al sanitario, c’è paura per il futuro della zona.
«Io mi aspetto anche che si valutino le distanze in montagna come serio fattore di rischio e che venga valutata, oltre all’aspetto sanitario, anche la valenza sociale del servizio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Oggi sembra esserci una distanza forte fra parere scientifico e politico. Che succede?
«Le ragioni scientifiche, le criticità che vengono segnalate dai medici sui livelli di sicurezza, devono essere la base dalla quale partire. Questo non vuol dire che va delegata unicamente ai tecnici la soluzione per superare le criticità».
Qual è la strada?
«Un ambito di confronto, un organismo di consultazione dove tecnici, politici e rappresentanti delle comunità possano trovare un luogo adeguato di approfondimento».
In questo periodo le distanze fra le parte sembrano crescere, però, non restringersi. Si può intervenire?
«Considero l’incapacità di confrontarsi direttamente un passo indietro. L’alto livello dei servizi regionali è nato non solo dal rigore nella pianificazione, ma soprattutto dall’aver sempre avuto come tratto distintivo la condivisione con i cittadini».
Una delle parole chiave oggi per la sanità è riorganizzazione. Lei che ne pensa?
«La riorganizzazione è necessaria perché è cambiato il contesto, ma non possiamo parlare certo di malcontento generalizzato in una provincia dove abbiamo centri di eccellenza e dove la sfida è quella di costruire un sistema ancor più coordinato».
Veniamo al concreto. Per l’ospedale castelnovese che futuro ci sarà? Ci sono 3 milioni di euro di finanziamenti in ballo.
«Le pari opportunità dei territori su cui è fondata, non da oggi, tutta la nostra politica di governo regionale significa “pari livelli di qualità di servizi”».
Il discorso vale anche oggi?
«La proposta dei 3 milioni prevede investimenti, nuove assunzioni, crescita di prestazioni specializzate. Inoltre penso che il distretto montano, adatto come centro di prevenzione per diverse patologie, sia tutto da sviluppare».
D’accordo. Ma nel concreto?
«È urgente che l’Ausl illustri in un nuovo incontro con i sindaci la tempistica precisa di avvio delle progettazioni, degli investimenti, delle assunzioni».
Questo sul lungo periodo. Il punto nascite invece è il presente. Per Castelnovo si attende da ogni parte il parere dell’apposita commissione regionale. Lei che si aspetta?
«Immagino che la commissione regionale porrà, innanzitutto, le criticità che già conosciamo. Mi aspetto, però, che non ci si fermi alle indicazioni dei problemi, ma si esplorino approfonditamente, insieme al ministero, tutte le soluzioni possibili».
Tipo?
«La fattibilità di integrazione delle équipe mediche (tra Castelnovo e Reggio), la proposta di progetto pilota della pediatria ospedale/territorio».
I timori vanno oltre al sanitario, c’è paura per il futuro della zona.
«Io mi aspetto anche che si valutino le distanze in montagna come serio fattore di rischio e che venga valutata, oltre all’aspetto sanitario, anche la valenza sociale del servizio».
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