Scandiano e Castelnovo la giunta chiede la deroga
di Giuseppe Boi
L’annuncio di Venturi nonostante la commissione nascite proponga la chiusura «Non sottovalutiamo i problemi, ma faremo di tutto per evitare la sospensione»
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SCANDIANO. La commissione tecnica dice no. La giunta ribalta il verdetto e decide di chiedere la deroga per i punti nascita reggiani a rischio chiusura. La regione Emilia Romagna chiederà al ministero della Salute la deroga per non sospendere l’attività nei punti nascita di Castelnovo Monti e Scandiano. La richiesta comprende anche altri reparti emiliano romagnoli in cui si registrano meno di 500 parti l’anno, ossia quelli di Borgo Val di Taro (Parma), Cento (Ferrara, Pavullo nel Frignano e Mirandola (Modena). La decisione è stata illustrata dall’assessore alle Politiche della salute, Sergio Venturi, alla commissione consiliare Politiche per la salute e politiche sociali.
Una scelta che non solo conferma quanto assicurato lo scorso aprile proprio dall’assessore Venturi, ma che va anche oltre. Finora si era sempre sottolineato il ruolo decisivo della “Commissione regionale tecnico consultiva sul percorso nascita”. Nella sua relazione, quest’ultima ha chiesto la deroga solo per i due punti nascita nell’area del cratere colpita dal sisma del 2012 (Mirandola e Cento). L’assessore e la giunta, con una scelta tutta politica, hanno esteso la richiesta di deroga anche agli altri quattro ospedali “salvando” quelli della pianura e della montagna reggiana. Una decisione non facile che ha creato più di un frizione in commissione, soprattutto tra il consigliere Yuri Torri (Sinistra Italiana), che difendeva i presìdi, e Ottavia Soncini (Pd), più vicina alla posizione dei tecnici.
«Non sottovalutiamo certo le conclusioni a cui è arrivata la commissione – spiega Venturi –. Ribadiamo che la sicurezza delle future mamme e dei nascituri è per noi la priorità assoluta. Ma come Giunta abbiamo deciso di percorrere tutte le strade possibili per evitare la sospensione delle attività di assistenza al parto nei sei punti nascita. Siamo consapevoli di non aver privato i territori, a partire da quelli di montagna, di servizi importanti per le comunità locali».
Ora la decisione spetta al governo e al ministro Beatrice Lorenzin. «Qualora venisse concessa – spiega sempre l’assessore- doteremo i punti nascita del personale necessario a garantire gli standard di sicurezza richiesti. In caso contrario prenderemo atto della decisione del ministero, ovviamente applicandola, altrettanto consapevoli di aver percorso tutte le strade possibili per evitare la sospensione del servizio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Una scelta che non solo conferma quanto assicurato lo scorso aprile proprio dall’assessore Venturi, ma che va anche oltre. Finora si era sempre sottolineato il ruolo decisivo della “Commissione regionale tecnico consultiva sul percorso nascita”. Nella sua relazione, quest’ultima ha chiesto la deroga solo per i due punti nascita nell’area del cratere colpita dal sisma del 2012 (Mirandola e Cento). L’assessore e la giunta, con una scelta tutta politica, hanno esteso la richiesta di deroga anche agli altri quattro ospedali “salvando” quelli della pianura e della montagna reggiana. Una decisione non facile che ha creato più di un frizione in commissione, soprattutto tra il consigliere Yuri Torri (Sinistra Italiana), che difendeva i presìdi, e Ottavia Soncini (Pd), più vicina alla posizione dei tecnici.
«Non sottovalutiamo certo le conclusioni a cui è arrivata la commissione – spiega Venturi –. Ribadiamo che la sicurezza delle future mamme e dei nascituri è per noi la priorità assoluta. Ma come Giunta abbiamo deciso di percorrere tutte le strade possibili per evitare la sospensione delle attività di assistenza al parto nei sei punti nascita. Siamo consapevoli di non aver privato i territori, a partire da quelli di montagna, di servizi importanti per le comunità locali».
Ora la decisione spetta al governo e al ministro Beatrice Lorenzin. «Qualora venisse concessa – spiega sempre l’assessore- doteremo i punti nascita del personale necessario a garantire gli standard di sicurezza richiesti. In caso contrario prenderemo atto della decisione del ministero, ovviamente applicandola, altrettanto consapevoli di aver percorso tutte le strade possibili per evitare la sospensione del servizio».
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