Gazzetta di Reggio

Reggio

«Via Turri, camera con vista spaccio»

di Leonardo Grilli
«Via Turri, camera con vista spaccio»

Paolo Iotti, residente di piazza Secchi, racconta la vita quotidiana del quartiere fra scambi di droga, abbandono e degrado

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REGGIO EMILIA. «Il dramma peggiore sono gli spacciatori, ma ci sono anche i cinesi che stanno facendo man bassa degli appartamenti deprezzati e non sempre fanno attività lecite, l’abbandono del quartiere, un’integrazione molto difficile e la paura di uscire di casa al calar della sera». Sono i problemi quotidiani, quelli dei reggiani rimasti in zona stazione, che ci vengono raccontati da Paolo Iotti, dipendente della Coop di via Sani e residente da quasi venti anni nel palazzo che fa angolo fra via Turri e piazza Secchi: un angolo di città sotto al quale si sono svolti tutti gli ultimi episodi di risse, accoltellamenti e litigi fra diverse etnie.

Lo incontriamo, sotto al sole cocente dell’ora di pranzo, davanti al supermercato dove lavora. E insieme a lui passeggiamo per il quartiere ascoltando le difficoltà vissute ogni giorno da chi ha deciso di non andarsene. «Quello che crea maggiori difficoltà – ci spiega – sono senza dubbio gli spacciatori. Che poi portano con sé degrado, personaggi poco raccomandabili, bivacchi e risse in pieno giorno. Dalle finestre del mio palazzo, soprattutto quelle che affacciano su piazza Secchi, se ne possono vedere di ogni. In genere sono circa otto quelli di cui siamo certi, sono quasi tutti nordafricani. Quelli che li riforniscono sono nigeriani. Coprono sia tutta la zona stazione sia Santa Croce, ma ruotano spesso per non farsi scoprire: ad esempio c’è anche una donna sudamericana che spaccia con la scusa di portare a spasso il cane. Quello che mi preoccupa di più però sono i clienti. C’è una grossa richiesta da parte di ragazzini e ragazzine minorenni, anche di 15 o 16 anni, che vengono qui apposta per comprare droga, è un fenomeno triste e preoccupante». Tutto questo, prosegue Iotti, ha creato nel tempo un clima di paura nei residenti che di conseguenza si sono fatti da parte, si sono ritirati nelle loro abitazioni.

«Io lo dico sempre ai miei vicini e ai pensionati che abitano in stazione – prosegue – dobbiamo uscire dalle case, riappropriarci del quartiere, sederci sulle panchine, esserci. E invece qui la sera non esce più nessuno, quelli che possono si trasferiscono e in questo modo abbiamo lasciato spazio a stranieri e criminali di fare il bello e cattivo tempo».

La sensazione prevalente, continua, è quella di aver perso il controllo del quartiere, di vivere in un ghetto. Fenomeno che diventa evidente se si va a vedere dentro i palazzi di via Turri. «Ormai l’80% di immobili sarà in mano a stranieri, prevalentemente cinesi che con il deprezzamento e approfittando delle aste giudiziarie hanno fatto incetta di case. E poi ci mettono dentro chi vogliono, alla sera c’è una fila di persone che arriva con il cuscino in mano, sale negli appartamenti e se ne va alla mattina. In altri ancora, da quello che abbiamo potuto capire, ci lavorano direttamente. Da piazza Secchi in poi invece la maggioranza di residenti è africana».

E in tutto questo non si possono nascondere le responsabilità dei reggiani, «a partire dai tanti che affittano in nero o non controllano chi abita nei loro immobili. Per non parlare poi dei clienti di prostitute e spacciatori».

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