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Abusi sul nipote: 5 anni di galera

Abusi sul nipote: 5 anni di galera

Incastrato da una foto: reggiano di 51 anni condannato per violenza sessuale

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REGGIO EMILIA. Gli avevano lasciato in custodia i nipoti. Le tre ragazze più grandi, seppur minorenni, lo avevano però fotografato mentre era in atteggiamenti equivoci con il quarto nipotino. Da lì è partita la denuncia per violenza sessuale, che ieri ha portato alla condanna a 5 anni di carcere per un 51enne reggiano.

Una storia difficile, che coinvolge quattro minori, di cui uno vittima diretta della violenza perpetrata dalla zio in un contesto già deteriorato. La madre era sparita all’improvviso e la famiglia era quindi a rischio disgregazione, tenuta insieme da un padre costretto a lavorare a più non posso per sfamare i quattro figli, uno dei quali finisce vittima dell’orco. Una storia messa insieme durante le udienze in tribunale a Reggio, alle quali l’imputato – difesa dall’avvocato Nicola Bizzocchi – non si è mai presentato. Un imputato mai comparso in udienza nonostante la grave accusa mossa dal sostituto procuratore Cristina Giannusa, che aveva chiesto una pena di 8 anni nel processo collegiale presieduto dal giudice Alessandra Cardarelli (a latere i magistrati Luca Ramponi e Simone Medioli Devoto).

I fatti contestati sono stati rilevati nel 2014: la madre si allontana dalla famiglia e il padre resta con i figli a carico. Un impegno gravoso, economicamente così come sul fronte del ménage. Ecco allora subentrare lo zio, al quale il padre di famiglia affida i figli mentre è al lavoro. Un aiuto necessario, rilevatosi poi nefasto secondo quanto raccontato dalle tre sorelle del bimbo oggetto di violenze. In pratica sono state le ragazzine a carpire l’atteggiamento dello zio e ad avere la prontezza di comunicarlo alle assistenti sociali. Da lì sono partiti gli accertamenti e con l’avvio del procedimento è stato eseguito l’incidente probatorio, che ha riportato a riscontri effettivi rispetto ai racconti rilasciati dalle sorelle, che avevano anche fotografare lo zio mentre era in atteggiamenti ambigui con il bimbo. L’imputato, invece, non è mai stato sentito perché non si è mai presentato a processo e non sembra averne intenzione nonostante le insistenze dell’avvocato difensore. La famiglia è ricorsa anche all’affidamento dei bambini durante il periodo ora oggetto del processo. (e. l. t.)

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