Gazzetta di Reggio

Reggio

Lettera al sindaco non c’è minaccia

di Enrico Lorenzo Tidona
Lettera al sindaco non c’è minaccia

Brescia e il suo avvocato assolti per la missiva dal carcere Otto le condanne in totale ma cade l’aggravante mafiosa  

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REGGIO EMILIA. La lettera scritta dal carcere da Pasquale Brescia al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, non conteneva alcuna minaccia. L’imprenditore cutrese, imputato nel processo Aemilia, è stato infatti assolto ieri dall’accusa di minacce insieme al suo avvocato Luigi Comberiati. Nel processo Aemilia bis, secondo troncone seguito alla maxi inchiesta sul radicamento della’ndrangheta al nord, sono stati otto gli imputati condannati ieri fino a tre anni per vari reati, per i quali però non è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, caduta anche con le assoluzioni dall’accusa di minacce. Sono queste le conclusioni del processo in rito abbreviato davanti al Gup del tribunale di Bologna Alberto Gamberini, per il filone secondario di Aemilia. Assolti perché il fatto non sussiste Brescia e Comberiati (difeso dall’avvocato Gianluca Malavasi), accusati di minacce per la lettera indirizzata al primo cittadino e recapitata l’1 febbraio 2016 all’edizione reggiana del Resto del Carlino. Brescia è stato condannato a cinque mesi e 10 giorni per un’altra imputazione. Assolto invece l’ex autista del questore di Reggio Domenico Mesiano (già condannato a 8 anno nel filone principale di Aemilia), qui accusato di detenzione di munizioni da guerra. Due anni e 5 mesi per Giuseppe Giglio, ora collaboratore di giustizia, anche lui già condannato nel filone principale a 12 anni in abbreviato. Alla lettura della sentenza era presente per l’accusa il procuratore aggiunto vicario, Valter Giovannini. Per Brescia e Comberiati i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi avevano chiesto rispettivamente tre anni e quattro mesi e un anno e quattro mesi. Giuseppe Giglio rispondeva di trasferimento fraudolento di valori, così come il fratello Giulio Giglio, difeso dall’avvocato Fausto Bruzzese e condannato a due anni e otto mesi per un’ipotesi e a quattro mesi per una seconda. Un anno e quattro mesi è la pena decisa per Giovanna Giglio, per cui è stato esclusa l’aggravante di aver agito per agevolare l’associazione ’ndranghetistica emiliana, così come è stata esclusa per Sergio Lonetti, condannato a un anno, sei mesi e venti giorni. L’aggravante è stata esclusa anche a Brescia, condannato in riferimento a una rivelazione di segreto d’ufficio in concorso con un maresciallo dei Carabinieri, giudicato separatamente. Per tentata estorsione sono stati condannati a tre anni Pierino e Pasquale Vetere e Francesco Lerose e anche per loro è caduta l’aggravante mafiosa e sono stati assolti dall’accusa di usura.

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